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INFORM - N. 146 - 22 luglio 2002
Dino Nardi (CGIE): Trasferimento contributi AVS: la telenovela continua. Ha visto la luce un topolino?  Magari fosse vero!

ZURIGO – Nel prossimo numero de L’ECO, settimanale di lingua italiana edito a Basilea Dino Nardi, presidente della Commissione Sociale del CGIE nonché responsabile dell’ITAL -UIL in Svizzera, affronta ancora una volta il problema, tuttora irrisolto, del blocco dei trasferimenti dei contributivi svizzeri dell’AVS all’INPS che continua a preoccupare migliaia di emigrati e di frontalieri italiani in Svizzera.

Commentando, a caldo, la notizia che il governo italiano, con un decreto legge, aveva cercato di risolvere l’ormai annosa questione del blocco dei trasferimenti contributivi svizzeri dell’AVS all’INPS, conseguente all’entrata in vigore degli Accordi Bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea, abbiamo scritto che la soluzione del "trasferimento virtuale", così come era stata legiferata, era la classica montagna che aveva partorito un topolino. Alcuni, ossequiosi al detto "chi si contenta gode!", hanno reagito con fastidio ritenendo, comunque, la soluzione governativa meglio di niente; altri convenendo con "il topolino" o, ancor peggio, massacrando, metaforicamente s’intende, il Ministro Maroni e l’intera compagine governativa; altri ancora domandando, giustamente, di saperne di più. Ebbene, leggendo e rileggendo a freddo il testo del decreto legge in questione, pur continuando ad apprezzare il tentativo del Ministro degli Italiani nel Mondo e del Ministro del Welfare di aver cercato comunque di dare una soluzione positiva al problema, dobbiamo adesso rivedere quel commento: altro che aver partorito un "topolino", magari fosse stato così! Si è trattato, invece, di una falsa gravidanza. Infatti diventa difficile immaginare chi, tra gli emigrati ed i frontalieri, potrebbe avvalersi di un provvedimento simile. Per rendersene conto basta leggere attentamente, qui di seguito, il testo dell’articolo 3 del decreto legge omnibus (ovvero riguardante più materie), n. 108, già approvato dalla Camera dei Deputati e attualmente in discussione (nel momento in cui scriviamo) in sede deliberante alla Commissione Lavoro del Senato. 

Art. 3. (Lavoratori italiani rientrati dalla Svizzera)

1. Fino alla data di entrata in vigore del provvedimento di riforma delle pensioni, e  comunque non oltre il 31 dicembre 2003, nei confronti dei cittadini italiani rientrati definitivamente in Italia in stato di disoccupazione che maturino, a decorrere dalla data di entrata in vigore dell'Accordo tra la Comunità Europea e  la Confederazione Svizzera sulla libera circolazione delle persone, ratificato con legge 15 novembre 2000, n. 364, il diritto a pensione anche con il computo dei periodi contributivi maturati in Svizzera, tale pensione é calcolata sulla retribuzione pensionabile italiana tenendo conto dell'anzianità contributiva maturata in Svizzera.

2. L'importo della pensione calcolato ai sensi del comma 1 viene corrisposto sino al  compimento da parte dell'interessato dell'età pensionabile prevista nell'ordinamento pensionistico svizzero.

3. Dal mese successivo al compimento dell'età di cui al comma 2, l'importo  della  pensione é ricalcolato in pro-rata secondo la normativa comunitaria di sicurezza sociale.

Per iniziativa della Delegazione elvetica e del rappresentante dei lavoratori frontalieri, l’argomento del blocco del trasferimento dei contributi svizzeri dell’AVS all’INPS, come pure quello del decreto legge, è stato, peraltro, nuovamente oggetto di discussione nella recente assemblea del CGIE. Così che, per un ennesimo tentativo di far migliorare dal parlamento il provvedimento legislativo, al fine di renderlo più in sintonia con le aspettative degli emigrati e dei frontalieri italiani in Svizzera, più anziani, la Commissione Sociale del Consiglio Generale ha richiesto ed ottenuto un incontro con il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Sen. Tomaso Zanoletti. Incontro avvenuto il 12 luglio e dal quale è scaturito il seguente comunicato stampa che chiarisce, ulteriormente, la posizione del CGIE sul problema:

"Una delegazione della II Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) ha incontrato ieri a Palazzo Madama il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, il Sen. Tomaso Zanoletti.

La delegazione ha illustrato al Presidente Zanoletti la nota vicenda riguardante l’impossibilità di ricongiungere i contributi previdenziali svizzeri a quelli italiani per i nostri emigrati e frontalieri, dopo l’entrata in vigore degli Accordi Bilaterali tra UE e Svizzera il 1° giugno scorso, nonché le richieste in proposito. I rappresentanti della II Commissione hanno inoltre ricordato che, comunque, la soluzione preferibile del problema sarebbe quella di una proroga di almeno cinque anni della situazione preesistente al 1° giugno, da richiedere da parte del Governo italiano al Comitato misto a Bruxelles. Nella giornata odierna la II Commissione ha fatto pervenire al Presidente Zanoletti una nota informativa circa le modifiche che, in ogni caso, ritiene debbano essere apportate, in sede di conversione di legge, al Decreto emanato in proposito dal Governo il 6 giugno scorso".

Ed ecco il testo della nota elaborata dalla Commissione Sociale del CGIE la cui lettura potrà far comprendere meglio, anche ai non addetti ai lavori, i motivi per cui il decreto governativo, nella sua attuale formulazione, non serve assolutamente a risolvere il problema del blocco dei trasferimenti AVS all’INPS:

"La II° Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE, preso atto del Decreto Legge 11 giugno 2002, n. 108, pubblicato nella G.U. 135 dell’11 giugno 2002, già approvato dalla Camera dei Deputati in data 2/07/2002 ed attualmente in discussione alla Commissione Lavoro del Senato, ritiene di dover formulare le seguenti considerazioni:

  1. L’efficacia temporale del Decreto, limitata come termine massimo al 31/12/2003, copre un arco di tempo troppo breve. Si chiede che tale data venga fissata al 31/12/2007. Ciò al fine di rispondere positivamente alle aspettative degli emigrati e dei frontalieri italiani in Svizzera più anziani.
  2. La limitazione del Decreto ai soli "cittadini italiani rientrati definitivamente in Italia", potrebbe escludere la categoria dei lavoratori frontalieri in quanto non residenti in Svizzera: questi lavoratori debbono essere quindi esplicitamente menzionati tra i fruitori delle norme del Decreto.
  3. La dicitura in "stato di disoccupazione" deve essere riferita esplicitamente "alla cessazione volontaria e/o involontaria dell’attività lavorativa in Svizzera", altrimenti il Decreto potrebbe riguardare solo un numero limitatissimo di lavoratori italiani rimpatriati a seguito di licenziamento da parte del datore di lavoro.
  4. Secondo il Decreto, la pensione è calcolata "sulla retribuzione pensionabile italiana tenendo conto dell’anzianità contributiva maturata in Svizzera". Affinché per i destinatari del Decreto si ottengano gli stessi effetti che si avevano con un trasferimento effettivo della contribuzione svizzera all’INPS, secondo la normativa convenzionale precedente l’entrata in vigore degli Accordi Bilaterali Svizzera-Unione Europea, occorre che la base di calcolo sia determinata: a) dalla retribuzione italiana e di quella "italiana-virtuale" relativa ai periodi svizzeri, come avveniva sino al 31 maggio 2002; b) dall’anzianità contributiva maturata in Italia ed in Svizzera."

Adesso non ci resta che aspettare e sperare che davvero, da parte del governo e del parlamento italiani, ci sia l’effettiva volontà, al di là delle ricorrenti espressioni di comprensione e di solidarietà, di risolvere il problema del blocco dei trasferimenti in modo serio e non gettando il fumo negli occhi agli emigrati ed ai frontalieri italiani in Svizzera! (Dino Nardi-L’Eco/Inform)


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