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INFORM - N. 151 - 29 luglio 2002

Seconda Conferenza dei Consoli d’Italia nel mondo. Un commento di Zoratto (CGIE): basta con le file nei Consolati italiani all’estero

ROMA - I consolati italiani nel mondo sono quelli che si trovano sulla trincea dei problemi per tutelare gli interessi quotidiani dell’Italia e degli italiani che risiedono all’estero. Un compito arduo, non sempre facile, che in passato è sempre stato messo dai vari governi nel dimenticatoio o nello sfogatoio di qualche istituzione di partecipazione democratica.

Da quando però esiste un Ministro per gli Italiani nel Mondo della "stazza" dell’On. Mirko Tremaglia, la questione è molto, ma molto diversa. Da quando egli ha dichiarato di essere il Ministro del CGIE e dei Comites, gli italiani nel mondo sanno di essere ascoltati, come i Consoli d’Italia nel mondo sanno che il loro referente naturale nell’esecutivo è il Ministro per gli Italiani nel Mondo.

La Seconda Conferenza dei Consoli d’Italia nel mondo si è aperta con un intervento del Sottosegretario di Stato agli Affari Esteri Sen. Alberto Antonione e alla presenza di numerosi rappresentanti del Governo come i Ministri Pisanu e Frattini, i Sottosegretari Mantovano e Boniver e l’On. Selva, Presidente della Commissione Esteri, che sono intervenuti nella Sala delle Conferenze Internazionali della Farnesina alla sessione inaugurale.

La prima sessione della conferenza è iniziata con un interessante ed acuto intervento del Ministro Plenipotenziario Carlo Marsili, Direttore Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie del MAE, che ha trattato la questione della "attività consolare come servizio clienti", "clienti" che sono anche cittadini della Repubblica.

Questo è il problema piu acuto ed urgente che investe la nostra rete consolare messa regolarmente a dura prova, come in Argentina, in Germania e in tanti altri Paesi di forte emigrazione.

La recente approvazione in Parlamento del disegno di legge proposto dal Ministro Tremaglia in concerto con il Ministro degli Esteri per far assumere 350 nuove unità di impiegati locali a contratto per bonificare l’anagrafe consolare, e quindi andare incontro alle evidenti mancanze ed alle tragiche situazioni di disordine lasciate in eredità dai passati governi, è certamente un fatto positivo che però non può risolvere l’antica crisi dei consolati di forte emigrazione, che traspare con evidenza in questa importante assise dei nostri consoli.

Non a caso si è parlato concretamente di come mettere concretamente in rete le 140 Ambasciate, i 125 Consolati, i 96 Istituti Italiani di Cultura all’estero, gli Istituti Enit e Ice esistenti nel mondo, che in parte vanno "rifondati".

Non a caso traspare fra i consoli giustamente la necessità di diminuire le costose assunzioni di ruolo in tutti i vari settori. Un autista di ruolo inviato ad esempio in una ambasciata o in un consolato in India costa dai 4 ai 6 mila Euro mensili, mentre sul posto, nel rispetto delle legislazioni locali, con cento Euro si ha un autista che conosce le strade di casa sua senza alcuna difficoltà.

Ma questa via obbligatoria viene aspramente contrastata da alcune sigle sindacali che invece di difendere i "diritti dei lavoratori" sembrano protese a tutelare anacronisticamente i privilegi di una casta ben pagata.

Durante il recente incontro con il personale del Consolato Generale di Toronto e l’On. Tremaglia la rappresentante del sindacato CGIL-Esteri Lucia Orlandini consegnò al Ministro per gli Italiani nel Mondo una lettera sottoscritta dal personale di ruolo in cui si esprimeva lo sconcerto e la viva preoccupazione che ha suscitato il recente provvedimento legislativo del governo relativo all’assunzione di 350 impiegati a contratto temporaneo.

Scandaloso! Cioè, il personale di ruolo, invece di essere soddisfatto di questo importante segnale che va incontro alle esigenze del consolato, si è sentito offeso perché per lorosignori le assunzioni in loco nel rispetto delle normative locali ledono la inossidabile veste del dipendente strapagato e di ruolo.

Sul ruolo dei consolati a sostegno dell’internazionalizzazione delle imprese è intervenuto l’on. Antonio Marzano, Ministro delle Attività produttive.

Sulla promozione culturale e linguistica, settore tanto controverso e criticato del firmamento MAE, è intervenuto il Sottosegretario Mario Baccini, che ha fatto comprendere l’esistenza di serie difficoltà provocate talvolta dalla faziosità di certe iniziative di alcuni Istituti di Cultura che invitano, grazie alla DGPCC della Farnesina, i soliti "sinistrosi" dimenticandosi, ad esempio, di ricordare con qualche iniziativa controcorrente il 20.mo della morte di Giuseppe Prezzolini, l’italiano che Indro Montanelli considerava maestro, anniversario che gli Istituti Italiani di Cultura all’estero hanno tutti ignorato.

Anche della politica dei visti - aspetto, questo, marginale ma di estrema importanza per la sua delicatezza e la sua necessità – si è ampiamente trattato in un gruppo di lavoro, come degli aspetti legati alla complessa prolematica della sottrazione internazionale dei minorenni.

Una giornata di intenso lavoro che conferma l’esistenza dei tanti problemi nuovi e la necessità di un simile incontro, che vede regole e norme talvolta antiche e superate, con i consoli che quotidianamente vengono investiti di nuove competenze, con una utenza giustamente esigente che non comprende e non capisce perché dalla gran parte dei centralini telefonici dei consolati italiani nel mondo (a Stoccarda giungono circa 1.000 telefonate al giorno) non si riesce ad avere una risposta degna di un paese civile e moderno, come l’Italia dovrebbe essere. Anche perché le file davanti ai consolati sono un segnale grave di una situazione che deve essere giustamente e concretamente affrontata, come più volte sollecitato dal Ministro Tremaglia, dal CGIE e dai Comites presenti nei paesi interessati. (Bruno Zoratto)

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