* INFORM *

INFORM - N. 139 - 13 luglio 2002

ASSEMBLEA CGIE - DOCUMENTAZIONE

Conferenza permanente Stato-Regioni-Province Autonome-CGIE.

Bozza di decreto legislativo recante "Principi in materia delle comunità regionali all’estero"

Relazione

L’unito provvedimento si fonda sull’esigenza di fissare una serie di principi all’interno dei quali dovrà esplicarsi l’attività delle Regioni e Province Autonome in materia di Comunità all’Estero, tenendo conto soprattutto delle direttive contenute nei commi 4 e 5 dell’art. I dello schema di disegno di legge recante disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della Repubblica alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri nella seduta del 19 aprile 2002. In particolare, il quarto comma prevede l’emanazione entro un anno dall’entrata in vigore della legge stessa, di uno o più decreti legislativi diretti alla ricognizione dei principi fondamentali alla luce delle leggi vigenti nelle materie previste dall’art. 117, terzo comma, della Costituzione. Il quinto comma, invece, indica i criteri informatori cui debbono ispirarsi i suddetti decreti che, in aderenza a quanto stabilito e contenuto negli atti finali della Conferenza Stato-Regioni e Province Autonome-CGIE del 18-20 marzo 2002, vengono ripresi nel presente testo.

L’art 1 si preoccupa intanto di fissare l’inderogabile principio per il quale l’esercizio della potestà legislativa regionale non deve contrastare con le esigenze dell’unitarietà del sistema giuridico ed economico del Paese, stabilendo così l’inopportunità di tutti quei provvedimenti di legge che, favorendo in qualche modo sia pure indirettamente la frammentazione e la contrapposizione tra istituzioni, rompano l’omogeneità del modello giuridico nazionale e creino disorientamento e incertezza sul versante della politica economica nazionale. Un secondo principio è quello che verte sul rispetto dei trattati internazionali e le norme comunitarie sui quali si fonda il sistema di appartenenze e di alleanze che caratterizza la collocazione del nostro paese nello scacchiere europeo e mondiale. Il terzo principio, infine, richiamando il tema delle pari opportunità tra uomini e donne nei diversi aspetti della vita sociale, culturale ed economica, finisce per rispecchiare fedelmente quanto auspicato nei documenti finali della Conferenza Stato- Regioni-CGIE che hanno inteso dare il giusto rilievo all’apporto, finora ingiustamente disconosciuto, dell’elemento femminile allo sviluppo dell’emigrazione italiana.

L’art. 2 accoglie anch’esso uno dei punti più qualificanti contenuti nei documenti della Conferenza recependo una delle istanze fondamentali della realtà delle comunità italiane all’estero per le quali gli interventi pubblici, inclusi quelli di fonte regionale, non debbono risentire di discriminazioni basate sulla provenienza da aree diverse del paese. E’ ovvio che una legge di principio dello Stato interverrebbe inopportunamente e forse anche illegittimamente sulla sfera dell’autonomia regionale qualora pretendesse di assoggettarla in termini assoluti a codesto principio, tuttavia esso può essere opportunamente e legittimamente sancito, come fa il presente testo, quando si opera in regime di cofinanziamento statale e comunitario, posto anche che le norme comunitarie in genere si ispirano agli stessi principi. La fissazione di esso infatti, opera in ultima analisi non solo a vantaggio dell’intero sistema paese ma anche di quello regionale in quanto ne favorisce la percezione in termini di istituzione pubblica in grado di soddisfare, al pari di quelle statali, le esigenze di un’utenza più ampia. Tali principi dovranno essere tenuti presenti soprattutto in materia di assistenza, formazione, lavoro e diritto allo studio, ossia in ambiti nei quali le ragioni della solidarietà e della tutela delle frange più deboli non possono essere legate solo al dato dell’appartenenza regionale.

L’art 3 fissa in termini di principi un altro grande tema trattato nella Conferenza e più volte oggetto di richieste da parte delle nostre comunità all’estero in quanto conseguenza naturale dell’evoluzione dell’emigrazione italiana e traduzione giuridica e pratica del senso di italianità o italicità che non può essere soggetta a limitazioni nel mondo da parte di istituti come quello della cittadinanza. Infatti assumere come punto di riferimento per ogni intervento il possesso di questa, nella misura in cui essa riguarda solo una ristretta porzione della estesa comunità nazionale, significherebbe introdurre un’inopportuna e controproducente limitazione alle possibilità dì intervento delle stesse amministrazioni pubbliche a tutto detrimento dell’efficacia delle politiche che si intendono adottare. Si tratta in genere di filosofie d’intervento che affidano la loro efficacia alla possibilità di muoversi in uno spettro sempre più ampio d’azione abbracciando il più gran numero di soggetti soprattutto in un’era come quella presente in cui i processi di globalizzazione della cultura e di internazionalizzazione dell’economia postulano aperture crescenti. Tuttavia la disposizione prevede il mantenimento del principio di cittadinanza per tutte quelle ipotesi in cui ragioni di ordine pubblico o la natura e la specificità dell’intervento, anche in un quadro di maggiore garanzia di esso, ne rendessero imprescindibile il rispetto.

Infine l’art. 4, recependo un’altra indicazione fondamentale della Conferenza, introduce il principio ispirato a criteri di opportunità e affidato alla sagacia del legislatore regionale, di tener conto degli organismi rappresentativi delle comunità italiane all’estero, in particolare il CGIE e le Consulte regionali per l’emigrazione. La Conferenza, infatti, ha ufficializzato il ruolo di questi strumenti che spesso costituiscono l’unica modalità di manifestazione della istanze e della volontà della base dei nostri connazionali all’estero indicando anche le forme attraverso le quali essi possono rendere giuridicamente e organizzativamente più credibile la loro presenza. Nella realtà estera, infatti, dove per sua natura non sono possibili sedi diverse e forme più strutturate di partecipazione degli italiani ai processi decisionali delle istituzioni della patria d’origine, come avviene nel territorio nazionale esse si rivelano come le più idonee a canalizzarne le istanze cd esprimerle nelle sedi istituzionali deputate a tenerne conto. Il CGIE , in particolare, come istituzione prevista dall’ordinamento dello Stato italiano, deve poter essere valorizzato anche dalle autonomie regionali come punto di riferimento per la predisposizione di politiche ed elaborazione di progetti. Il raccordo di esso con le Consulte dell’emigrazione presenti in quasi tutte le regioni consentirebbe di dare all’intervento regionale nel suo complesso quell’unicità e coerenza indispensabile per l’efficacia delle politiche da adottare.

Articoli

ART. 1

Le Regioni e le Province Autonome esercitano la propria potestà legislativa in materia di attività a favore delle rispettive comunità all’estero nel rispetto delle disposizioni statali rivolte a garantire l’unità del sistema giuridico ed economico, la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, il rispetto delle norme e dei trattati internazionali e della normativa comunitaria, nonché la rimozione degli ostacoli che impediscono la parità di uomini e donne nella vita sociale, culturale ed economica.

ART. 2

Fatte salve le ulteriori limitazioni poste dagli obiettivi di ciascun intervento per le iniziative direttamente o indirettamente cofinanziate dallo Stato e/o dall’Unione Europea, le Regioni e le Province Autonome si ispirano a principi di uguaglianza e solidarietà, senza discriminazione di appartenenza regionale. La presente disposizione si applica in particolare in materia di assistenza e formazione, tutela del lavoro e diritto allo studio.

ART.3

Gli interventi delle Regioni e delle Province Autonome si rivolgono ai cittadini italiani e, fatte salve eventuali disposizioni di legge o ragioni di ordine pubblico, a quelli di origine italiana residenti all’estero.

ART. 4

Le Regioni e le Province Autonome nei loro interventi dovranno tener conto degli orientamenti degli organismi rappresentativi delle Comunità italiane nel mondo e, in particolare, delle direttive del CGIE espresse nelle sedi di confronto istituzionale con il Governo, le Regioni e le Province Autonome e il sistema delle Autonomie.

ART.5

Clausola di rinvio

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Argentina - Pensioni INPS in convenzione

Dovuto alla terribile crisi esistente in Argentina è doveroso presentare all’INPS un documento ricordando come nel passato le diverse modifiche effettuate, sono state sempre sfavorevoli ai nostri pensionati emigrati, tanto è vero che sono praticamente irraggiungibili i requisiti necessari per ottenere una pensione in convenzione italo-argentina, integrata al trattamento minimo.

1 – Modifica per quanto riguarda i contributi figurativi, che con la legge 407/90 hanno perso la loro validità nei termini del calcolo delle pensioni.

2 – Modifica del numero dei contributi in costanza di rapporto di lavoro per l’integrazione al trattamento minimo da un anno a cinque anni dal 1992 (legge n. 438/1992), ed a dieci anni nel 1995 (legge 724/1994).

3 – Sistema di calcolo delle pensioni, non più integrate al trattamento minimo, la cosiddetta pensione virtuale, e cioè la pensione alla quale l’interessato avrebbe diritto se tutta la sua fosse versata in Italia.

4 – Requisito contributivo minimo portato da quindici a venti anni.

5 – Innalzamento dell’età pensionabile da 55 a 60 anni per le donne, a 65 per gli uomini.

6 – Riduzione del periodo fissato per proporre una azione giudiziaria da dieci a tre anni attualmente.

In Argentina le pensioni arrivano in Dollari; ad esempio, mettiamo il caso che l’INPS abbia calcolato per un pensionato una pensione di Lire 750.000, questo pensionato in Argentina prendeva una pensione di Pesos 200, pari a Dollari 200, equivalente a Lire 400.000, quindi l’INPS dalle 750.000 Lire, come era una pensione in convenzione, mandava al beneficiario Lire 350.000. Oggi dopo la svalutazione l’INPS continua a fare il medesimo calcolo, soltanto che con la grande svalutazione, 200 Pesos sono oggi 50 Dollari, quindi 100.000 Lire. Oggi il pensionato dovrebbe ricevere 650.000 Lire, invece l’INPS continua a mandare come prima, 350.000 Lire.

Come di prassi l’INPS quando ricalcolerà le pensioni a fine d’anno, dovrà tenere conto della grande svalutazione avvenuta in Argentina, come pure considerare l’arretrato che dovrà pagare come risarcimento al danno subito dai nostri pensionati.

Speriamo che l’INPS tenga conto di questo suggerimento, perché l’80% dei nostri pensionati sono passati a far parte dei diciotto milioni di poveri esistenti in Argentina, perciò la situazione è drammatica e l’appello deve essere recepito dai nostri funzionari.

Propongo che questo documento venga trattato dal Comitato di Presidenza e che il nostro Segretario Generale Franco Narducci lo recepisca all’INPS con una raccomandazione di procedura.

(Giuseppe Luigi Negro, Membro del CdP)

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Argentina - Assegno di solidarietà

Come ripetuto in altri documenti e come tutti voi senz’altro avrete visto alla televisione, la terribile disgregazione sociale che esiste in Argentina è pericolosissima e con rischio di una rivoluzione.

É ora che il nostro Governo faccia un grande sforzo per salvare una parte di quei tre milioni di italiani che nel dopoguerra sono emigrati in Argentina, dei quali coloro che non hanno la fortuna di ricevere il beneficio della pensione si trovano in situazione disagiatissima.

Circa dodici anni fa, da un’inchiesta effettuata dall’allora Ambasciatore d’Italia in Buenos Aires, Incisa di Camerana, con l’ausilio delle associazioni, non si riuscì a trovare un italiano nelle bidonville, oggi la situazione si è invertita drasticamente e nelle bidonville vivono molti italiani ultrasettantenni che sfortunatamente non ricevono nessuna pensione dall’Italia; i contributi sull’assistenza indiretta sono insufficienti, perciò non riescono a sostenere le minime necessità per sopravvivere; anche se molti nostri connazionali fanno volontariato con la grave crisi anche loro hanno meno possibilità di aiutare.

Quindi esiste un grande vuoto di prestazioni che non arrivano minimamente a colmare i bisogni attuali dei nostri connazionali, in un momento in cui il Governo italiano e le Regioni dichiarano disponibilità per offrire aiuti per gli italiani in Argentina, sotto forma di sussidi, medicinali, ecc.

Credo sia arrivato il momento importante e imprescindibile di sottolineare la necessità di una specifica normativa che tuteli i nostri emigrati che non hanno redditi che consentano la sopravvivenza e che vivono in condizioni infraumane.

E’ giunta l’ora di riprendere con forza la questione dell’assegno di solidarietà o come si voglia chiamare, da sempre chiesto da molti consiglieri e mai ottenuto. La proposta di legge è stata presentata nella prima Conferenza degli Italiani nel Mondo nel 2000 dai Patronati del CEPA, e più volte consegnata alle numerose delegazioni politiche, regionali e nazionali che hanno visitato l’Argentina e che in loco fanno delle promesse che, una volta arrivate in Italia o vengono dimenticate o non vengono messe in pratica.

Pertanto è ora di scuotere la sensibilità del nostro Governo e del Parlamento, che non possono più temporeggiare sulla questione, è urgentissimo che sulla falsariga della proposta di legge presentata dal CEPA, venga varato con urgenza un provvedimento di legge per salvare dalla fame questa fascia di connazionali

Vorrei anche ricordare al nostro Governo, ai nostri Deputati e Senatori, che l’Argentina non ha esitato dopo la seconda guerra mondiale, a causa della scarsità di viveri di cui soffriva Italia, a mandare navi cariche di grano e di carne al nostro Paese e questo provvedimento era stato preso su iniziativa dei deputati e senatori di origine italiana e dallo stesso presidente della Repubblica Juan Domingo Perón, anche lui di origine italiana.

Quindi, perché esitare a copiare quello che ha fatto l’Argentina a favore dell’Italia? Credo che ci siano poche famiglie in Italia che non abbiano avuto o hanno un parente, sia lontano, che non sia emigrato in Argentina, e sono sicuro che il popolo italiano gradirebbe appoggiare un provvedimento di questa indole che farebbe anche molto onore all’Italia. Spero sia fatta giustizia!

(Giuseppe Luigi Negro, Membro del CdP)

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