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INFORM - N. 161 - 2 settembre 2002

Visti Schengen. Narducci (CGIE): "Buone notizie per i cittadini non appartenenti all’Unione Europea residenti in Svizzera"

ZURIGO - I cittadini dei cosiddetti "Stati terzi" (nazioni che non fanno parte dell’Unione Europea) che vivono in Svizzera possono mandare un sospiro di sollievo, poiché da qualche mese sono subentrate facilitazioni di notevole portata per attraversare i Paesi dell’Unione Europea.

I Partners Schengen, infatti, avevano trovato, in sede di Gruppo Visti UE, un accordo che autorizza le rappresentanze consolari in Svizzera a rilasciare visti di transito multipli a lunga durata, validi fino a due anni, a favore dei cittadini appartenenti ai Paesi soggetti a visto, che risiedono permanentemente in Svizzera.

La decisione, giova ripeterlo, riveste un grande significato ed era attesa da tempo in risposta alle enormi difficoltà subite dalle persone interessate e dalla stessa rete consolare, soprattutto italiana, difficoltà che hanno provocato proteste a vari livelli per l’insostenibilità della situazione.

Alla decisione assunta dal Gruppo visti UE ha sicuramente contribuito anche la dimensione numerica del problema. Infatti, sono oltre 560.000 i cittadini provenienti dagli Stati terzi che risiedono in Svizzera e la stragrande maggioranza di essi – cittadini della ex Jugoslavia, dell’Albania, Macedonia, Turchia, ecc. – ha bisogno di un visto di transito per attraversare o recarsi in un Paese dell’area UE, per lavoro, affari, vacanze o altro.

Le procedure burocratiche e amministrative contemplate negli accordi di Schengen, nonché l’insufficienza degli organici in forza ai consolati preposti al rilascio dei visti di transito, hanno determinato situazioni di estremo disagio per i richiedenti, costretti inizialmente a code interminabili, con bivacchi anche notturni davanti alle sedi consolari in prossimità delle vacanze estive, e ad annunciarsi con molti mesi di anticipo dopo l’introduzione della prassi su appuntamento, senza tuttavia avere la certezza del visto di transito in tempo utile. In tal senso, le possibilità date dalla nuova prassi facilitano non poco il compito della rete consolare e alleviano il disagio degli interessati, anche se non rispondono pienamente alle richieste espresse dalle rappresentanze degli immigrati in Svizzera e dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero.

Le rappresentanze diplomatiche dei Paesi interessati hanno espresso viva soddisfazione per le nuove procedure introdotte dal Gruppo visti dell’UE, frutto anche dell’azione costante esercitata dal Ministero degli Affari Esteri Italiano per mano dell’allora Direttore Generale della DGIEPM, Ministro Carlo Marsili. (Franco Narducci, Segretario Generale del CGIE)

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