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INFORM - N. 179 - 25 settembre 2002

L’editoriale di Sicilia Mondo

Johannesburg: più i vuoti di contenuto che i pieni

CATANIA - A dieci anni dal summit di Rio de Janeiro i capi di Stato e di Governo del mondo si sono dati appuntamento a Johannesburg al capezzale del pianeta terra per decidere dello sviluppo sostenibile delle persone e dei popoli. Francamente da Johannesburg ci si aspettava molto di più. Troppa confusione, troppa carne al fuoco, troppe parole per discutere sui mali del mondo tutti in una volta e con una lettura globale degli stessi.

Il summit di Johannesburg è stato piuttosto un incontro di uomini di affari. Si è parlato poco dello stato di salute del pianeta e dei suoi abitanti ma molto di barriere commerciali, di sussidi all’agricoltura, di petrolio, di quel petrolio che ha avuto la forza d ricompattare gli Usa con i produttori dell’oro nero preoccupati di perdere quote di mercato di fronte alla prospettiva di scadenze e di obiettivi di aumento di produzione di energia verde. L’energia è stato un tema scottante.

A Johannesburg è mancato lo sforzo culturale per convincere gli Stati Uniti che al centro dello sviluppo, del bene di tutti, della drammaticità dell’ambiente e delle grandi ingiustizie che dominano il pianeta, non c’è solo commercio e mercato ma deve esserci un impegno preciso dei governi in direzione di precisi obiettivi da raggiungere, scadenze ed impegni finanziari.

E’ quindi prevalsa una visione fortemente economicistica del mondo rispetto alle priorità della salute dei suoi abitanti e del suo eco sistema naturale di sopravvivenza, è prevalsa la globalizzazione dei mercati rispetto alla globalizzazione dei diritti civili, della cultura, della democrazia, della autodeterminazione dei popoli, della globalizzazione solidale che pone al centro delle risorse l’uomo, il suo primato ed i suoi valori.

L’Europa con le sue mediazioni ha attenuato le delusioni di Johannesburg ed esce più forte da questo vertice anche se non è riuscita a trascinare sulle sue posizioni il partner a stelle e strisce. A suo attivo ha registrato la adesione di Russia e Cina, al protocollo Koyo, una adesione fuori programma che ha fatto rinascere dalle ceneri il più importante accordo internazionale per fronteggiare l’emergenza globale dei cambiamenti ambientali con la gioia di Prodi che ha visto accolto il suo appello alla Russia a non recedere da Koyo. Un successo che è una rivincita sulle barriere degli Stati Uniti da sempre ostili a Koyo.

Per l’Unione Europea ha parlato la Danimarca, presidente di turno che si è espressa con voce unica e da vero soggetto politico dopo le consultazioni con le delegazioni parlamentari europee alle quali ha partecipato anche Prodi. Ma l’Unione Europea è rimasta inascoltata nelle dichiarazioni di principio.

In realtà il bilancio sul match Usa-Europa si è chiuso con un pareggio. A parte le novità della partnership pubblico-privato e la condiscendenza UE-USA nel campo degli aiuti allo sviluppo sostenibile, il vertice africano è stato ricco di dichiarazioni a livello di intenzioni e di promesse ma povero di risultati concreti.

Se analizziamo la maratona dei discorsi e le conclusioni del documento finale, ci accorgiamo che in definitiva il sipario di Johannesburg segna solo piccoli passi avanti e che i vuoti di contenuto prevalgono su quelli pieni. Basta ricordare che "la dichiarazione politica finale" è impegnativa ma non vincolante per i governi. Ma il vuoto più grosso che ci è sembrato di cogliere è certamente la mancanza di una guida e di un progetto politico capace di gestire i processi di globalizzazione del pianeta. La stampa internazionale ha bollato Johannesburg ma non ne ha approfondito le tematiche così come avrebbero meritato.

Il summit africano è stato utile perché ci ha fatto capire chiaramente che esiste una sorta di qualunquismo della globalizzazione e del disordine mondiale ma soprattutto perché ci ha fatto riflettere su quanto si è lontani dai bisogni della terra e dei suoi abitanti. La mobilità dell’uomo e la sua fuga disperata per la sopravvivenza ed i suoi tantissimi problemi irrisolti restano la grande tragedia del nostro tempo alla quale, ancora una volta, è mancata una risposta.

Dopo Johannesburg ci domandiamo quando sarà e se ci sarà un nuovo summit dei mega vertici del mondo. Francamente non riusciamo ad immaginare niente di positivo senza pensare ad una visione non utopistica ma vera del pianeta che ponga finalmente il suo centro l’uomo ed il suo diritto alla vita.

L’economia da sola non basta a salvare il pianeta terra ed i suoi abitanti. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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