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INFORM - N. 145 - 21 luglio 2002

Convegno dell'EPASA sulle politiche sociali per gli italiani all'estero

Presentata una guida sintetica e ragionata sul nuovo accordo di sicurezza sociale italo- australiano

ROMA - Per approfondire il nuovo ruolo internazionale dei patronati all'estero e i principali problemi dei nostri connazionali nel mondo l'EPASA/CNA ha organizzato a Roma un convegno sul tema "Le politiche sociali per gli Italiani all'estero". Va ricordato che la Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA), fondata nel lontano 1946, conta a tutt'oggi, tra imprenditori attivi e pensionati, circa 554.000 iscritti. Dal 1971, per il disbrigo delle pratiche pensionistiche, infortunistiche e sanitarie, la CNA si è dotata di un patronato, l’Ente Privato di Attività Sociali e Assistenziali (EPASA) che fornisce gratuitamente ai cittadini in Italia e all'estero - la rete di patronati della CNA è presente in Svizzera, Germania, Belgio, Canada, Stati Uniti e Australia – un efficiente servizio di tutela.

Dopo un breve intervento del presidente nazionale dell'EPASA Mauro Angelini volto a sottolineare le preoccupazioni del patronato per la gestione della nuova legge sull'immigrazione - che potrebbe comportare per le imprese artigiane non poche difficoltà ai fini dell'acquisizione di manodopera specializzata proveniente dall'estero - il direttore generale Fosco Corradini ha ricordato come a tutt'oggi i patronati nel mondo stiano vivendo una fase di transizione che li porterà ad espletare, una volta che verrà pienamente attuata la riforma, nuovi compiti di assistenza e consulenza. Importanti servizi - delegati dal Ministero degli Esteri - che verranno erogati sia nei confronti delle collettività già pienamente integrate, sia in favore della nuova emigrazione italiana che si reca all'estero, non per bisogno, ma alla ricerca di idonee opportunità. In questo contesto, secondo Corradini, sarebbe quindi auspicabile la stipula da parte del MAE - per quanto concerne le collaborazioni con le autorità consolari e in particolare per i servizi da erogare ai fini della revisione dell'AIRE - di specifiche convenzioni con le strutture di patronato.

Dopo aver ricordato la necessità di varare entro novembre il progetto di legge sui Comites elaborato dal CGIE, Corradini ha ribadito con forza la necessità di una concreta riforma del Consiglio Generale che non escluda il mondo del lavoro autonomo e che dia al CGIE la possibilità di esprimere, sulle materie d'emigrazione, pareri obbligatori e vincolanti. Per quanto riguarda invece le questioni previdenziali Corradini ha in primo luogo sollecitato la pronta estensione dell'incremento a 516 euro delle pensioni ai pensionati italiani residenti all'estero e la rapida concessione dell'assegno sociale ai nostri connazionali ultrasessantacinquenni che vivono nel mondo, soprattutto in Sud America e nell'Argentina in particolare, in condizioni di assoluto disagio. Vanno inoltre segnalati in questo contesto i ritardi accumulati dall'INPS nel settore delle convenzioni internazionali e del contenzioso legale estero dove, presso gli uffici dell'Istituto, giacciono circa 5000 cause passate in giudicato e con sentenza favorevole agli assistiti.

Momento importante del convegno è stato la presentazione del volume "Il nuovo Accordo di Sicurezza sociale italo- australiano", in cui sono descritti le parti salienti dell'accordo, il sistema di sicurezza sociale australiano, le prestazioni italiane ed australiane incluse nell'accordo stesso e i contenuti delle convenzioni di sicurezza sociale. L’autore dell’opera, Virginio Aringoli, dopo aver sottolineato le positive novità previdenziali contenute nel nuovo accordo entrato in vigore dal 1° ottobre 2000, ha evidenziato come a tutt'oggi il complesso intreccio mondiale delle migrazioni ponga nuove questioni di diritto internazionale e di tutela pensionistica. Per quanto riguarda il contesto italiano sono ad esempio sempre più numerosi gli scienziati ed i lavoratori specializzati che si recano all'estero senza un'adeguata copertura previdenziale. Una situazione in continua evoluzione che, secondo Aringoli, nemmeno il CGIE è riuscito finora ad affrontare con una politica articolata.

A seguire il rappresentante dell'INPS Raffaele Siracusa, nella sua relazione, ha illustrato gli sforzi dell'Istituto previdenziale per il superamento degli attuali ritardi del settore estero attraverso un rapido ammodernamento della rete informatica e con la divisione delle competenze geografiche tra le singole sedi (ad esempio affidare al solo ufficio di Bologna la competenza sulla comunità canadese). Quindi il capo dell'Ufficio III della Direzione generale per gli Italiani all’estero del MAE, Enrico Mora, ha ricordato come negli ultimi anni siano stati conclusi diversi accordi di sicurezza sociale (Marocco, Brasile, Cile e la Santa Sede) che, non appena verranno aggiornati i relativi oneri finanziari, potranno iniziare il loro iter legislativo. Importanti accordi - finalizzati all'acquisizione di una maggiore protezione sociale per i nostri lavoratori all'estero - che in alcuni casi (Australia e Canada), a causa dell'entrata in vigore di nuove legislazioni in materia pensionistica, sono stati rinegoziati ed aggiornati. Un settore, quello della tutela previdenziale, che per il dirigente del MAE potrà sicuramente migliorare con la stipula delle convenzioni, previste dalla legge n.152 del 2001, tra il Ministero degli Esteri ed i patronati. Una fattiva collaborazione che renderà più agevole il lavoro delle strutture diplomatiche e consolari e darà maggiore visibilità al prezioso lavoro svolto dai patronati.

A conclusione dei lavori è intervenuto il dott. Francesco Pascalis che ha letto il messaggio di saluto di Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel Mondo. Dopo aver ricordato l'accordo di sicurezza sociale italo- australiano e come questo rappresenti una delle espressioni più significative della cooperazione e delle relazioni bilaterali che intercorrono tra i due Paesi, Pascalis ha sottolineato la presenza nel Documento di Programmazione Economico-Finanziaria di specifiche indicazioni sul nuovo status assunto dalla "seconda Italia" e sulla via che dovrà essere seguita per finalizzare - nei settori istituzionali, sociali previdenziali e scolastici - il variegato intervento legislativo in favore degli italiani all'estero.

Oltre alla riforma dei Comites e del CGIE dal DPEF viene infatti apertamente auspicata anche la futura attuazione dell'informazione di ritorno, la realizzazione di mirati convegni sui variegati ruoli degli italiani all'estero e la valorizzazione delle comunità di affari e del risparmio degli italiani nel mondo. In sostanza il documento - che esplicita tra l’altro anche il potenziamento della rete consolare ed il finanziamento della iniziative normative per la promozione della lingua, della cultura e della scienza italiana nel mondo - tende ad attuare un concreto coinvolgimento degli italiani all'estero nella realtà istituzionale, politica ed economica del nostro Paese. (Lorenzo Zita-Inform)


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