* INFORM *

INFORM - N. 159 - 9 agosto 2002

Marcinelle: alla presenza di Tremaglia si sono svolte le celebrazioni per ricordare le 262 vittime della miniera del Bois du Cazier

La testimonianza di Vincenzo Anniboldi. Inaugurata la campana degli orfani che in memoria della tragedia suonerà l'8 agosto di ogni anno

MARCINELLE - La breve ma intensa visita della delegazione italiana, guidata dal Ministro per gli Italiani nel Mondo Mirko Tremaglia, sui luoghi della memoria di Marcinelle inizia nel piccolo cimitero della cittadina belga con la deposizione delle prime corone e l'esecuzione del silenzio davanti al Monumento "al Minatore". Una cerimonia in cui già si avverte l'affetto e la forte e partecipazione popolare che, al di là della presenze istituzionali, caratterizzeranno l'intera giornata. Saranno infatti i giovani ed i bambini con la loro assidua presenza i veri protagonisti, prima con la deposizione di un fiore sulle tombe dei minatori ignoti e poi con la successiva inaugurazione della campana degli "Orfani", di questa giornata dedicata al ricordo e alla memoria. Una tangibile solidarietà che si fa più intensa quando la folla e le autorità si stringono intorno alla lapide dedicata al Sacrificio del Minatore Italiano per deporre corone di fiori - tra i numerosi omaggi floreali quelli del Ministro per gli Italiani nel mondo, delle Associazioni, dei rappresentanti dei Comites e del CGIE - e per osservare alcuni minuti di raccoglimento.

E' in questo luogo - mentre i vessilli degli Ex Minatori di Marcinelle, dei Bellunesi nel Mondo, dell'Associazione Nazionali Alpini e dell'Associazione Pensionati Minatori vengono issati con orgoglio da anziani minatori che indossano gli indumenti da lavoro e le attrezzature degli anni ‘50 - che incontriamo Vincenzo Anniboldi. Un uomo che ha vissuto l'intera vita in miniera e che è stato diretto testimone della sciagura dell'8 agosto del 1956. Una tragedia che spezzò la vita di 262 minatori - di questi 136 erano italiani - e lasciò senza padre 406 bambini. "Ho assistito a questo dramma - esordisce l'uomo che ha passato oltre trent'anni a scavare carbone - insieme agli altri scampati e con l'angoscia nel cuore, per gli amici che erano rimasti intrappolati, vedendo il fumo che fuoriusciva dalla miniera. Ma dopo dieci minuti, il gas e le fiamme a quella profondità non perdonano, ci eravamo già resi conto che non c'era molto da fare e che i nostri compagni erano morti. Dopo trent'anni di lavoro - continua Anniboldi rispondendo alla nostra domanda su quali siano i suoi sentimenti a quasi mezzo secolo dalla tragedia - quando ho conseguito il diritto alla pensione ho pianto pensando a quei ragazzi che non c’erano più. Io oggi non ho più la forza di un tempo, ma scenderei già da domani in miniera se dovessi insegnare ai ragazzi, che vivono questa difficile esperienza lavorativa, come ci si difende dai pericoli del sottosuolo. Questa giornata - sottolinea l'ex minatore ribadendo l'importanza di non dimenticare - mi fa rivivere il passato e quindi un po' mi rattrista, ma credo che sia importante ricordare soprattutto per non dimenticare le disumane circostanze - siamo stati portati qui dall'Italia stipati in vagoni da bestiame - che abbiamo dovuto affrontare. Esperienze drammatiche che non potrò mai dimenticare. Oggi sto bene, ho i soldi per le sigarette, una famiglia stupenda e una macchina in garage. Ma il prezzo di tutto questo nessuno lo può immaginare. Non ho nulla contro il Belgio - conclude l'emigrato italiano evidenziando un distacco non indifferente per una persona che ha sofferto tanti anni di "mina" - perché negli anni ‘50 questo Paese non era ancora pronto ad accogliere dei lavoratori stranieri".

Ma il momento saliente delle celebrazioni - dopo una breve sosta al Monumento al Minatore dove sono stati eseguiti gli inni dell'Unione Europea, dell'Italia e del Belgio - è stato il primo rintocco della campana degli orfani e delle vedove. Una vera opera d'arte che è stata offerta dalle Regioni italiane su iniziativa della Federazione Nazionale dei Maestri del Lavoro d'Italia, Consolato Regionale del Molise. Una cerimonia toccante - il suono della campana ha echeggiato a lungo sul luogo della tragedia e cioè nel cuore della restaurata miniera del Bois du Cazier - che ha coinvolto sia chi quel dramma l'ha vissuto in prima persona - sui volti degli ex minatori era visibile la commozione - sia i tanti giovani presenti che dell'evento hanno solo sentito parlare. All'ombra delle due gigantesche torri che sovrastano l'intera struttura, all'interno della miniera - nei moderni saloni si aprono delle ampie vetrate da cui sono visibili gli antichi macchinari utilizzati dai minatori e spaccati degli originari ambienti di lavoro - si è conclusa la prima parte della cerimonia commemorativa, con i brevi discorsi del Borgomastro di Charleroi Van Gompel - che ha ricordato gli imponenti stanziamenti (110 milioni di euro) erogati per il restauro della miniera e la realizzazione del Museo del vetro, del ferro e dei beni industriali - e del Presidente Nazionale dei Maestri del Lavoro d'Italia Luigi Arisio. Oltre alla campana, dal Console Regionale dei Maestri del Lavoro del Molise Anna di Nardo Ruffo è stata consegnata agli amministratori di Charleroi una pergamena nella quale vengono ribaditi i valori della pace, della fratellanza e dei diritti umani. (Lorenzo Zita-Inform)


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