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INFORM - N. 161 - 2 settembre 2002

La scomparsa di Antonio Macrì lascia un grande vuoto nella comunità italiana dell’America Latina

"Negli ultimi anni Macrì si era dedicato alla promozione della comunità italiana come vice presidente dell’Ospedale Italiano, membro della direzione della Fondazione culturale Coliseo, responsabile dell’associazione mutualistica Unione e Benevolenza e segretario generale per l’America Latina del CGIE". Così il Corriere della Sera, nella pagina degli Esteri di lunedì 19 agosto, ha dato notizia della scomparsa, avvenuta sabato 17, di Antonio Macrì "personalità di spicco della comunità italiana in Argentina", dopo averne ricordato i successi in campo imprenditoriale.

Sullo stesso giornale è apparso il necrologio a cura di Mirko Tremaglia, che fino alla nomina a ministro per gli Italiani nel mondo ha condiviso con Macrì, dalla costituzione del primo Consiglio Generale per gli Italiani all’estero, la presenza nel Comitato di Presidenza dello stesso CGIE.

Qui di seguito pubblichiamo il messaggio del segretario generale del CGIE Franco Narducci alla famiglia e le note che al collega scomparso hanno dedicato due consiglieri di opposte opinioni politiche, Pier Luigi Ferretti (An) e Norberto Lombardi (Ds).

Narducci: "Il suo indimenticabile senso dell’ironia"…

ZURIGO - Con costernazione abbiamo appreso sabato scorso che Antonio Macrì se ne era andato per sempre, una notizia che oltre al dolore profondo ci ha lasciati increduli. La distanza incolmabile e la rapida degenerazione del suo stato di salute non ci hanno consentito di parlargli, di testimoniargli il messaggio cristiano di incoraggiamento, di affetto e di vicinanza nel momento della sofferenza. Dobbiamo molta gratitudine a Mario Frizzera, medico e compagno di Macrì in tante battaglie, che in questi ultimi giorni è diventato il tramite che ci ha permesso di mantenere un contatto ideale con Antonio, di toccare quasi con mano il suo rapporto con la sofferenza, con la lotta per la vita. E, ne siamo sicuri, anche in questa prova estrema Antonio ha tenuto fede al suo innato, istintivo realismo.

Antonio Macrì se n’è andato in punta di piedi, sebbene fosse un uomo fiero, una fierezza che ricordava in parte il tratto della sua terra di origine, la Calabria, e si sommava alla sua grande generosità. Poco più di un mese fa, a Roma durante i lavori del CGIE, avevamo avuto sentore delle difficoltà di Antonio: sentivamo l’assenza della sua vivacità, della spigliatezza e del pragmatismo con cui affrontava solitamente le questioni, anche le più importanti, coerente in ciò con la sua vocazione d’imprenditore collaudato. Ma non immaginavamo che quei pochi giorni vissuti assieme, sarebbero stati gli ultimi.

Antonio aveva una forte capacità di intuizione e linearità di pensiero, doti che gli consentivano di giungere con rapidità al cuore delle questioni e di individuare con altrettanta celerità le soluzioni possibili, senza per questo rinunciare al confronto delle idee e al dialogo che, anzi, cercava con insistenza. Capacità che in quest’ultimo anno aveva messo al servizio di una missione che sentiva profondamente: agire, fare tutto il possibile per alleviare le difficoltà dell’Argentina, e per affrontare concretamente, ma con dignità, i drammi individuali vissuti da tanti connazionali in molti Paesi dell’America Latina.

Amava l’Argentina, la sua Patria d’adozione dove era giunto adolescente, alla stessa stregua dell’Italia, ma nel ruolo di Vice Segretario Generale di area geografica sentiva alta la responsabilità di tutte le comunità italiane residenti nell’America del Sud, un continente travagliato dalle difficili condizioni economiche che negli ultimi anni si sono drammaticamente allargate a macchia d’olio in ogni nazione.

La lucida analisi e la competenza profusa, allorché la discussione tra colleghi del CGIE toccava il tasto dell’economia e delle sviluppo nell’America Latina, palesavano la sua vocazione di imprenditore materializzatasi in giovanissima età, a 18 anni, e la vastità dei suoi impegni. Ed anche la sua avversione per la logica dei grandi blocchi economici e geopolitici che, nonostante la tanto declamata mondializzazione dell’economia e dei mercati, praticano di fatto un protezionismo pervicace a danno delle altre nazioni, soprattutto nel settore agroalimentare, com’è – sosteneva Macrì – il caso dell’Argentina.

Il suo impegno nel Consiglio Generale degli Italiani all’Estero è stato costante e sempre al massimo livello, fin dal suo insediamento nel 1991. Al Consiglio ha dedicato moltissime energie, in particolare dopo l’istituzione delle Commissioni continentali, riscoprendo così non solo i sentimenti d’affetto per le vecchie e nuove comunità emigrate ma anche il senso d’appartenenza derivante dalle proprie radici. Al CGIE, ai consiglieri che rappresentano le nostre comunità dei Paesi sconfinati dell’America Latina, mancherà ora il suo apporto, il suo pregevole contributo, il suo dinamismo e la sua conoscenza dei processi.

Con grande affetto conserveremo in noi l’indimenticabile senso dell’ironia con cui Antonio affrontava le situazioni, anche le più malagevoli, ma anche la sua scanzonata e allegra ricerca dello stare insieme. Conserveremo intatto il ricordo di un uomo che con il suo protagonismo imprenditoriale ha onorato l’Italia. Alla famiglia Macrì, all’intera comunità italiana di Buenos Aires e dell’Argentina desideriamo esprimere le commosse condoglianze del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. (Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE)

Ferretti: "Mi mancheranno le nostre polemiche"…

Ciao Antonio, mi mancherai.

Mi mancheranno le nostre periodiche polemiche mai offensive, mai cattive, sempre improntate al massimo rispetto. Ora posso confessarti che mi eri davvero simpatico, solo che mi divertiva troppo stuzzicare quel tuo animo porteño, questo è l’appellativo dato agli abitanti di Buenos Aires, che, nell’immaginario dei pregiudizi, hanno fama di essere presuntuosi ed arroganti, tanto che si dice che una maniera sicura per arricchirsi sia quella di comprare un porteño per quello che realmente vale e rivenderlo per quello che ritiene di valere.

Riconosco che nel tuo caso non mi sarei arricchito.

Tu valevi, eccome. Ti ho sempre riconosciuto serietà, competenza e passione.

Dal momento che ho saputo della tua morte, mi ronza nella testa il motivo "don’t cry for me Argentina". Io so quanto tu amavi la tua Argentina.

Conoscendoti, so che prima o poi sarai nel Comitato di Presidenza, o qualcosa di simile, là dove sei adesso e continuerai a batterti per l’Argentina, per l’America Latina, con la foga di sempre. (Gian Luigi Ferretti)

Lombardi: "Una capacità di costruire rapporti a tutto campo"…

Scompare un generoso protagonista della comunità italiana in Argentina. Grande e sincero è il rammarico che avvertiamo alla notizia della scomparsa di Antonio Macrì, amico aperto e cordiale, generoso protagonista della comunità italiana d’Argentina.

Non sarà facile colmare il vuoto che lascia. Antonio, infatti, aveva uno spirito di servizio innato, un grande pragmatismo ed una capacità di costruire rapporti a tutto campo, al di là di schieramenti ed appartenenze e oltre gli antagonismi, talvolta laceranti, che pure si sviluppano nelle nostre comunità.

A queste qualità civili, accompagnava un gusto e una voglia di vivere che ce lo rendevano gradevole e simpatico, anche quando dovevamo misurare la distanza che intercorreva tra le nostre idee.

Negli ultimi tempi aveva perduto qualcosa del suo smalto, della sua brillantezza. Credo non solo per l’incedere delle malattie, che comunque ha sempre affrontato con forza ed eleganza umana, ma anche per il fatto di dovere assistere alla progressiva metastasi che la crisi argentina sviluppava nel corpo sociale, coinvolgendo dolorosamente diecine di migliaia di famiglie di origine italiana. Negli ultimi mesi, è come se si fosse sviluppata una virulenta simbiosi tra la malattia e la crisi, che alla fine ha prevalso sulla resistenza e sulla capacità di lotta di Antonio.

Per questo, vogliamo manifestare, a nome di tutti gli amici del Forum per gli italiani nel mondo, con la stessa sincerità e partecipazione il nostro cordoglio alla famiglia di Antonio e alla comunità italiana in Argentina, entrambe colpite profondamente dalla sua scomparsa. (Norberto Lombardi)

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