* INFORM *

INFORM - N. 161 - 2 settembre 2002

Dall’Eco d’Italia, Buenos Aires

Gaetano Cario: Continuo aumento della delinquenza in Argentina.

Si paga un prezzo alto per la vita. Bruciata viva una nostra connazionale e nessuno si muove

BUENOS AIRES - E’ estremamente difficile far comprendere agli italiani che vivono in patria le dimensioni che sta assumendo la crisi socio-politica che noi viviamo in Argentina. Quando, per motivi inerenti alla mia attività editoriale o come membro esperto della Consulta Calabrese dell’Emigrazione o membro del CGIE, mi reco nel nostro Paese, e ciò capita tre o quattro volte all’anno, la prima cosa che molti mi chiedono è relativa alla situazione sociale in Argentina. La mia impressione è che le mie dichiarazioni, i miei racconti non provocano quelle reazioni che uno si attenderebbe. A questo punto inizia la "partita di ping-pong", una battuta dietro l’altra, giocata sul tavolo delle evidenze.

Quasi sempre, gli interlocutori ascoltano col pensiero "deviato", rivolto alle difficoltà "interne" che affrontano in Italia, ma che si possono paragonare ad una leggera "emicrania" di fronte alla situazione drammatica indotta da una "metastasi terminale" che provoca la prostrazione del Paese in cui viviamo.

Quando sottolineo che, qui da noi, più della metà della popolazione vive in stato di povertà e che un terzo verte nella più nera indigenza, mi sento rispondere che, negli ultimi decenni, il livello di benessere in Italia è fortemente diminuito, quasi a "smorzare" gli effetti deleteri.

Se spieghi, ancora, che l’indice di disoccupazione è arrivato quasi al venticinque per cento, inclinano il discorso sui presunti due milioni di italiani che nella nostra Penisola attendono un impiego, per poi dire, come giustificazione sociale, che l’immigrazione è anche indispensabile, perché non si trova mano d’opera, e se ne deve pagare lo scotto. Se riferisci, inoltre, che quest’anno la svalutazione del peso argentino è stata del 360 per cento e la minaccia dell’iperinflazione è una permanente spada di Damocle, eccoli opporre la tesi che, anche in Italia avanza l’inflazione e che quest’anno sarà di mezzo punto più alta che lo scorso anno. Se spieghi che la sanità e la scuola in Argentina sono allo sfascio, ti riscontrano che anche in Italia gli ospedali non sono sempre efficienti e che l’educazione pubblica non è all’altezza di quella di altri Paesi europei, a cui bisogna adeguarsi. Se li metti al corrente che i pensionati ricevono mensilità assolutamente insufficienti a sopravvivere, ti spiattellano, di rimbalzo, che anche in Italia fanno fatica a vivere i nostri pensionati. Se dimostri d’essere fortemente preoccupato per l’ondata di criminalità che imperversa in Argentina, che solo nel 2002, in sette mesi sono stati assassinati settanta agenti di polizia, che sono stati ammazzati circa trecento imprenditori, dinanzi a questo scenario terrificante, gli interlocutori si preoccupano di raccontarti gli ultimi fatti di cronaca nera accaduti in Italia negli ultimi tempi, che sempre maggiormente coinvolgono gli extracomunitari.

E’ naturale che, ognuno sente il proprio mal di denti e non quello degli altri. Ma la partita continua e al secondo set, comincia il cambio di battuta. Noi tuttavia, sappiamo che il deterioramento, il degrado della vita in Argentina e in Sudamerica, in generale, è incomparabilmente più forte che non in Europa e in Italia, in particolare. Basterebbe citare il problema dell’insicurezza, per scavare un abisso tra i problemi che viviamo noi e quelli che affrontano i nostri connazionali residenti in patria. Qui viviamo letteralmente prigionieri e terrorizzati dai tristi eventi. Un clima di "guerra" silente, i cui effetti li avverti e li subisci senza aver mai dichiarato intenzioni bellicose. Temiamo di uscire di casa, non solo di notte, ma anche di giorno. Temiamo quando lo fanno i nostri cari. I nostri figli che vanno a scuola, le nostre mogli che vanno a fare la spesa e i nostri nonni che vanno a riscuotere la pensione agli sportelli delle banche ancora in esercizio. Nessuno è sicuro di ritornare a casa sano e salvo. E a temere gli scippi, le rapine, gli assalti in casa, i sequestri non sono solo le persone che godono di una certa agiatezza economica, ma tutti, proprio tutti, anche coloro che vivono di uno scarso stipendio o di una miserrima pensione.

Oggi, qui, si priva della libertà e si tortura per poche migliaia di svalutatissimi pesos. Come completamento al libero sbaraglio in cui ci troviamo, la tutela giuridica e legale completa il resto. Le leggi proteggono i delinquenti e lasciano inermi, indifese, le loro vittime. Siamo noi, onesti cittadini a vivere dietro le "sbarre delle finestre" e le inferriate che siamo stati obbligati a collocare sull’ingresso di

casa, per difenderci dagli assalti e dai furti.

E, a soffrire di questa drammatica situazione, con la maggior parte degli abitanti di questo Paese australe, è anche e inevitabilmente la collettività italiana qui integrata. La cronaca nera di questi giorni ci ha fornito due esempi eclatanti. Molti altri episodi terrificanti, certamente avvenuti, li ignoriamo o perché la stampa locale non se n’è occupata o perché non sono stati denunciati per la sfiducia che pervade la popolazione nei confronti della polizia e della magistratura.

Ad un imprenditore italiano, originario della Basilicata, Secchi di cognome, è stato sequestrato il figlio quindicenne, alla periferia di Buenos Aires, tenuto prigioniero per un dozzina di ore, fino al pagamento di un riscatto salato. E tutti si sono rallegrati, perché, a differenza di altri casi, la vittima è stata rilasciata indenne.

Diversamente, appunto, da ciò che è accaduto ad un’altra connazionale, un’anziana di 78 anni, la signora Firenza Vilardo Santoro, originaria di Fuscaldo in provincia di Cosenza, seviziata con un ferro da stiro rovente, da quattro delinquenti, che erano entrati in casa per derubarla dei miseri risparmi che possedeva. La connazionale è stata trovata morta dai familiari, come conseguenza della tortura fisica e dello spavento subito.

Soltanto due esempi, per ora. Per introdurre sul tavolo della riflessione e della discussione, una realtà che non si può tacere. Gli italiani qui residenti, prevalentemente anziani, sono fra le vittime più frequenti, perché, dopo una vita di lavoro e di sacrifici, hanno messo da parte qualche risparmio per assicurarsi una vecchiaia al coperto della miseria. Sono vittime non solo della criminalità, ma anche di un potere pubblico che non ha saputo rispettare i più elementari diritti umani, come quello della proprietà privata. La maggior parte dei connazionali, quei risparmi li aveva depositati in banca, per sfuggire agli assalti dei ladri e per assicurarsi un interesse che avrebbe compensato l’erosione della moneta a causa dell’inflazione e di uno Stato che, dopo aver svaligiato le casse previdenziali, ora paga pensioni che si aggirano sui cinquanta dollari mensili.

Ebbene, nello scorso dicembre, quello stesso Stato, per pagare i debiti contratti a causa di mezzo secolo di amministrazione "a delinquere" e della corruzione dei dirigenti politici, si è appropriato di quei risparmi, violando anche la Costituzione, lasciando poche speranze di recuperarli anche in futuro. Il famoso "corralito", che ha colpito milioni di risparmiatori, gettandoli nella più nera ed ingiusta miseria.

Come si può constatare, è incomparabile la crisi che sta distruggendo l’Argentina con le carenze della Repubblica Italiana. Ben altra situazione, ben altre condizioni di tutela istituzionale. Il pericolo è che l’abitudine al delitto giornaliero, di ogni specie, fa perdere di mira la gravità della situazione, di cui certamente l’Italia e gli italiani in Patria non hanno colpe, ma almeno che non si pensi che la ricetta di "minimizzare" sia quella che cura i mali e li sparire dalla circolazione. (Gaetano Cario, L’Eco d’Italia/Inform)


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