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INFORM - N. 151 - 29 luglio 2002

Aumento a 516 euro delle pensioni di importo più basso. La Uim denuncia: "Ancora nulla per i pensionati residenti all’estero"

ROMA - Nella legge finanziaria 2002 (approvata lo scorso anno dal Parlamento italiano) è stato previsto l’aumento a 516 euro al mese delle pensioni di importo più basso. Una norma criticata fin dall’inizio dalla Uil Pensionati. Oggi LA Uilp ribadisce le sue critiche. "Abbiamo subito denunciato - afferma Silvano Miniati, segretario generale Uil Pensionati - che questa misura, per come era formulata, avrebbe creato ingiustizie, confuso ancora una volta assistenza e previdenza e penalizzato i pensionati che hanno pagato contributi previdenziali.

Oggi, dopo circa sette mesi dall’approvazione della norma - prosegue Miniati - i fatti ci danno ragione: il Governo il 16 luglio ci ha finalmente convocato per discutere di come usare le somme rimaste inutilizzate, ma poi non ci ha fornito dati certi su quanti sono coloro che hanno già ricevuto l’aumento, né l’entità della somma non spesa dei 4.200 miliardi di lire già stanziati in finanziaria per l’aumento. E dunque ci ha riconvocato per settembre. Una vera presa in giro".

Dai dati in possesso della UilP risulta che sono circa 1 milione 500mila le persone che hanno già ricevuto l’aumento e, stando alle previsioni dello stesso Inps, non saranno alla fine più di 1.800.000 pensionati; inoltre resterebbe inutilizzata, alla fine dell’operazione, una somma variabile tra i mille e i 1400 miliardi di lire (pari a 500-700 milioni di euro).

La UilP ribadisce che tutta la somma già stanziata per gli aumenti delle pensioni più basse deve essere destinata a questo fine. "Non vorremmo - afferma ancora Miniati - che qualcuno nel Governo stia pensando di ‘scippare’ i pensionati di somme a loro destinate e già stanziate a questo fine nella finanziaria 2002. Sia chiaro che noi ci opporremo con forza a qualsiasi tentativo in questa direzione".

Dichiarazione di Fatiga (CGIE/UIM) sui pensionati all’estero

L’Inps ha individuato circa 200 mila pensionati residenti all’estero che potenzialmente potrebbero avere diritto all’aumento. Ma finora queste persone non hanno ricevuto nulla, neppure la richiesta di rilevazione del reddito. Pende infatti da mesi al Ministero del Welfare un quesito dell’Inps per fissare quanto vada effettivamente erogato ai titolari di pensione in convenzione internazionale (il milione effettivo di lire, come la lettera della legge fa ritenere, oppure un importo più limitato per rendere coerente quest’ultima legge con l’articolata normativa che stabilisce la sostanziale inesportabilità all’estero dell’integrazione al trattamento minimo).

"È inaccettabile - dichiara Franco Fatiga, Segretario generale dell’Unione Italiani nel Mondo - che a distanza di mesi il problema non sia stato ancora affrontato e risolto. Si deve trovare al più presto una soluzione.

Circa un terzo di questi 200 mila pensionati è residente in Slovenia, Croazia, Serbia e Montenegro e in America Latina, Paesi di economia debole che non assicurano alcun sostegno ai pensionati italiani indigenti. Si tratta di persone che dovrebbero avere tutti i requisiti di reddito necessari per ottenere l’aumento. Ma anche la situazione reddituale personale e coniugale di tutti gli altri pensionati residenti all’estero va acquisita al più presto, per attribuire questo concreto aiuto economico a chi effettivamente ne ha bisogno e diritto.

Ci impegneremo - conclude Fatiga - come Uim affinché la norma di legge sia applicata anche nei confronti dei pensionati emigrati e affinché possano ricevere quanto spetta loro". (Inform)


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