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INFORM - N. 156 - 6 agosto 2002

Realizzato dall’EPASA un utile strumento di consultazione al servizio della vecchia e nuova emigrazione

"Il nuovo Accordo di Sicurezza sociale italo-australiano"

ROMA - A tutt'oggi sono quasi mezzo milione le pensioni, a regime internazionale ed autonomo, che gli Istituti previdenziali italiani pagano all'estero. L'erogazione di queste prestazioni, per un importo totale che supera i 2000 miliardi di vecchie lire, viene regolamentata, per la quasi totalità delle aree interessate dall'emigrazione italiana, da specifiche convenzioni bilaterali che, pur non avendo la medesima tempestività operativa dei regolamenti previdenziali emanati dall'Unione Europea, garantiscono agli interessati - attraverso la parità di trattamento, la totalizzazione dei periodi assicurativi e l'esportabilità delle prestazioni - il pieno mantenimento dei diritti previdenziali acquisiti o in corso d'acquisizione. Un lungo iter, quello delle convenzioni internazionali, che, oltre a prevedere complesse procedure di ratifica da parte dei singoli Stati, viene sicuramente appesantito dall'inevitabile necessità di adeguare l'accordo all'evolversi dei contesti previdenziali dei singoli Paesi.

Per cercare di rendere più accessibili queste materie così complesse ed in continua evoluzione l'EPASA, il Patronato della Confederazione dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA), ha pubblicato una dettagliata opera dal titolo "Il nuovo Accordo di Sicurezza sociale italo-australiano". Una guida sintetica e ragionata - nel volume sono analizzate le parti salienti dell'accordo, il sistema di sicurezza sociale australiano, le prestazioni italiane ed australiane incluse nell'intesa, i contenuti delle convenzioni bilaterali e dettagliate informazioni sull'accordo in materia di assistenza sanitaria stipulato fra i due Paesi - che il curatore dell'opera Virginio Aringoli ha realizzato con chiari intenti divulgativi.

Un prezioso strumento di lavoro, di estrema utilità per gli operatori del settore e per chiunque intenda avvicinarsi a questa materia, che presenta al lettore - da segnalare in questo contesto la presentazione del direttore generale dell'EPASA/CNA Fosco Corradini e l'introduzione di Giuseppe Bea - sia l'ambito socio-demografico in cui è maturato l'accordo (a tutt'oggi la comunità italiana presente in Australia è composta da quasi un milione di persone), sia il complesso intreccio normativo che ha dato vita all'intesa previdenziale. Dopo una breve analisi del contesto sociale australiano - secondo un recente accertamento statistico sarebbero quasi 60.000 le pensioni erogate dall'Italia per i nostri connazionali che risiedono o hanno svolto attività lavorativa in Australia - il volume entra infatti nel vivo con l'elencazione delle categorie coperte dall'accordo siglato a Roma il 13 settembre del 1993. La convenzione viene applicata alle persone che soggiornino, o siano state, residenti in Australia e che possano far valere periodi di contribuzione sulla base della nostra legislazione (nei casi previsti potranno godere dei benefici anche i familiari a carico ed i superstiti dei soggetti assicurati).

Per quanto concerne le prestazioni assicurate dall'ultimo accordo, entrato in vigore il 1° ottobre 2000, sul versante italiano troviamo in primo luogo l'indennità di disoccupazione, le pensioni di vecchiaia, di anzianità, di invalidità, di inabilità e le contribuzioni ai superstiti. Dall'Australia è stata invece applicata la raccolta di leggi sulla sicurezza sociale del 1991 che contempla, oltre alle pensioni di vecchiaia ed inabilità, la copertura previdenziale per le mogli, per i coniugi colpiti da lutto (una prestazione temporanea di durata non superiore alle 14 settimane), per gli invalidi e gli orfani di entrambi i genitori. Ma gli elementi fondanti dell'accordo, al di là delle specifiche direttive presenti nei singoli ordinamenti nazionali, vanno individuati nella parità di trattamento dei soggetti interessati nell'applicazione delle rispettive legislazioni di sicurezza sociale e nella possibilità del futuro pensionato di totalizzare e cioè di sommare i periodi di contribuzione accreditati in Italia con i periodi di residenza: per avere efficacia la permanenza non dovrà essere inferiore ai 12 mesi, riconosciuti in Australia.

Ai fini dell'intesa, inoltre, le prestazioni erogate da una parte contraente saranno esigibili, senza alcuna decurtazione, anche sul territorio dell'altro Paese. Un principio cardine dell'accordo - altro elemento fondante della convenzione è la possibilità di concordare in un ogni momento la revisione di una qualsiasi parte dell'intesa - che non impedisce però alcune preventive decurtazioni. Se infatti si analizzano i metodi di accertamento sul reddito del richiedente italiano, effettuati sulla base della normativa australiana, appare infatti subito evidente la mancata valutazione di importanti prestazioni assistenziali italiane, come ad esempio l'integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali e le prestazioni familiari. Un'esclusione dall'accertamento reddituale che viene applicata sia ai residenti in Australia, sia ai connazionali che sono tornati a vivere in Italia. (Lorenzo Zita-Inform)


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