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INFORM - N. 176 - 21 settembre 2002

Convegno in Campidoglio sul dialogo interculturale

Gli interventi dell'Ambasciatore Sergio Romano e del Sindaco di Roma Walter Veltroni

ROMA - Dopo la tragedia dell'11 settembre il difficile dialogo tra il mondo arabo e l'occidente ha conosciuto una nuova battuta d'arresto. Una fase interlocutoria carica di tensione - proprio in questi giorni nuovi venti di guerra scuotono il cuore dell'Islam - che potrebbe favorire il risveglio di sopite contrapposizioni storiche, sociali e religiose. Per approfondire la complessa situazione ed individuare nuovi spunti di riflessione si è svolta in Campidoglio la Conferenza internazionale dal titolo: "Il dialogo tra le varie culture: una sfida naufragata?". All'incontro, organizzato dal Comune di Roma e dall'Associazione degli Enti Culturali a Roma, hanno preso parte noti esponenti del mondo scientifico internazionale.

Dopo un breve ma intenso intervento dell'Assessore alla Cultura del Comune di Roma Gianni Bornia, volto a sottolineare la nascita di nuovi rischi per la coesistenza interculturale e la necessità di individuare con tutti i mezzi uno stabile punto d'incontro tra i variegati contesti religiosi, l'Ambasciatore Sergio Romano ha in primo luogo evidenziato come a tutt'oggi, dopo i drammatici attentati alle torri gemelle, il mondo mussulmano e l'occidente stiano riscoprendo i valori religiosi. Un confronto tra verità assolute che, se non verrà al più presto riavviato un dialogo aperto e costruttivo, potrebbe portare il mondo in un vicolo cieco. Per riprendere questo delicato confronto interculturale dovranno verificarsi alcune precondizioni, come ad esempio il calo della "febbre" religiosa e la creazione di interessi comuni che consentano di superare i singoli pregiudizi. Un risultato, quest'ultimo, che in Italia e nel mondo potrà essere raggiunto solo dopo una lunga fase di transizione.

Una necessaria pausa di riflessione che, per il noto studioso della Sorbonne Muhamed Arkoun, dovrebbe essere utilizzata per la creazione, presso una delle tante capitali che si affacciano sul Mediterraneo, di una o più Università euro-arabe. Specifiche strutture, finalizzate allo studio delle scienze sociali e all'analisi comparata della dimensione storica dei singoli contesti religiosi, che potrebbe favorire la nascita, tra le giovani generazioni del Mediterraneo, di una comune base culturale. Una necessità, quella di utilizzare le strutture scolastiche per riavviare il dialogo interculturale, che, nel corso dell'incontro è stata sottolineata anche dall'esperta di letteratura comparata Susan Bassnett. Secondo la scrittrice britannica sarebbe infatti auspicabile, al fine di comprendere i nostri errori ed andare avanti, la fattiva apertura nell'ambito scolastico di un costruttivo dibattito con le comunità immigrate sulle differenze culturali e sulla fondamentale questione della cittadinanza. Un inevitabile confronto sulle diversità che, secondo il Docente di Estetica e Filosofia dell'Università di Bruxelles Jacques Sojcher, potrebbe dare stabilità, in un mondo dominato dalla complessità ed imprevedibilità, al rapporto tra le due culture.

Dal Direttore del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi Olivier Roy è stato analizzato anche il delicato problema dell'integralismo islamico. Secondo il ricercatore infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, il moderno fondamentalismo, oltre a giovarsi dei nuovi processi di globalizzazione che indeboliscono gli antichi legami culturali delle popolazioni arabe, trae la sua linfa vitale proprio dalle ampie zone di emarginazione delle grandi metropoli europee. Luoghi fatiscenti, un tempo regno incontrastato della sinistra militante, dove oggi i giovani immigrati riscoprono la fede islamica e dove troppo spesso l'esclusione sociale porta ad all'integralismo religioso.

Al termine è i intervenuto il Sindaco di Roma Walter Veltroni il quale, dopo aver espresso il suo compiacimento per la variegata presenza multietnica nelle scuole romane, si è detto fiducioso sulla possibilità che le nuove generazioni, al di là della provenienza etnica, possano vivere un futuro di rispettosa convivenza religiosa e di felice integrazione. Per superare il groviglio delle contraddizioni in cui il mondo si è cacciato, bisognerà inoltre percorrere fino in fondo, tendendo sempre presenti alcuni punti fermi come ad esempio l'inalienabilità dei diritti umani, la strada del dialogo ad oltranza. Un percorso in salita - ancora oggi c'è chi stenta a comprendere che un immigrato che vive mediamente nel suo Paese 40 anni farà di tutto per portare i propri figli in Europa dove l'aspettativa di vita è di gran lunga superiore - che dovrà essere seguito fino in fondo, anche per scongiurare l'ennesimo confronto tra religioni che metterebbe a repentaglio l'esistenza stessa del mondo. (Lorenzo Zita-Inform)


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