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INFORM - N. 178 - 24 settembre 2002

Chiusa a Villalagarina la Festa dell'emigrazione

L’Assessore Muraro ai Trentini all’estero: non riusciremo mai a saldare il debito di riconoscenza nei vostri confronti

VILLALAGARINA - Commozione; ricordo; scoperta e riscoperta; capacità di guardare dentro il proprio passato proiettandolo nel futuro (un futuro - come ha detto don Giuseppe Caldera in chiesa - che oggi non si chiama più emigrazione ma immigrazione): ecco cosa ha portato a Villalagarina - insieme a tante storie, tutte diverse, tutte piene di vita - la seconda Festa dell'emigrazione. "Un evento - come ha detto chiudendo la manifestazione l'assessore all'emigrazione della Provincia autonoma di Trento, Sergio Muraro - che mette a prova le coronarie: l'emozione è infatti tantissima in una festa che unisce la voglia di stare insieme alla voglia di capire, di conoscere, di tenere vivo il filo che unisce il Trentino nel quale viviamo a quello - di eguale dimensione - che è sparpagliato negli altri continenti. Per quanto si farà, non si riuscirà mai - ha detto Muraro ai tanti emigrati che si sono radunati in un Paese che ha guardato per tre giorni nella filigrana delle proprie radici - a ricompensare il debito di riconoscenza che abbiamo nei vostri confronti". L'assessore Muraro ha anche spiegato quanto sia stato utile - nella Consulta dell'emigrazione che si è chiusa venerdì 20 settembre e che ha preceduto la Festa - analizzare tutti i problemi che vivono i nostri connazionali e i loro discendenti che non sempre sono riusciti a costruirsi una vita in altre parti del mondo. In alcune zone - soprattutto in Argentina e nei Paesi vicini - la situazione è ormai davvero drammatica. Ecco allora che si rivela ancora più indispensabile la legge sull'emigrazione che il consiglio provinciale ha adottato - come tutti oggi hanno sottolineato con sodisfazione - all'unanimità.

Prima di Muraro, hanno portato il loro saluto finale a questo avvenimento che aveva come tema principale i 50 anni dell'emigrazione trentina in Cile, il sindaco di Villalagarina Mariano Giordani, il vice commissario del Governo Stelio Liuni, l'europarlamentare Giacomo Santini, l'onorevole Marco Boato, la segretaria della quarta commissione del Consiglio provinciale Paola Conci, il presidente dell'Associazione Trentino nel Mondo Ferruccio Pisoni, il presidente dell'Unione delle famiglie trentine Cesare Ciola, la rappresentante del vicepresidente della Repubblica del Paraguay Franco, Marta De Espinola, e il professor Albertini, consultore per il Cile.

Giordani, in particolare, ha parlato dell'emigrazione come di un grande patrimonio, spiegando il significato di una Festa che ha consentito ad una comunità di rendere ancora vivo un cordone ombelicale che si è spezzato più volte con i propri emigrati. Parlando a nome del commissario del Governo, Stelio Liuni s'è invece collegato a quanto detto in chiesa da don Caldera richiamando l'mportanza dei diritti degli emigranti e dei diritti degli immigrati L'eurodeputato Giacomo Santini - citando la storia della moglie, per vent'anni emigrata in Argentina - ha invitato tutti ad alimentare la sorgente del ricordo, mentre l'onorevole Boato (il cui padre nel '29 partì per l'Argentina, per tornare tre anni dopo - poverissimo - solo grazie all'aiuto dei parenti italiani) ha parlato dell'importanza di giornate che ci ricordano di che "lacrime grandi sia fatta l'emigrazione". Paola Conci ha messo in risalto il ruolo che devono avere le istituzioni, con un'attenzione continua e tempestiva, nei confronti dei Trentini che hanno lasciato fra mille difficoltà la loro terra. Ferruccio Pisoni ha ricordato chi non c'è più e ha detto che la "Festa dell'emigrazione è sempre un punto di partenza", mentre Cesare Ciola ha parlato di "esperienze passate che si devono proiettare nel futuro, pensando soprattutto a chi, emigrando, non ha trovato fortuna" .

Albertini, infine, nel ringraziare la Provincia autonoma, ha detto che la Festa che si è chiusa oggi ha consentito ai bambini emigrati in Cile 50 anni fa di riscoprire o spesso di vedere per la prima volta il vero Trentino, laddove la parola "vero" distingue la nostra terra da quella che tanti ragazzi - in Cile e in tutto il mondo - hanno conosciuto solo attraverso i ricordi dei loro genitori, dei loro nonni.

Toccante anche la messa, con un "Va pensiero" cantato dal coro e da quasi tutti gli emigrati, con la predica di don Caldera - già missionario in Brasile, portatore di parole di grandi attenzione nei confronti degli amigrati e anche degli immigrati (che vanno regolarizzati, capiti, aiutati) - e con la simbolica consegna, fra l'altro, di tre doni emblematici: un passaporto ("che ci ha consentit di partire"), di due strumenti musicali ("che nei momenti di grande nostalgia ci hanno fatto sentire più vicina la nostra terra") e di tre bandiere: quella del Cile, quella italiana e quella bianca, simbolo di una Pace che "per tutti deve essere la cosa più importante".

Mentre cala il sipario sulla festa - che dopo Predazzo (lo scorso anno) e Villalagarina, si sposterà l'anno prossimo a Storo - restano vive la parole pronunciate a Pedersano (in occasione dell'inaugurazione del monumento di Osvaldo Bruschetti dedicato all'emigrazione) da Ermete Zandonai, che proprio 50 anni fa, in questi giorni, stava organizzando la partenza per il Cile: "Una volta arrivati non trovammo l'ambiente opulente, americano, che ci aspettavamo: qualcuno non voleva nemmeno scendere dalla nave. Le case non c'erano. E quando arrivarono, non c'erano né acqua né luce. Non pioveva da due anni e coltivare era difficilissimo. Tutti si rimboccarono le maniche, anche le ragazze - lavorando il latte, il burro... - e si misero in piedi le prime officine, subito apprezzatissime, che appunto lavoravano in assenza di energia elettrica. Fra le altre, ci confortava una cosa: sapere che la nostra partenza aveva lasciato un'opportunità in più - qualche spazio, qualche possibilità - a chi restava". (Alberto Faustini-Inform)


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