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INFORM - N. 153 - 31 luglio 2002

Dino Nardi (CGIE): Aumento della pensione minima: "Il Governo risparmia con gli emigrati!"

ZURIGO - Apprendiamo che finalmente, con ben sette mesi di ritardo e dopo tante, troppe, sollecitazioni, il Ministero del Welfare ha deciso di applicare anche ai pensionati italiani residenti all’estero i benefici previsti dall’articolo 38, comma 1 e seguenti, della Legge Finanziaria 2002. Cioè l’aumento delle pensioni minime al famoso milione di lire (516,46 euro) mensile.

Soddisfatti? Si, però… con una interpretazione, che definiremmo "pidocchiosa", della legge (nonostante si sia ben al di sotto del tetto di spesa che era stato previsto per la sua copertura), ecco che ai pensionati emigrati non si garantisce il milione di lire al mese bensì solo l’importo che, al massimo, corrisponde alla differenza tra l’ammontare dell’attuale pensione minima, 760'000 lire al mese, ed il milione di lire. Cioè 240'000 lire mensili, ossia 124 euro! Questo, spiegano al Ministero del Welfare ed all’INPS, per coerenza con la legislazione previdenziale italiana che, da oltre dieci anni, condiziona ormai l’integrazione al trattamento minimo, ai pensionati residenti all’estero ed ai titolari di pensioni italiane in convenzione internazionale, a tutta una serie di condizioni restrittive che, praticamente, ne rendono difficilissimo, se non impossibile nella pratica, il diritto.

Resta il fatto che la decisione presa, come più volte ribadito anche dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, non è assolutamente conforme alla norma della Legge Finanziaria 2002. Quindi è da prevedere un notevole contenzioso dei pensionati residenti all’estero contro l’INPS per questa decisione che li penalizza e delude, tra l’altro, le aspettative di tutti quei pensionati emigrati che si trovano in grave stato di indigenza e risiedono in Paesi ad economie deboli privi di qualsiasi protezione sociale, come l’America Latina ed in particolare in Argentina dove oggi, per le ben note vicende, moltissimi nostri connazionali emigrati anziani sopravvivono nella più assoluta precarietà economica.

In ogni modo c’è, quantomeno, da sperare che l’INPS attivi immediatamente le necessarie procedure amministrative e che, anche per i pensionati all’estero, si applichi le procedure semplificate già messe in atto in Italia per la verifica delle condizioni reddituali, affinché i destinatari dell’aumento pensionistico possano goderne al più presto i pur modesti benefici. (Dino Nardi, (Presidente Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE)

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