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INFORM - N. 156 - 6 agosto 2002

Dal Messaggero di sant’Antonio

Le nuove sfide del sindacato

Intervista a Savino Pezzotta, segretario generale della Cisl. Dal mercato del lavoro a quello delle opportunità. Flessibilità e welfare. I nuovi servizi della Cisl con un occhio di riguardo per gli italiani all’estero.

ROMA - In un momento di forte conflittualità sociale, in Italia e in Europa, e di fronte alle grandi trasformazioni che il mercato del lavoro dovrà affrontare, si intensifica il dibattito sul ruolo del sindacato e sulla difesa dei valori che hanno segnato le conquiste di lavoratori, lavoratrici e pensionati italiani. Ne abbiamo parlato con Savino Pezzotta, prima segretario della Cisl-Lombardia, poi segretario confederale, e da un anno segretario generale della Cisl.

- Quali sono stati i momenti salienti e decisivi nei quali la Cisl ha visto riconosciute le proprie prerogative e istanze?

- L’anno che abbiamo alla spalle è stato molto interessante e, per alcuni versi, molto difficile. È stato l’anno del nostro Congresso: abbiamo individuato alcuni percorsi importanti per quanto riguarda la modernizzazione del mercato del lavoro e i nuovi interventi sul welfare. Punto decisivo è sicuramente il confronto che abbiamo aperto con il governo italiano, che ormai dura da tanti mesi, in cui abbiamo cercato di affermare soprattutto l’autonomia del sindacato. Non ci siamo posti la questione se questo governo fosse di centrodestra o di centrosinistra, ma solo del merito delle vicende che dovevamo affrontare. Credo che questo sia stato il vero apporto, l’idea-base che la Cisl ha dato al sindacalismo: anche nella realtà del bipolarismo, un sindacato deve rimanere solo ed esclusivamente sindacato, e non schierarsi né con un Polo né con un altro, ma solo dalla parte delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati. È la vera battaglia che abbiamo combattuto quest’anno e che stiamo combattendo tuttora.

- La pesante flessione della produzione industriale in Italia preoccupa imprese e sindacati: tagli ai posti di lavoro, rischi per gli investimenti, e forse lo spauracchio di una ripresa che tarda a concretizzarsi nonostante le previsioni del governo. Un quadro che non può lasciare indifferente la Cisl.

- Noi guardiamo all’attuale situazione economica con qualche preoccupazione, ma senza drammi, perché sono già stati compiuti alcuni passi importanti. Certo: il calo della produzione industriale, la crisi della Fiat, la non forte crescita del prodotto interno lordo sono tutti elementi che ci preoccupano e sui quali continuiamo a chiedere al governo una politica economica e industriale molto più decisa, anche per fare in modo che l’Italia sia più competitiva sui mercati internazionali. Il che richiede una profonda modernizzazione del nostro apparato produttivo in termini di prodotti: penso alla nostra assenza in settori strategici come quelli dell’informatica, delle telecomunicazioni e delle biotecnologie. Penso anche al divario fra il Nord e il Sud che frena ogni possibilità di competizione e di sviluppo del nostro Paese. Sono questioni sulle quali stiamo puntando con decisione affinché il governo si dia una mossa.

- Riforma del mercato del lavoro e welfare: due sfide per governi e sindacati in tutta Europa dinanzi all’incalzante globalizzazione. Qual è la vostra posizione rispetto a scelte politiche tendenti spesso ad una liberalizzazione selvaggia del sistema produttivo?

- Credo che quando parliamo del mercato del lavoro nel nostro Paese, dobbiamo tenere presenti alcune questioni. Innanzitutto, l’Italia è un Paese dove il numero di persone che lavorano è inferiore a quello di altri Paesi. C’è quindi un gap da superare: più persone lavorano, più richiesta viene prodotta, più entrate ha lo Stato, più è salvaguardato il nostro sistema sociale. La seconda questione riguarda la disoccupazione: un problema che riguarda tutto il Paese ma con una differenziazione. Mentre abbiamo tassi di disoccupazione dal 3 al 4% nelle aree del Nord, arriviamo oltre il 20% nelle aree del Mezzogiorno, per cui parlare di disoccupazione significa affrontare la questione del Sud. Un terzo aspetto riguarda il lavoro nero, sommerso: la vera piaga del mercato del lavoro italiano che richiede un forte impegno da parte del sindacato, delle forze imprenditoriali e degli enti locali per scovare le imprese che lavorano al di là di ogni regola e di ogni rispetto contrattuale per riportarle all’interno della normalità.

L’ultimo problema è quello delle prospettive. Noi abbiamo bisogno di un sistema formativo più attento alla questione del lavoro. Tenendo conto della flessibilità e delle nuove forme di lavoro, ci deve essere un percorso formativo di accompagnamento per tutto l’arco della vita, dando ai lavoratori tutte le opportunità per restare su un mercato del lavoro che è diventato più complesso. È un modo per trasformare il mercato del lavoro in un mercato delle opportunità.

- A Verona, recentemente, la Cisl ha organizzato un convegno sui servizi (patronati, turismo sociale, assistenza per la dichiarazione dei redditi, ecc.) che la Confederazione intende fornire in una nuova dinamica di rapporti con i cittadini. Quali novità sono emerse?

- Compito primario del sindacato è quello di negoziare e conquistare diritti e tutele maggiori per i propri iscritti. Accanto a questo, abbiamo sviluppato una serie di servizi che riguardano il fisco, la previdenza attraverso il Patronato, l’assistenza, il turismo e una molteplicità di iniziative che servono a migliorare le condizioni di vita delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati, accompagnandoli nel loro rapporto con la pubblica amministrazione. Stiamo passando da un sistema di servizi di tipo assistenziale a un sistema più promozionale e pertanto più integrato all’interno dell’attività sindacale.

- L’Europa, con le sue novità (soprattutto l’Euro) e con l’apertura ai Paesi dell’est, avrà presto la sua Costituzione. Chi garantirà la continuità delle conquiste civili e sociali, per cui anche il sindacato si è battuto in questi decenni?

- È certamente un fatto positivo che si avanzi sul terreno dell’unità dell’Europa e del suo allargamento ai Paesi dell’Est che, non per colpa loro, sono stati esclusi dal rapporto con quella che potremmo chiamare la comune famiglia europea. È un processo irreversibile ma anche pieno di valori e prospettive. È la prima volta nella storia del mondo che assistiamo ad un’unificazione degli Stati senza la guerra. Il sindacato si impegnerà affinché anche all’interno della nuova Costituzionale europea sia salvaguardato il modello sociale europeo, che è fatto di tutele, garanzie e rappresentanze sociali, sia sindacali come di altre associazioni per garantire il pluralismo sociale e il ruolo dei corpi intermedi.

- Che prospettive ci sono, in campo sociale, a favore dei cittadini italiani e dei migranti in genere?

- Stiamo cercando, con il Ministero degli Esteri, di garantire le tutele massime per i lavoratori italiani all’estero, anche attraverso le convenzioni. In questo momento siamo molto attenti a quanto sta avvenendo in Argentina, Paese in cui vive una larga parte di lavoratori e cittadini d’origine italiana, ma cerchiamo di portare ovunque i nostri servizi e orientamenti per dare assistenza a tutti i lavoratori. È in pratica un’opera di attenzione e accompagnamento rivolta ai connazionali che risiedono all’estero e agli altri italiani che vivono in quella dimensione. (Luciano Segafreddo e Gianni Tosini - Messaggero di sant’Antonio/Inform)


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