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INFORM - N. 180 - 26 settembre 2002

Roma: conclusi i lavori del convegno nazionale dei Direttori diocesani della Migrantes: "Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia"

ROMA - E' una Migrantes piena di vita ed immersa nell'attualità dell'esistenza quella che emerge dal Convegno nazionale dei Direttori diocesani. Tre giorni d’intenso lavoro, caratterizzati da momenti di riflessione umana e spirituale, nel corso dei quali si è parlato anche della Giornata Nazionale delle Migrazioni che verrà celebrata il 17 novembre presso tutte le Chiese d'Italia. Un importante appuntamento, ricco di incontri e manifestazioni, che quest'anno (l'iniziativa coinvolge a rotazione tutte le regioni italiane) vedrà gli eventi centrali svolgersi in Basilicata. Durante il Convegno - dopo la dettagliata relazione del biblista Bruno Maggioni volta a sottolineare la necessità di recuperare l'insegnamento dei Vangeli e di considerare la storia di Gesù come un costante punto di riferimento della Chiesa e dei suoi operatori che ogni giorno devono risolvere problemi concreti - il Presidente della CEMI e della Migrantes, il Vescovo di Caltanissetta mons. Alfredo Maria Garsia, ha ribadito come a tutt'oggi le migrazioni dei popoli siano un fatto strutturale che nessuno riuscirà ad arrestare. Fughe verso l'opulenza che per gli immigrati - definiti da Garsia come "poveri Lazzaro dei nostri giorni alla ricerca delle briciole che cadono dalla mensa dei ricchi" - finiscono troppo spesso in tragedia. "Fatalmente quando parliamo di migrazioni – ha proseguito il Presidente della Commissione episcopale per le migrazioni - l'attenzione va soprattutto all'immigrazione che ci interpella da vicino. Un fenomeno a cui forse non eravamo preparati e che era sconosciuto alla nostra generazione. Una generazione che ha fatto la dura esperienza dell'emigrazione ed ha visto molti comuni della nostra Patria spopolarsi per la partenza di tanti verso migliori prospettive di lavoro e di vita". Una problematica, quella dell'emigrazione, che Mons. Garsia ritiene ancora di pressante attualità. "Certamente dobbiamo tutti impegnarci sulla difficile frontiera dell'immigrazione, senza però dimenticare gli altri settori seguiti dalla Migrantes in Italia (Rom, Sinti, fieranti, circensi e marittimi) e all'estero. I nostri emigrati hanno infatti ancora bisogno dell'attenzione della madre Patria. I missionari di emigrazione stanno invecchiando ed è sempre più difficile sostituirli".

Una preoccupazione, quella di garantire un'adeguata assistenza spirituale ai nostri connazionali nel mondo, che nel corso del dibattito è stata ribadita anche da mons. Luigi Petris. Parlando anche a nome del nuovo Direttore della pastorale degli emigrati italiani don Domenico Locatelli (nominato nei giorni scorsi ed ancora impegnato come missionario a Yverdon in Svizzera), il Direttore generale della Migrantes ha infatti sottolineato come ancora oggi la presenza dei sacerdoti sia necessaria tra le grandi collettività degli italiani all'estero "Voglio segnalare - ha detto a titolo di esempio - la situazione del bacino carbonifero di Charleroi dove vivono 70.000 cittadini con passaporto italiano ed un gran numero di oriundi. Ebbene in quella zona noi avevamo, 15 anni fa, 10 missioni. Oggi nel bacino carbonifero gli italiani hanno un solo sacerdote come punto di riferimento…" Un fenomeno, la costante diminuzione della presenza di operatori pastorali, che appare evidente anche in Germania dove, nonostante continuino ad entrare ogni anno numerosi lavoratori italiani, i sacerdoti impegnati nel settore sono passati da 130 a 78. Secondo Petris, al fine di superare la crisi, saranno dunque necessarie nuove iniziative, come ad esempio la creazione di gemellaggi tra città e diocesi italiane e dei Paesi d'accoglienza, che diano nuova visibilità alle problematiche del settore.

Un altro momento saliente del seminario è stato, senza alcun dubbio, la relazione del Viceregente della Diocesi di Roma mons Cesare Nosiglia che ha parlato delle numerose iniziative intraprese dalla Diocesi per avvicinare ed aiutare gli stranieri presenti nella Capitale. E' nata in questa ottica la "missione latino-americana. Un nuovo modello di evangelizzazione - per contattare gli immigrati e favorire la loro integrazione nelle parrocchie 300 volontari hanno percorso le strade, gli ospedali e le carceri della Capitale - che è stata affiancata da un'altra iniziativa, finalizzata alla prevenzione dell'immigrazione clandestina, di eguale successo. Dalla Diocesi di Roma, per favorire l'integrazione lavorativa degli immigrati e creare un volano di sviluppo nei Paesi d'accoglienza, è stata infatti avviata in Tunisia un'iniziativa pilota che - grazie alla costituzione in loco di due scuole di formazione con docenti italiani per l'insegnamento della nostra lingua e cultura - ha già consentito a 106 giovani, provenienti dalle zone preedesertiche del Sahara, di inserirsi regolarmente nel mercato del lavoro italiano. Ma la Diocesi si è attivata anche nei confronti dei nostri connazionali nel mondo "Voglio richiamare - ha infatti sottolineato mons. Nosiglia - anche le esperienze di alcune parrocchie dove la massiccia presenza di famiglie provenienti dall'Italia del sud ha posto in risalto anche il problema dell'emigrazione italiana nel mondo. Si sono sviluppati così contatti con le nostre collettività all'estero, in prevalenza quelle dell'America Latina, che hanno portato, grazie alla collaborazione dei sacerdoti operanti presso le comunità italiane nel mondo, all'attivazione di interessanti iniziative".

La testimonianza di quella che può essere definita "Chiesa di frontiera" è stata invece illustrata dal Vescovo di Algeri Henri Teissier. Dopo aver ricordato numerosi e positivi esempi della complessa convivenza con la comunità mussulmana, egli ha evidenziato l'importanza di promuovere nel mondo - anche per avvicinare gli interlocutori di altre religioni al mistero di Dio - il cammino della pace, del rispetto dell'altro, della riconciliazione e dell'amore senza discriminazioni e secondi fini.

La terza ed ultima giornata del convegno è stata invece dedicata alla nuova legge sull'immigrazione. Disposizioni che hanno modificato alcuni punti chiave del precedente Testo Unico sull'immigrazione e che sono state apertamente criticate da Padre Bruno Mioli. Il responsabile della Migrantes per la pastorale degli immigrati e dei profughi ha sottolineato come dalla legge venga in primo luogo compromessa la stabilità di soggiorno per motivi di lavoro dello straniero regolare. In questo contesto vengono allo stesso tempo ridotte le vie legali di ingresso ed eliminate del tutto le possibilità di incontro tra lo straniero ed il suo futuro datore di lavoro. Dalla norma sono inoltre previste nuove restrizioni per i ricongiungimenti familiari, con relativa complicazione della prassi burocratica, e direttive più severe per l'immediato accompagnamento alla frontiera del non nazionale. Ma l'aspetto più criticabile, secondo Padre Mioli, è senza dubbio la nuova regolamentazione del procedimento d'asilo che di fatto rende estremamente difficoltoso l'accesso a questo fondamentale diritto. "In ogni caso – ha concluso con una nota di realismo il rappresentante della Migrantes - noi insisteremo con le nostre proposte anche perché, vista l'estesa discrezionalità lasciata dalla legge al potere amministrativo, qualcosa potremo ancora fare. Insisteremo anche in previsione della presentazione dei due regolamenti di attuazione e per l'ormai inevitabile aggiornamento delle leggi regionali".

Per quanto riguarda infine la recente sanatoria delle colf, delle badanti e dei lavoratori dipendenti dall'Assemblea dei Direttori diocesani è stata approvato un appello affinché i datori di lavoro e gli imprenditori mettano in regola e non licenzino i lavoratori stranieri. (Lorenzo Zita-Inform)

Convegno nazionale dei Direttori diocesani della Migrantes

Appello ai datori di lavoro per l’emersione del lavoro immigrato

"I Direttori diocesani della Migrantes, l’organismo della Chiesa italiana cui è affidato il servizio pastorale per gli stranieri in Italia, si rivolgono con grande fiducia ai datori di lavoro che hanno alle loro dipendenze lavoratori in posizione irregolare, perché approfittino di quest’unica occasione perché venga regolarizzato il lavoro e il soggiorno dei loro dipendenti. Il tempo utile per quelli che lavorano in qualsiasi settore di lavoro dipendente è fino all’11 novembre.

Ci si rende conto che in alcuni casi, particolarmente per le famiglie che hanno assunto una persona straniera come collaboratrice familiare o per l’assistenza domiciliare di anziani e infermi, può trattarsi di un gravame economico piuttosto pesante; per questo ci si rivolge anche agli enti pubblici perché concorrano, ad esempio con sgravi fiscali, per rendere più sostenibile questo onere.

Ben consapevoli che si chiede un sacrificio economico per certuni notevole, si fa pressante appello perché venga fatto ogni sforzo, anche dal nucleo familiare allargato, al fine di non rendere drammaticamente pericoloso e incerto il futuro di tante persone che hanno già affrontato estremi disagi e prestato preziosi servizi ai loro datori di lavoro. A costoro si fanno presenti sia i vantaggi economici della regolarizzazione sia i seri pericoli per chi non ne approfittasse, non esclusa la possibilità di incresciose vertenze sindacali. Tuttavia per i datori di lavoro che hanno un qualche rapporto con le nostre comunità ecclesiali, che comunque sono sensibili a un discorso di solidarietà e di comprensione verso persone che sono straniere ma non estranee alla nostra vita, il cordiale e pressante appello alla regolarizzazione viene posto primariamente in termini di carità e di giustizia, di correttezza civica e di coscienza morale ispirata agli irrinunciabili valori del Vangelo". (Inform)


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