* INFORM *

INFORM - N. 142 - 17 luglio 2002

RASSEGNA STAMPA

L'Opinione, 17 luglio 2002

Corte Penale Internazionale. "Aspettando gli Stati Uniti", di Margherita Boniver

Nella capitale del paese con la giustizia più lenta e in difficoltà, sovente condannata dall'Europa per le sue procedure-lumaca, oggi 17 luglio si celebra nel palazzo della Fao il quarto anniversario dello statuto della Corte Penale Internazionale. Sembra un paradosso ma non è così. L'Italia è stata uno dei paesi più attivi nel promuovere la Cpi che ha visto luce propria a Roma nel giugno del 1998. Non si assisterà però a una semplice commemorazione celebrativa. I ministri degli Esteri di molti dei 74 paesi che hanno fino ad ora ratificato il Trattato dovranno trovare un assetto operativo per l'attività della Corte e soprattutto smussare gli intoppi provocati dalla introduzione di questa giustizia sovranazionale. L'obiettivo dell'organizzazione "No peace without justice" è di vedere al più presto salire almeno a cento il numero degli aderenti. Tra i paesi che fino ad ora non hanno aderito al Trattato spiccano purtroppo i nomi di Russia e degli usa. Soprattutto l'assenza degli americani, impegnati più di chiunque in missioni militari all'estero, pesa più di un macigno e per certi versi indebolisce perfino la credibilità del Tribunale internazionale. Anche questo è un punto cruciale che sarà oggetto di molti dibattiti. La preoccupazione statunitense è evidente: il timore che propri soldati impegnati in missioni di peacekeeping possano cadere sotto la giurisdizione di questa Corte internazionale anziché di quella nazionale. Una paura infondata sostengono molti, per chi rispetta, com'è tradizione statunitense, le regole umanitarie di pace e di guerra. Com'è noto, il Tribunale dovrà giudicare, senza retroattività, le occasioni di genocidio e i crimini contro l'umanità e non certo le canagliate di qualche singolo soldato. Prima o poi, tutti si augurano, anche il Congresso americano abbandonerà le sue remore e ratificherà la firma che gli Usa avevano già apposto in calce al Trattato e poi addirittura ritirata.

Questo il contenzioso: l'amministrazione Bush vuole un'interpretazione estensiva dell'articolo 16 dello Statuto, ovvero la possibilità per il Consiglio di sicurezza dell'ONU di sospendere, in casi specifici, l'attività della Corte e per ottenerla si sono dichiarati pronti a ritirare i propri soldati dalla Bosnia. Nel frattempo, in seno al Consiglio di sicurezza si è trovato in extremis un compromesso: i soldati americani impegnati all'estero non ricadranno sotto la giurisdizione della corte internazionale per i prossimi dodici mesi, ma l'immunità non è automaticamente rinnovabile. Insomma una pezza provvisoria su cui si dovrà ancora lavorare. Così i Caschi Blu statunitensi resteranno al loro posto evitando di gettare nel caos la missione di pace in Bosnia anche se lo spirito dello Statuto ha già subito una prima ammaccatura. Entro un anno nella sede del Tribunale in Olanda dovranno insediarsi il presidente e i diciotto giudici per esaminare i reati più efferati: genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Gli stati aderenti eleggeranno entro il prossimo agosto i 18 giudici, equamente divisi tra esperti di diritto di procedura penale e di diritto internazionale e umanitario, scelti in una lista presentata da ogni singolo paese. La corsa ai prestigiosi scranni è già iniziata e per la prima volta (meglio tardi che mai) il 50% spetterà alle candidate donne. In pole position per l'Italia secondo i ben informati sembrano esserci il docente di diritto internazionale ed ex presidente del Tribunale dell'Aja Antonio Cassese e il Presidente emerito della Corte costituzionale Giovanni Conso, che ha guidato la delicata fase di avvio del Tribunale internazionale. Nulla ancora sappiamo di candidature italiane al femminile. (Margherita Boniver, Sottosegretario agli Affari Esteri)


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