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INFORM - N. 164 - 5 settembre 2002

A San Francisco retrospettiva di Elio Petri

SAN FRANCISCO - La retrospettiva dedicata a Elio Petri ha iniziato il suo tour nordamericano il 1° settembre aprendo al Pacific Film Archive dell’Università di Berkeley con "La classe operaia va in paradiso" (1972), per una curiosa coincidenza proprio nella giornata in cui gli Stati Uniti festeggiano la Festa del Lavoro. Il pubblico che gremiva la sala ha dimostrato di apprezzare il film che aveva valso a Petri il la Palma d’oro a Cannes ex aequo con "Il caso Mattei" di Francesco Rosi.

Tra le figure che emergono nella grande ricchezza del cinema italiano del novecento, a lato dei grandi maestri universalmente riconosciuti come Fellini e Visconti, Elio Petri rappresenta una voce che non può lasciare indifferenti. Le realizzazioni del regista romano hanno sempre suscitato polemiche e controversie. Coerentemente all'idea di un cinema come strumento di crescita civile, la filmografia di Petri affronta temi di grande attualità - l'ipocrisia e la violenza del potere, la contestazione giovanile, la mafia, la dissoluzione della classe politica - che rimandano ad un discorso più generale centrato sulla crisi della società borghese: un discorso che si articola attraverso film come A ciascuno il suo, Indagine su

un cittadino al di sopra di ogni sospetto, La classe operaia va in paradiso, Todo modo, e che ha trovato nell'attore Gian Maria Volontè l'interprete ideale e partecipe. Indipendentemente dalla condivisione dell'ideologia di cui si fa portavoce, il cinema di Petri costituisce una severa e provocatoria occasione di riflessione, lineare nella sua coerenza e stilisticamente pregevole.

La retrospettiva di copie restaurate dei film, organizzata da Cinecittà Holding con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e realizzata a San Francisco dall’Istituto Italiano di Cultura e Pacific Film Archive, intende essere, a venti anni dalla scomparsa di Petri, un omaggio ad un artista ironico e amaro, politicamente impegnato e spesso difficile e offrire alle nuove generazioni l’opportunità di vedere e discutere delle sue opere, delle sue idee e della sua eredità spirituale. La retrospettiva terminerà a San Francisco il 19 settembre per proseguire per Vancouver.

Sceneggiatore dal 1952, dopo alcuni documentari, Petri esordì nella regia con L'assassino (1961) e I giorni contati (1962), che lo misero in luce per sagacia narrativa, originalità di linguaggio, abilità nella direzione degli attori, qualità confermate in parte nei film successivi: Il maestro di Vigevano (1963), un episodio di Alta infedeltà (1964), La decima vittima (1965), di carattere fantascientifico. Alla felice vena dell'esordio tornò con A ciascuno il suo (1967), di ambiente siciliano, cui hanno fatto seguito Un tranquillo posto di campagna (1968), Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), opera che trattava della degenerazione del potere e dell'autorità e che conferì a Petri statura artistica internazionale, premio Oscar per "Miglior Film Straniero nel 1970, Premio speciale della Giuria a Cannes (ex-equo con Mash di Bob Altman), Davide di Donatello, Premio E.A. Poe, Premio Mosca, due Globo D'oro, Vittoria di Samotracia come produttore dell'anno. Il suo film successivo, La classe operaia va in paradiso (1971), ritratto dell'ambiente operaio descritto con toni di forte polemica sociale. Nel 1976 trasferì sullo schermo il romanzo politico di Leonardo Sciascia Todo modo, esasperandone i toni apocalittici. Nel suo ultimo film Buone notizie (1979), concepì il potere alienante dei moderni mezzi di informazione con toni amari e grotteschi. (Inform)


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