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INFORM - N. 178 - 24 settembre 2002

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Inas: un pezzo chiave del sindacato partecipativo

ROMA - La Cisl ha dedicato una importante sessione di lavoro del suo Comitato esecutivo all’azione di pressione e mobilitazione che il sindacato deve effettuare, utilizzando a pieno le energie di tutti i lavoratori, per l’attuazione concreta del Patto sociale del 5 luglio. Un’azione che troverà il patronato Inas pronto e determinatissimo a fare la sua parte. Una parte non di complemento e di sussidio "ad adiuvandum" bensì dettata da profonde convinzioni ideali e dall’interesse a sviluppare. l’azione di tutela e di offerta di opportunità come elemento cardine del sindacalismo partecipativo.

Noi non siamo tifosi esagitati dell’identità Cisl in contrapposizione all’identità di sindacalismo antagonista e di apposizione che la Cgil sembra prediligere in questi ultimi tempi. Ricordiamo certo benissimo che nel corso degli anni 90 la Cgil si è lasciata convincere a fatica e solo in ritardo all’idea della concertazione. Quando infatti Trentin; nel luglio del 1992, firmò l’accordo-base della politica sociale triangolare, per poi subito dimettersi in segno di personale atto di contrizione, sembrò cadere una barriera storica; e in effetti anche lo stesso Cofferati, durante gli anni della legislatura passata, tenne la sua Confederazione costantemente su quella linea. Ma noi della Cisl e dell’Inas rimaniamo convinti della utilità strategica di quella scelta. E la vogliamo perseguire a prescindere dal colore politico dei governi in carica "pro tempore".

Tutto questo non ha a che fare (anzi!) con la nostra più intransigente determinazione a dare seguito effettivo ai patti sottoscritti sia con i poteri istituzionali che con i poteri economici. Ed è questo Il messaggio rimarcato nella relazione del Segretario Generale, Savino Pezzotta, in vista soprattutto del più immediato banco di prova: quello della legge finanziaria per il 2003.

Quanto al nostro Istituto, sono precisi e definiti sia i campi di impegno sia le aspettative che vogliamo vedere onorate. C’è da dare infatti un seguito efficace alla legge di riforma dei patronati per farne lo strumento-perno di una stagione sociale che tuteli non solo le generazioni del lavora tradizionale ma, sempre di più, quella dei nuovi lavori che devono perdere la dizione negativa della "atipicità" con la quale sono stati finora definiti, per diventare la struttura portante della classe lavoratrice del XXI secolo: progressivamente e altamente professionalizzata, certamente mobile e flessibile ma non per questo umiliata in una precarietà distruttiva della coesione sociale e dei valori ad essa connessi, a cominciare dalla programmabilità e sicurezza della vita familiare.

In questo senso sta l’impegno dell’Inas a contribuire alla scrittura dello Statuto del nuovo lavoro per la parte che riguarda i Servizi. Infatti nella memoria storica dell’Inas non si è oscurata la fase altamente positiva conseguente alla legge 300 dello Statuto dei lavoratori. Quelle norme aprirono al patronato le porte delle fabbriche e degli uffici. E grande è stato il ruolo che abbiamo potuto svolgere sul versante della sicurezza degli ambienti di lavoro e della salute, accanto ai tradizionali ambiti (ormai quasi secolari nella storia dei patronati) riguardanti la difesa dei diritti previdenziali. Più adeguata protezione contro il rischio della disoccupazione involontaria; accompagnamento alla mobilità; lotta al lavoro nero e all’evasione contributiva; estensione della cassa integrazione; sussidi cosiddetti di ultima istanza (il vecchio reddito minimo di inserimento); gestione congiunta di alcuni pezzi del mercato del lavoro; collaborazione con le strutture istituzionali, ambasciate, consolati, rappresentanze pubbliche, che curano gli interessi italiani e il bisogno di servizi della comunità dei connazionali all’estero…Sono tutte sfide che il Patto sociale del 5 luglio ha aperto: per noi, per gli imprenditori, per le amministrazioni ad ogni livello, certamente anche per il Patronato e il suo ruolo di tutela.

E non saranno certo la Cisl, né tanto meno l’Inas, a sottrarsi alla prova, intimoriti da assurde accuse di volerci trasformare in un "sindacato parastatale subalterno al sistema". Ci spingerà invece la volontà di continuare il tradizionale mestiere di rappresentare il lavoro, conquistare diritti, offrire tutele ed opportunità. (Corrispondenza Italia/Inform)


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