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INFORM - N. 158 - 8 agosto 2002

Marcinelle: un monito da non dimenticare

ROMA - Un autorevole settimanale italiano che veniva pubblicato in Belgio nei primi anni del dopoguerra riportava l’annuncio della tragedia di Marcinelle con un titolo a tutta pagina , su otto colonne, laconico nella sua drammaticità: "Al Bois du Cazier tutti morti a 1035!". Così il "Sole d’Italia", diretto da un giornalista diventato portavoce delle esigenze dei minatori e troppo presto dimenticato, di nome Ettore Anselmi, annunciava la catastrofe mineraria.

Una notizia agghiacciante che provocò un brivido di terrore nell’opinione pubblica mondiale ed in particolare in quella di casa nostra, essendo stato il numero di morti italiani il più alto. Infatti, dei 262 minatori europei deceduti, ben 136 provenivano dall’Italia, e precisamente da 13 regioni con in testa l’Abruzzo, che ebbe a lamentare 60 morti. Buona parte di essi proveniva dal Comune di Manopello, dove recentemente il Consiglio comunale in seduta straordinaria si è riunito nella piazza centrale attorno all’o.n. Mirko Tremaglia, per rendere omaggio ai concittadini caduti e per invitare il Ministro degli Italiani nel mondo ad impegnarsi, affinché la tragedia di Marcinelle non venga mai dimenticata, ma rimanga come monito a ricordare il calvario che la nostra gente ha dovuto affrontare emigrando in ogni continente e riaffermando la sacralità dei diritti sociali per chiunque ha lasciato la propria terra, perché obbligato ad affrontare il futuro oltre i confini.

Uno scandaloso accordo

Il 23 giugno 1946 l’Italia firmava un accordo bilaterale scandaloso con il Belgio che prevedeva l’invio settimanale di 2.000 operai, in cambio di 200 chili di carbone per ogni giornata lavorativa di ciascun minatore italiano.

Con l’accordo veniva sancita una tacita "deportazione economica" in cambio di un lavoro. Un baratto ignobile siglato da legittimi governi, messo sotto accusa dieci anni dopo dalle vittime di Marcinelle che gridavano vendetta perché, sempre in Belgio, non si contavano ormai i morti italiani che erano caduti nelle miniere: Basti ricordare che nel 1946 si ebbero 17 morti italiani; nel 1947: 32; 1948: 37; 1949: 41; 1950: 40; 1951: 51; 1952: 52; 1953: 101; 1954: 56; 1955: 38; 1956: 187; 1957: 47; 1958: 32; 1959: 25; 1960: 34; 1961: 25; 1962: 29; 1963: 23. Una sofferenza senza fine.

Complessivamente sono stati 867 gli italiani periti nelle miniere del Belgio. Una cifra significativa, emblematica, ma nello stesso tempo drammatica, a denunciare una tragedia continuata per decenni e vissuta sulla pelle della nostra gente emigrata, senza che nessuno nei palazzi romani si scomponesse.

A Marcinelle, l’on. Tremaglia ebbe a dichiarare in uno dei tanti pellegrinaggi effettuati in silenzio: "Così è finito il sogno di chi, piangendo, lasciava la terra per cercare, nel durissimo lavoro, la soluzione di chi in patria non trovava occupazione. La memoria storica di quanto è accaduto deve far rivivere, davanti a noi, non solo le immagini di quel giorno spaventoso, ma deve costituire la stella polare di chi, su quel grande sacrificio, vuole costruire una nuova società".

"Vi è il sacro dovere di rispettare a tutti i costi il lavoro, - ha continuato il "Deputato degli emigrati - che deve essere il protagonista di una nuova politica di sicurezza, di partecipazione e di giustizia sociale, dove nessuno possa imporre con il danaro il proprio tornaconto e dove i lavoratori, in collaborazione con i datori di lavoro, tornino a d essere i protagonisti del loro avvenire".

Queste sacre parole recitate in anni non sospetti sono l’essenza chiara e lucida di questa Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, che anche a Piero Fassino ha dato spunto ad accogliere favorevolmente l’iniziativa, affermando che "gli italiani all’estero oggi sono un fattore di sviluppo per i paesi di accoglimento e una ricchezza per l’Italia".

Parole sacrosante e toccanti come quelle che il Presidente della Repubblica ha riservato al messaggio rivolto al Ministro per gli Italiani nel mondo, che Tremaglia ha letto a Marcinelle, in cui Carlo Azeglio Ciampi afferma tra l’altro: "In questa importante occasione, rivolgo a Lei, Signor Ministro, che ha avuto il merito di ideare la Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, ai rappresentanti degli enti e delle istituzioni presenti alla cerimonia di commemorazione, ai familiari delle vittime ed agli intervenuti, il mio solidale pensiero insieme al mio saluto cordiale". (Bruno Zoratto-Inform)


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