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INFORM - N. 147 - 23 luglio 2002

A proposito dell’Osservatorio delle Italiane all’Estero

CGIE - Lettera aperta di Silvana Mangione a Vitaliano Vita

NEW YORK - Egregio Collega, in risposta ai tuoi commenti sulla proposta di legge istitutiva dell’Osservatorio delle Italiane all’Estero, pubblicati su Pagine (vedi Inform n. 141, ndr), mi permetto di ricordarti alcune cose:

Fedeli ai dettami dei suddetti documenti, poiché per dodici anni non era successo nulla, le dodici Consigliere del CGIE hanno lavorato di concerto con la DGIEePM del MAE, stilando una bozza di proposta di legge, portata a debita conoscenza del Ministro per gli Italiani nel Mondo, verificata dagli uffici legislativi competenti e dalla ragioneria del MAE, presentata alle parlamentari dei quattro maggiori partiti italiani della maggioranza e dell’opposizione e all’assemblea plenaria del CGIE. Tutto questo lavoro, fatto serenamente e alla luce del sole, ha portato alla presentazione della proposta di legge alla Camera, prima firmataria l’On. Baldi. Il CGIE non è dunque stato escluso dai processi di attuazione dei propri fini, di cui all’art. 2 della sua legge istitutiva, a meno che non si vogliano considerare le Consigliere del CGIE come aventi meno titoli, doveri e diritti dei Colleghi maschi. Non credo sia questa l’intenzione, malgrado si debba notare che nel primo CGIE su 8 Consigliere quattro rivestivano cariche importanti all’interno del Consiglio, mentre nell’attuale CGIE la proporzione è 12 a 1.

Sia inoltre chiaro – ed è ben chiaro nel testo della proposta di legge – che l’Osservatorio non vuole assolutamente creare "strutture di supporto ai Comites ed al CGIE" proprio perché ha, fra l’altro, il "compito di monitorare (tautologicamente: osservare e non "controllare") in piena autonomia decisionale e gestionale la condizione femminile" delle italiane nel mondo. Men che meno gli Osservatori vogliono costituire "una specie di Ministero delle Donne Italiane nel Mondo con sedi e rappresentanze in tutto il pianeta", dato che essi partono dalla periferia per arrivare al centro (e non il contrario) e non possono, né devono, rappresentare il Governo italiano all’estero ma, al contrario, le realtà e le istanze delle italiane all’estero presso i Ministeri competenti e lo stesso CGIE. Il finanziamento richiesto tiene conto del fatto che potenzialmente nasceranno circa 120 Osservatori locali, circa 30 Osservatori Nazionali, 5 Osservatori Continentali ed un Osservatorio Centrale, vale a dire oltre 150 organismi di riferimento dell’emigrazione femminile, ai quali toccherebbero circa 8 milioni e mezzo di lire (poco più di 4.000 euro) ciascuno, a coprire spese di funzionamento in paesi grandi e piccoli, costosi e a buon mercato, di grande o di piccola emigrazione. Non commento sul populismo del citare il potenziale futuro finanziamento degli Osservatori come causa della possibile mancata assemblea plenaria del CGIE a dicembre: il Consigliere Vita sa benissimo che se la legge passerà i contributi verranno erogati sulla base della costituzione e della consistenza degli Osservatori e quindi se ne parlerà al più presto nel 2004.

Se invece il Consigliere Vita voleva evidenziare il fatto che il CGIE non sta avvalendosi abbastanza delle possibilità di proposta, raccomandazione ed elaborazione in materia legislativa offerte dalla nostra legge istitutiva, sono d’accordo con lui ed a maggior ragione ritengo che sia autolesionistico il mettere sotto accusa quella componente del CGIE che ha applicato alla lettera, con successo, la normativa vigente. Grazie della cortese attenzione. (Consigliere Silvana Mangione)

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