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INFORM - N. 160 - 13 agosto 2002

ACLI Uruguay: solo il dramma fa notizia?

MONTEVIDEO – Solo il dramma fa notizia, si chiedono le ACLI dell’Uruguay. Sembra proprio di sì. Finalmente anche l’Uruguay ha avuto il suo momento di notorietà presentato sui teleschermi di tutto il mondo dalle compagnie internazionali di notizie per quanto è successo un disgraziato giorno della prima settimana di agosto in alcuni punti della sua capitale Montevideo. É certo che si vendono meglio le immagini di un gruppo di ragazzi sfondando le vetrine di un negozio che riprese televisive di poveri che vivono rassegnati in baracche di lamiere e cartoni nella periferia della stessa città e neanche fanno notizia servizi informativi sul perché sempre più gente continua a gonfiare queste baraccopoli uruguaiane.

Ora l’opinione pubblica mondiale comincia a domandarsi, dibattuta tra sorpresa e preoccupazione, che cosa sta succedendo in Uruguay, una piccola nazione nascosta tra i due giganti Argentina e Brasile e che la storia contemporanea racconta essere stata alcune decine di anni fa la "Svizzera d’America"? Ora, grazie a gruppi di facinorosi, Uruguay si proietta drammaticamente agli occhi dell’opinione mondiale come una nazione in piena crisi confermando che la situazione argentina è venuta compromettendo anche questa nazione vicina.

Qui in Uruguay si è voluto precisare da parte di politici e fonti della stampa locale che la situazione non è tanto grave come in Argentina, che l’Uruguay non si è argentinizzato. Se vogliamo essere realisti è corretto quanto manifestato, in quanto i fatti sono avvenuti in un unico giorno e non hanno avuto seguito nel tempo.

Dimostrazione è che le stesse compagnie internazionali di informazione non avendo più "materiale" da vendere si sono poi occupate di informare che questa piccola nazione, il cui numero totale di abitanti (circa 3 milioni), quasi tutti discendenti di emigrati europei , in una superficie circa la metà di quella italiana, aveva ricevuto dalle grandi istituzioni finanziarie mondiali, FMI, BID e BM appoggiate dagli Stati Uniti, un prestito che le permetteva evitare il collasso del sistema finanziario locale, nonché di quello economico e produttivo; in altre parole non siamo per poco caduti nell’abisso.

É meglio chiarire che nonostante l’Uruguay sia sopravvissuto ad un disastro, le ferite sono rimaste, ma questo è un dato che già non interessa, è una notizia poco attrattiva per il mercato mondiale di notizie.

Che sarà necessario per riportare l’attenzione sul nostro paese; nuove atti vandalici e violenze?

Si vuole sottolineare che sebbene i citati prestiti hanno ridato un poco di tranquillità che permette di tornare a cercare da parte delle forze politiche, sociali ed economiche, possibili soluzioni alla crisi, è palpabile e concreta la paura degli uruguaiani verso un prossimo futuro. Tale insicurezza è dovuta ad una sempre più ridotta fiducia nel sistema politico ed economico locale anche senza raggiungere l’estremo scetticismo argentino. Si attendono importanti riforme strutturali del governo alla organizzazione dello stato che gli permettano porsi come guida sicura del paese. E parlando di ferite è da augurarsi che la catena commerciale continui a funzionare. Ad esempio, in altri municipi del Paese per limitare l’alta morosità dei contribuenti si accetta da questi in cambio delle imposte un equivalente in prodotti agricoli, di materiali o servizi.

Che cosa vuol dire per gli uruguaiani vivere in un mese di agosto del 2002 quando si vedono obbligati a ritornare ad un sistema economico di mille anni fa, ovvero al cambio in natura? Il paese è sotto shock. Un sintomo è che i piccoli e non tanto piccoli risparmiatori hanno ritirato il loro contante dal conto in banca e lo hanno nascosto sotto il materasso. Attenzione, non è un modo di dire; se volete un dato tragicomico sembra che esista il progetto di produrre materassi con funzioni di cassaforte… Il ministro dell’economia esorta questi risparmiatori a tornare a depositare nelle banche una somma totale complessiva stimata in circa 1.000 milioni di dollari. Il governo sta facendo un grande sforzo per trasmettere fiducia nei suoi cittadini e negli investitori promettendo ed in qualche caso varando leggi di urgenza, ispirate dalle dette istituzioni internazionali di credito (?), di rafforzamento del sistema finanziario, come pure disposizioni legislative per la riattivazione produttiva. La più volte citata crisi ha prodotto un aumento esplosivo di emarginati che sopravvivono giorno per giorno dipendendo dal pasto quotidiano che viene offerto dallo Stato, da istituzioni di beneficenza private, nonché da singoli privati. Stiamo parlando di circa 15.000 pasti giornalieri. Le citate misure sono per contenere un disastro sociale.

Altri dati per completare il contesto attuale: disoccupazione che si aggira intorno al 16% con tendenza all’aumento; l’industria della costruzione ha già annunciato per fine anno 22.000 nuovi licenziamenti se non si rilancia l’attività; inflazione che si era contenuta sino alla fine del 2001 intorno al 6% e che attualmente si sta avvicinando al 20% e con la previsione che se la situazione non si riprende si potrebbe arrivare a fine anno al 40%. In quello che va dell’anno è emigrato il 10% della popolazione. Infatti è arrivato "il corralito" anche in Uruguay, la gente è spaventata ed insicura. É chiaro che quanto esposto risulta una relazione sommaria e priva di dettagli più approfonditi, però è sufficiente per descrivere una situazione di sofferenza dell’Uruguay in un contesto già compromesso della regione sud americana.

Stiamo vivendo in un mondo globalizzato. Tale definizione deve fare riflettere ed intendere che tale sistema non può avere squilibri. Se il sistema è accettato universalmente si deve pensare che ogni paese appartenente a tale contesto non può sentirsi estraneo alle crisi di altri paesi anche se sono nell’altro emisfero. Concretamente la globalizzazione non è possibile pensarla in un solo senso ovvero ottenere solo profitti senza ridistribuirli.

La globalizzazione definisce leggi che trascinano irrimediabilmente prima o poi i componenti del sistema in situazioni similari sia nel bene che nel male; in altre parole - concludono le ACLI dell’Uruguay - se non vogliamo globalizzare la crisi operiamo nel globalizzare la solidarietà. (Inform)


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