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INFORM - N. 153 - 31 luglio 2002

Ritardi nell’aggiornamento dell’Anagrafe: le critiche dei DS della Svizzera

BASILEA - A fronte del grave ritardo accumulato da questo governo nell’avviare i lavori di aggiornamento e di rettifica degli schedari anagrafici che dovrebbero servire nell’immediato al rilevamento del censimento degli italiani all’estero, previsto per il prossimo 21 marzo, al rinnovo dei Comites e del CGIE, previsti anche per la prima metà dell’ anno prossimo, ed infine alle prime elezioni politiche a cui dovrebbero prender parte gli oltre 4 milioni di aventi diritto residenti nei diversi continenti, si assiste ad un’inspiegabile lentezza nella messa a regime delle disposizioni contenute nella legge 470 del 28 ottobre 1988, modificata nella primavera di quest’anno. E’ quanto sostiene in un comunicato la Federazione svizzera dei Democratici di sinistra.

Non passa giorno – prosegue il comunicato - senza che il ministro degli Esteri ad interim come anche quello per gli Italiani nel mondo non facciano proclami, enunciazioni e si scambino complimenti sul loro operato a favore degli italiani all’estero.

Si rileva, invece, e si ribadisce che il lavoro di ripulitura degli anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero rappresenta la premessa essenziale affinché possano essere mantenute e rispettate sia le scadenze stabilite dai dettami parlamentari, sia per appianare la preoccupante differenza dei dati che esiste tra i nostri consolati e le anagrafi dei singoli comuni.

Contestualmente ai ritardi che si registrano nei lavori di ripulitura delle anagrafi, ad oggi risulta che in Svizzera alcune sedi consolari abbiano già provveduto all’assunzione di personale a tempo indeterminato senza che in tutto il territorio elvetico fosse mai stato pubblicato un bando di concorso, tanto meno siano stati avvisati i Comites. Sorge il "legittimo sospetto" che il reclutamento del personale avvenga in modo discrezionale e arbitrario, e che quindi si corra il rischio di contravvenire alle disposizioni dell’articolo 2 della legge in questione; avviando un metodo ed una pratica che faremmo bene a non esportare all’estero, dove vigono regole e pratiche di trasparenza e di buon costume e mettendo a rischio il già fragile avvio della rappresentanza politico-istituzionale che con grandi sacrifici stiamo cercando di creare. Quest’occasione pubblicizzata a dovere potrebbe servire invece – rilevano infine i Ds della Svizzera - per permettere ai tanti giovani all’estero di avvicinarsi e di mettersi al servizio delle istituzioni italiane. (Inform)


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