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INFORM - N. 152 - 30 luglio 2002

Senato: illustrati dal Presidente della III Commissione Fiorello Provera i risultati della recente missione parlamentare in Argentina. Solo l'aumento delle esportazioni potrà dare nuovo impulso all'economia

ROMA - Alla vigilia della consueta sospensione estiva dei lavori parlamentari - le Camere torneranno a riunirsi a metà settembre - il Presidente della Commissione Esteri-Emigrazione del Senato Fiorello Provera ha illustrato i risultati del viaggio compiuto in Argentina, dal 1° al 5 luglio, da un folto gruppo di senatori. Hanno partecipato all'iniziativa - oltre allo stesso Provera ed ai componenti della Commissione Esteri Grillotti e Martone - i rappresentanti della Commissione Lavoro Zanoletti (Presidente) Battafarano e Morra, gli esponenti della Commissione Industria De Rigo, Maconi e Mugnai ed il senatore Dettori della Commissione Ambiente.

In Argentina - la delegazione ha incontrato personalità politiche, imprenditori, sindacalisti, esponenti della nostra diplomazia e rappresentanti della comunità italiana - i senatori hanno cercato di approfondire sia le ragioni della complessa crisi argentina, sia gli eventuali interventi da intraprendere per favorire la ripresa economica del grande Paese d'accoglienza. Una fitta serie di appuntamenti - dopo un colloquio preliminare con l'ambasciatore Nigido i senatori hanno incontrato i Ministri Ruckauf (Esteri), Lavagna (Economia), Camaño (Lavoro), il vice Presidente del Senato Lopez Arias, il Presidente dell’Unione Industriale Argentina Massuh, il leader della frazione dissidente della Confederazione Generale del Lavoro Moyano e i dirigenti della Centrale del Lavoro Argentina Wasieijko e Custer - che ha permesso di ricostruire, anche grazie alle testimonianze dei rappresentanti delle autorità consolari, dei Comites, del CGIE, e del direttore dell'Istituto per il Commercio Estero (ICE) di Buenos Aires Balmas, le cause e la lunga concatenazione di eventi che hanno portato alla drammatica situazione argentina.

Quella dell'Argentina, secondo quanto riferito dal Presidente Provera, è infatti una crisi che viene da lontano. Tutto nacque negli anni settanta quando il tessuto della piccola e media impresa argentina comincio a disarticolarsi. Una prima crisi che venne resa ancora più complessa quando, a partire dalla seconda meta degli anni novanta, aumentò a dismisura la spesa pubblica e venne introdotta, con effetti disastrosi sulla competitività internazionale della produzione, la pari convertibilità della moneta argentina con il dollaro. La situazione precipitò nel 2001 con la fuga dei capitali all'estero ed il conseguente congelamento dei conti correnti bancari (il cosiddetto corralito). Una misura estrema che, oltre a sancire la definitiva crisi dell'intermediazione finanziaria, fece montare la protesta di piazza e portò al tracollo delle istituzioni.

Oggi, mentre l'Argentina guidata da Edoardo Duhalde sta cercando nuove soluzioni politiche ed economiche, il principale problema rimane il raggiungimento di un accordo con il Fondo Monetario Internazionale. Un'intesa difficile - l'enorme disavanzo pubblico, le continue fluttuazioni del peso e la persistenti spese delle provincie sono viste con preoccupazione dai dirigenti del Fondo - che non rappresenta però una soluzione a lungo termine. Per uscire dalla crisi - secondo quanto dichiarato dal Ministro degli Esteri Ruckauf - sarebbe infatti necessaria una concreta e duratura apertura dei mercati europei e statunitensi ai prodotti argentini. Per questo motivo - la delegazione italiana ha segnalato al Ministro degli Esteri anche le aspettative dei 350 mila risparmiatori italiani detentori di titoli argentini – assumono particolare interesse le iniziative ed i negoziati del Mercosur che potrebbero favorire un accrescimento delle esportazioni e quindi la restituzione dei capitali agli investitori stranieri. Per la ripresa - secondo Ruckauf - assumeranno un ruolo determinante le piccole e medie imprese argentine che potranno, una volta superati gli ostacoli giudiziari e burocratici, stipulare specifiche joint- ventures con imprese italiane che metterebbero il capitale in cambio della manodopera.

Un altro colloquio di estremo interesse è stato quello delegazione con il Ministro dell'economia Lavagna il quale, dopo aver ricordato la necessità di mantenere attivi i mercati finanziari interni (nel mese di giugno l'inflazione è tornata al di sotto del 4%) e di adempiere alle imminenti scadenze imposte dal Fondo Monetario Internazionale - ha chiesto all'Italia di sostenere gli sforzi argentini innanzi agli organismi finanziari che operano a livello globale. In questo contesto - in attesa di un accordo biregionale che definisca un libero scambio di merci tra Mercosur e l'U.E - l'Argentina ha comunque già presentato alla stessa Unione una lista di emergenza dei beni per i quali, nella condizione di grave difficoltà che si prevede avrà durata pari a 10-18 mesi, si chiedono delle facilitazioni di accesso al mercato europeo. Sino a questo momento però l'U.E. ha concesso solo un elevamento delle quote di carne importate dall'Argentina che passano da 28 mila a 38 mila tonnellate per il 2002.

Con il Ministro del Lavoro, signora Camaño, sono stati invece approfonditi i programmi per l'occupazione, le dinamiche salariali - proprio in questi giorni il settore privato ha ricevuto un aumento di 100 pesos - e le problematiche previdenziali. Al termine della missione la delegazione ha dunque acquisito - dal mondo sindacale argentino è stata richiesta a gran voce una radicale riforma delle Istituzioni, dei partiti e dell'assetto federale dello Stato - precise informazioni sul cattivo funzionamento istituzionale, sul federalismo disorganizzato e sui rapporti che intercorrono tra poteri. Per quanto concerne gli incontri con gli esponenti della comunità italiana - che può vantare in Argentina 611.476 connazionali iscritti all'AIRE - dal Presidente della Commissione Esteri e stato in primo luogo sottolineato come la parte prevalente della collettività italiana non abbia optato, pur avendo richiesto il passaporto ( a tutt'oggi sono circa 300.000 i cittadini di origine italiana che attendono di poter presentare la documentazione per la cittadinanza), per il rientro in Patria.

Il senatore Provera a poi ricordato come dall'incontro con i Consoli italiani - finalizzato alla diretta conoscenza delle problematiche della rete consolare e del reale apporto della comunità italiana alla configurazione economico e sociale delle Provincie - sia emersa una seria lamentela circa l'inadeguatezza delle sedi e degli organici di numerosi consolati. Una situazione difficile - nemmeno l'approvazione della legge n. 35 del 2002 sull'assunzione di contrattisti ha risolto le problematiche connesse alla carenza di personale , che viene resa sempre più complessa dal continuo aumento delle domande di cittadinanza. Una corsa al passaporto che non si concluderà necessariamente con un'immigrazione di massa verso l'Italia, ma che consentirà ai disoccupati argentini di entrare a fra parte dell'Unione Europea. (Lorenzo Zita-Inform)


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