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INFORM - N. 149 - 25 luglio 2002

Giornata Mondiale della Gioventù, perché a Toronto si parla italiano

Una nota di Mons. Gaetano Bonicelli: "Una lezione sulle migrazioni"

ROMA - Sul SIR del 24 luglio è apparsa una nota di mons. Gaetano Bonicelli, arcivescovo emerito di Siena, sulla XVII Giornata Mondiale della Gioventù che si sta celebrando in Canada. Mons. Bonicelli -fa notare Migranti-press - da sempre è stato coinvolto nella pastorale delle migrazioni e per diversi anni ha ricoperto la carica di direttore nazionale dell’UCEI (Ufficio Centrale Emigrazione Italiana) trasformatosi nel 1987 in Fondazione Migrantes.

I giovani della "Giornata" di Toronto sono molto meno di quelli che hanno popolato quelle precedenti. Siamo in America, in una terra ben pasciuta da cui non vi sono da attendere alti slanci ideali. Conosciamo anche noi tanta gente sazia e indifferente, ma anche fifona. Chi è stato scottato dal fuoco, dice un proverbio, ha paura anche dell'acqua fredda. Tanto più ammirevole la componente italiana, la terza dopo Canada e Usa che giocano in casa. In qualche misura però anche gli italiani si trovano privilegiati per merito degli emigrati italiani.

Lungi da me sollevare qui polemiche sulla recente legge Fini-Bossi sull'immigrazione. Quello che contesto, sulla base di almeno venti anni di lavoro in questo campo, non è la preoccupazione di disciplinare il flusso e il movimento degli stranieri, ma lo stile e lo spirito che hanno ispirato le norme.

Facciamo un piccolo salto indietro, alla fine degli anni cinquanta e ai due decenni successivi. Non è il caso di riportare cifre. Toronto era già una metropoli, ma non certo una mega città come adesso. Sul piano religioso, nel 1960 il 60% degli abitanti erano di matrice protestante mentre i cattolici toccavano sì o no il 35-40%. Comincia allora la grande stagione dell'Ontario. Gli immigrati si moltiplicano e tocca proprio agli italiani diventare il volano dello sviluppo. In larga parte lo scenario dei grattacieli che fa ricordare New York, è tributario di imprese e mano d'opera italiana. Ho conosciuto parlamentari di origine italiana che devono la loro fortuna anche politica al loro nome italiano, che magari avevano non solo i genitori, ma la moglie che a stento, in inglese, se la cavava anche solo coi convenevoli. Una vera epopea. Al loro servizio la Chiesa locale favorì la presenza di preti e istituzioni italiane. Toccò proprio a me, nel 1969, trattare una Convenzione con l'arcivescovo Pocock. E così sorsero a decine parrocchie e centri italiani. La percentuale dei cattolici dal 40 era passata al 60%. L'attuale cardinale arcivescovo, inviato anche lui dalla Slovenia, per lunghi anni insieme ad un altro vescovo ausiliare, italiano questo e ancora sulla breccia, diresse lo sforzo della Chiesa. Non fa meraviglia che parli italiano perfettamente e senza la minima inflessione. Così larga parte dei servizi della "Giornata Mondiale" fa capo alle strutture etniche dell'arcidiocesi e in particolare ai centri italiani. Al di là della lingua, le iniziative e i programmi possono così beneficiare dello stile e della cordialità di casa nostra. La "Giornata Mondiale" di Toronto parla largamente italiano.

Una lezione giunge anche per noi. Non bisogna aver paura ad investire uomini e mezzi nella accoglienza e nella promozione. Pensiamo che in Italia il 40% degli immigrati sono cattolici provenienti dalle Filippine e dall'America Latina. Non ci sono soltanto i musulmani che costituiscono un problema più delicato, naturalmente, ma non meno stimolante per le nostre comunità. Io mi auguro che dal Canada i nostri giovani e i sacerdoti che li hanno accompagnati portino l'eco di una grande esperienza di Chiesa.

Le novità sono sempre difficili e so bene, anche per esperienza personale, quanto sia costata la nuova evangelizzazione degli immigrati a Toronto. Oggi la Provvidenza concede alla componente italiana della chiesa in Canada di essere matura per accogliere, guidare e arricchire i giovani che da ogni parte del mondo giungono sulle rive del grande lago Ontario a celebrare la loro fede e offrire a tutto il mondo motivi di pace e di speranza. Tanto meglio se parlano anche italiano. (Mons. Gaetano Bonicelli)

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