* INFORM *

INFORM - N. 144 - 19 luglio 2002

RASSEGNA STAMPA

Avvenire, 19 luglio 2002

"La nuova cultura degli aiuti parte dall'Argentina", intervista al Sottosegretario agli Esteri Baccini

E' una specie di abitudine, ormai: Italia in prima linea sulla scena internazionale. Argentina, questa volta: Paese colpito da una crisi dolorosa (il tasso di disoccupazione, al 23%, è abbondantemente sopra il livello di guardia); Paese dove quasi la metà della popolazione è di origine italiana; Paese in cui si è resa necessaria una forte azione diplomatica del nostro governo, che ieri ha presentato un progetto di intervento a sostegno dell'occupazione e della piccola impresa nato per iniziativa del sottosegretario agli Esteri Mario Baccini".

D. Quali sono le principali linee di intervento?

R. "Abbiamo pianificato una serie di iniziative in sostegno alle tantissime piccole e medie imprese di ispirazione italiana colpite dalla crisi. Recupero economico a livello locale, lotta alla disoccupazione, formazione professionale e creazione di una classe dirigente più matura sono gli obiettivi strategici fondamentali per uscire da questa triste congiuntura".

D. Come si realizzerà tutto questo in concreto?

R. "Intanto abbiamo previsto un finanziamento di 8 milioni di euro (che va ad aggiungersi ai 100 milioni di euro precedentemente stanziati). Ma, soprattutto, puntiamo al trasferimento in Argentina di un modello vincente tutto italiano: quello dei distretti industriali. Riteniamo sia del tutto compatibile con la struttura economica di quel Paese. Inoltre, essendo un modulo operativo molto snello, flessibile, risulta anche di facile applicabilità".

D. Quali sono i soggetti operativi di questa trasformazione?

R. "Le piccole e medie imprese verranno coordinate dall'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) e da Italia Lavoro, un'agenzia tecnica del Ministero. Per l'occupazione abbiamo in cantiere anche un progetto di e-government, con la creazione di un portale per il collocamento".

D. Il progetto Argentina, nel suo complesso, sembra segnare una svolta nelle strategie di aiuto ai Paesi in crisi o in via di sviluppo…

R. "Ormai è un dato di fatto: le politiche centrate sullo stanziamento di fondi più o meno generosi si sono rivelate del tutto fallimentari. E il G8 che si è tenuto a giugno in Canada ha ufficializzato la svolta: il segreto sta in un'efficace e tenace diplomazia preventiva".

D. Questo, però non basta a cancellare il peso del debito estero che, nei Paesi più poveri, mortifica e uccide qualsivoglia iniziativa. Dopo il G8 in Canada le polemiche più accese si sono appunto concentrate sullo scarso impegno dei Grandi nella riduzione del debito: è stato stanziato solo 1 miliardo di dollari.

R. "Siamo tutti perfettamente consapevoli che il debito estero vada risolto. E che ci siano interventi di emergenza da affrontare con politiche di finanziamento immediato: penso a quei Paesi in gravissima difficoltà economica: il Mozambico, l'Ecuador, per esempio. voglio ricordare che il 3 giugno ho firmato un accordo per la cancellazione totale del debito della Bolivia per un ammontare di 68 milioni di dollari; e che in ottobre ho firmato un accordo di 127 milioni di dollari per la conversione di quello del Perù e di 26 milioni di dollari per quello con l'Ecuador. Ma la questione non è più quanti soldi vengono spesi ma come".

D. O meglio: quanti e come.

R. "In realtà, la cosa che davvero non è mai stata fatta, e che forse rappresenta il punto fondamentale di fragilità in tutto il sistema di aiuti, è un check-up continuo e organizzato sulle necessità specifiche. Sarà che "annunciare" è molto più facile che procedere di volta in volta, anche a piccoli passi; sarà che firmare appelli e intese di massima ha un indubbio ritorno sul piano mediatico, di fatto, siamo arrivati a questo punto senza strumenti efficaci per combattere la povertà. Ritengo che questo progetto per l'Argentina sia un significativo esempio di quelle "azioni concrete" cui faceva riferimento il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, durante l'ultimo vertice Fao. E l'inizio di quella "nuova cultura della solidarietà" che il Papa ci ha ricordato". (Barbara Uglietti)


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