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INFORM - N. 169 - 11 settembre 2002

11 Settembre - Cerimonia in Palazzo Vecchio

Il Presidente della Toscana Martini: "L’arma vincente contro il terrorismo è un mondo meno iniquo"

FIRENZE - Prima di tutto l’affettuosa solidarietà al popolo americano e la rivendicazione dell’amicizia con gli Stati Uniti, costruita in tante comuni battaglie di libertà, a cominciare da quella contro il nazifascismo. E poi, subito dopo, la riflessione intorno ad una domanda, alla domanda: "Possiamo davvero dire che niente è più come prima?". E’ così che si è sviluppato il discorso che il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha pronunciato nel corso della cerimonia di stamani in Palazzo Vecchio per ricordare, a un anno di distanza, l’attento alle Torri gemelle di New York.

"Ci sono stati certo cambiamenti – è stata la risposta –. Sono sicuramente mutati la nostra nozione di sicurezza e i rapporti tra l’America e molti paesi e si è assistito, un po’ ovunque alla tendenza a ridurre, in nome di una maggior sicurezza, gli spazi di libertà, di discussione, di dissenso". Si è trattato di un riflesso forse inevitabile, alla luce della sfida senza precedenti lanciata dal terrorismo agli Usa e all’Occidente: "Una sfida – ha sottolineato Martini – di fronte alla quale la lotta deve essere intransigente, senza ‘se’ e senza ‘ma’, come dicemmo subito lo scorso anno. Ma questo non può bastare: la sicurezza dei cittadini è un bene primario, ma dubito dello scambio libertà per sicurezza; credo piuttosto nel coraggio di collegare libertà e sicurezza". Ma soprattutto, ha rilevato ancora Martini, c’è tutto un fronte della lotta al terrorismo lanciata dai paesi occidentali che è rimasto scoperto, quello dell’impegno ad abbattere il muro della povertà tra Nord e Sud del mondo: "Credo che gli stessi esiti dei vertici della Fao a Roma e dell’Onu a Johannesburg ci inducano a pensare che tutto continua come prima e le diseguaglianze del pianeta continuano a crescere anziché diminuire". La strada da imboccare, per Martini, deve essere allora un’altra: più dialogo, più solidarietà, più cooperazione. "La comunità internazionale – ha detto ancora il presidente – deve favorire i processi democratici e l’affermazione, ovunque, delle libertà e dei diritti fondamentali attraverso maggiori aiuti per sostenere lo sviluppo e la ricostruzione dei paesi coinvolti in conflitti".

E anche a proposito del dibattito aperto sulla questione irachena, Martini ha rivolto l’invito a confidare nelle soluzioni diplomatiche, politiche, non violente: "Non mi rassegno all’ineluttabilità di una nuova guerra, perché le guerre non hanno mai risolto i problemi, quasi sempre hanno alimentato tensioni e ritorsioni". Richiamando le posizioni esperesse dalla gran parte dei paesi dell’Unione europrea, che hanno mostrato grande cautela nei confronti dell’ipotesi di una missione militare contro l’Iraq, Martini ha affermato che proprio per il grande ruolo che hanno nel mondo, gli Usa "debbono indicare vie diverse dalla guerra, da costruire insieme con gli alleati e con l’Onu, realizzando, ad esempio, la democrazia a Baghdad o facendo la pace a Gerusalemme, là dove le mozioni dell’Onu restano, per responsabilità di molti, lettera morta".

Per evitare, anche, che si alimenti quello scontro di civiltà che tutti dicono, a parole, di voler evitare: "Come sempre – ha concluso Martini – anche in questa occasione la Toscana e Firenze, forti della loro tradizione cosmopolita, tollerante, pacifica e illuminata, faranno la loro parte per far prevalere le ragioni del dialogo e della diplomazia". (af-Inform)


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