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INFORM - N. 175 - 19 settembre 2002

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Italiani all’estero: non solo leggi ma una macchina pubblica che funzioni

ROMA - La ripresa di settembre vede il Consiglio generale degli italiani all’estero impegnato sui punti più delicati e aperti del dossier che riguarda il mondo dei nostri connazionali fuori confine e le loro aspettative. Temi strategici e di fondo come le riforme e la valorizzazione del ruolo degli organismi rappresentativi Cgie e Comites e le politiche di promozione del patrimonio umano rappresentato dalle giovani generazioni di oriundi italiani, ma anche temi di più pressante attualità, come la situazione di perdurante crisi nei paesi sudamericani e quella delle risorse economiche e dunque, la legge finanziaria 2003.

Come struttura impegnata sul concreto versante del sostegno e dell’assistenza ai connazionali il nostro patronato è particolarmente sensibile al nodo operativo sul quale si intrecciano non solo i flussi delle risorse e la loro adeguatezza ma anche l’efficienza e l’efficacia delle gestioni amministrative pubbliche. Da questo dipende infatti la piena praticabilità dei diritti civili e sociali senza cui la titolarità della cittadinanza resta un vuoto proclama di principi e produce anzi il contraccolpo tutto negativo della frustrazione, della delusione e della rabbia nei nostri connazionali all’estero.

Gli amici che ci leggono sanno puntualmente a che cosa ci riferiamo. Che ne può essere infatti della conquista costituzionale del voto degli italiani all’estero se non viene compiuta e aggiornata credibilmente e seriamente la rilevazione dell’anagrafe dei cittadini elettori? Da qui dipende non solo l’esercizio dei diritti politici democratici ma anche la sollecita trattazione delle pratiche di cittadinanza, la trascrizione degli atti di stato civile e tutte quelle "piccolezze" che rendono penoso e incivile il rapporto con una rete consolare carente, specialmente nei paesi latino-americani. Non è che un esempio. Ma il fatto è che il deficit cronico della nostra macchina amministrativa pubblica penalizza perfino l’utilizzo delle già magre risorse formalmente allocate a favore delle comunità emigrate e che rischiano costantemente di non essere spese e di andare a residuo (e cioè sparire nel calderone generale, per dirla senza tecnicismi).

È un problema generale, certo che colpisce soprattutto le voci della spesa sociale, anche per la parte che passa attraverso i servizi del patronato. Ma mentre le nostre strutture, pur con affanno e preoccupazioni, possono giovarsi del retroterra organizzativo sindacale confederale per sopravvivere e continuare a funzionare, l’incertezza dei flussi erogativi strangola enti ed organismi come i Comites che costituiscono presidi importantissimi e di prima linea per le nostre comunità, nelle loro specifiche articolazioni terrritoriali.

Ecco dunque che il capitolo degli italiani all’estero diventa per noi dell’Inas e della Cisl un tassello della complessiva mobilitazione sociale in rapporto alle leggi che, a cominciare dalla Finanziaria 2003, devono formalizzare i frutti della contrattazione e dei negoziati che hanno portato ultimamente al Patto per l’Italia che abbiamo sottoscritto col Governo nel luglio scorso. Ma oltre questi traguardi normativi si accentuerà da parte nostra la pressione puntuale e quotidiana affinché ogni pezzo della macchina amministrativa pubblica giri nel verso giusto e assicuri quella continuità di adempimenti che in definitiva è il vero banco di prova e di verifica che i lavoratori e i concittadini in Italia e nei paesi di emigrazione possono controllare e apprezzare direttamente.

E’ l’impegno dell’Inas non solo a livello centrale della struttura ma di ogni operatore del nostro patronato sul territorio nazionale e negli uffici all’estero. (Corrispondenza Italia/Inform)


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