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INFORM - N. 136 - 9 luglio 2002

L’editoriale di "Sicilia Mondo"

Il Vertice FAO sulla fame, quello europeo di Siviglia e la nuova legge italiana sulla immigrazione

CATANIA - "Sicilia Mondo" conferma il proprio dissenso e preoccupazione sulle modifiche apportate dalla Camera alla nuova legge sulla immigrazione e sul diritto di asilo che considera ingiusta ed irrispettosa della dignità dell’uomo.

Il tema della immigrazione ci riporta davanti agli occhi lo scenario di immagini e di dati che abbiamo visto in questi giorni seguendo il vertice FAO di Roma sulla fame nel mondo ed il vertice europeo di Siviglia. L’immigrazione è dettata dalla fame e dalla disperazione. Sono 800 milioni nel mondo le persone che vivono ai limiti della sopravvivenza, 24.000 al giorno, in gran parte bambini, muoiono per fame, miliardi di uomini sono sotto le soglie di povertà per mancanza di cibo ed altre cause.

Per fame e per disperazione si parte e si va a cercare altrove la possibilità di avere il pane che non è possibile guadagnare nella propria terra anche se è un diritto naturale dell’uomo.

Il recente vertice FAO di Roma sulla fame nel mondo in realtà non ha detto nulla di nuovo. Sono numerosi gli osservatori che lo hanno definito una passerella inutile di retoriche e di proclami ed un vero fallimento.

Nessuna novità nel documento finale rispetto alle conclusioni del 1996. La verità è che, anche questa volta, è mancata la volontà politica di prendere decisioni risolutive da parte dei leaders del mondo in gran parte assenti dal Vertice.

Da più parti sono state avanzate richieste di dimissioni nei confronti degli organizzatori. Purtroppo, all’indomani del Vertice, ha ripreso il suo posto di prima il silenzioso dramma di milioni di persone e l’esodo biblico senza fine dell’abbandono dalle proprie terre.

La globalizzazione del fenomeno migratorio, in uno scenario mondiale di grande squilibri fra Nord e Sud, ha determinato l’assalto alla fortezza Europa creando la sindrome dell’assedio e della invasione tra i cittadini europei preoccupati per la loro protezione.

Questo senso di insicurezza tra gli europei ha indotto il Vertice di Siviglia ad inserire, nei propri lavori, il tema delle immigrazioni con le motivazioni di trovare un modello capace di far convivere la libertà con le esigenze della sicurezza e la tutela delle frontiere esterne della Unione con una politica di vicinato con i popoli limitrofi anche in vista dell’allargamento della Unione.

Il tutto con l’obiettivo di intraprendere azioni congiunte nei confronti della immigrazione clandestina. Prodi, alla vigilia del vertice, si è premurato a precisare che "questo non basta se non si accompagna ad una adeguata politica di cooperazione e di sviluppo".

A Siviglia il Consiglio dei Capi di Governo dell’Ue ha approvato un progetto di politica comune sulle immigrazioni e sul diritto di asilo superando le spaccature della vigilia dei 15 Ministri degli Esteri che a Lussemburgo non avevano trovato un proposta unitaria ed ha consluso il discorso cominciato a Tampere, in Finlandia, nel 1998.

A Siviglia è prevalsa la linea morbida della collaborazione e dell’incoraggiamento con i paesi di provenienza degli immigrati clandestini rispetto alla linea meccanica delle sanzioni proposta da Spagna, Gran Bretagna e Italia.

Nel Consesso europeo è stato concordato un ventaglio di adempimenti rigidamente scadenzati ed è stato accettato "il principio della aspirazione legittima ad una vita migliore compatibile con le capacità di accoglienza dellUe e dei suoi Stati membri".

L’Europa conta ormai 20 milioni di immigrati. Riteniamo giusta, giustissima la politica di difesa e di contenimento della immigrazione irregolare e clandestina e le strategie per contenerla. Ma è anche vero che il problema degli immigrati irregolari non può essere il tema principale e quasi esclusivo da affrontare come si è fatto a Siviglia. Occorre, nello stesso tempo, pensare con determinazione ad una politica di stabilizzazione, di inserimento culturale e di integrazione per gli immigrati regolari, cioè per gli stranieri già presenti nell’Ue.

La precarietà del lavoro, l’insicurezza del soggiorno, le politiche restrittive dei diritti, le sacche di esclusione non favoriscono certo la sicurezza delle comunità dove si vive.

La società sicura e vivibile ha assoluto bisogno di una politica dell’accoglienza, della convivenza, della cultura e della cittadinanza.

Su questo scenario della immigrazione, vanno ritagliate alcune riflessioni sulla nuova legge italiana passata alla Camera ed ora al Senato per la sua definitiva approvazione. L’immigrazione è un fenomeno strutturale della economia italiana per il suo ruolo di supplenza e di complementarietà nella struttura produttiva dei servizi e della produzione con una larga presenza nella economia informale assolutamente funzionale alla competitività. E’ quindi una risorsa che va valorizzata nel contesto economico, culturale e sociale del paese con un progetto politico, serio, realistico e lungimirante.

La nuova legge è una forzatura che strumentalizza per fini elettorali le paure ed i bisogni di sicurezza della gente senza risolvere i veri problemi della immigrazione che può vantare solo il primato di giudizi e di reazioni negative in sede parlamentare.

La parte veramente inaccettabile è quella della violazione, della dignità e dei diritti dell’uomo immigrato che viene ridotto a semplice cosa, ad un robot nelle mani dell’impresa ma è anche vero che questa legge non giova alla economia del Paese perché le sue norme restrittive, determinano condizioni di precarietà e di clandestinità che favoriscono la criminalità, così come è innegabile che le sue discriminazioni nei confronti dell’immigrato, turbano gli equilibri della comune cittadinanza e convivenza nel contesto della società italiana.

L’immigrazione è un processo storico che va governato e non stravolto per meri impegni elettorali di parte. La legge oltre che in Parlamento ha suscitato aspre critiche nel variegato mondo dell’associazionismo, del volontariato e delle varie Istituzioni religiose ma anche in larghi strati della popolazione italiana che si è sentita ferita nei suoi sentimenti popolari e che dal Parlamento ha sempre atteso leggi rispettose dell’uomo e della sua centralità, così come sono non poco gli italiani che si sono posti l’interrogativo se la disciplina alla appartenenza politica o a coalizioni politiche eterogenee possa avere tanta forza da prevalere sui codici etici e culturali dei suoi componenti quando si toccano temi antitetici a tali codici.

La democrazia di un Paese per essere vera ha bisogno che i suoi maestri diano anche testimonianze.

"Sicilia Mondo", nella coerenza della sua presenza nel mondo migratorio, esprime il proprio dissenso alla nuova normativa ed aderisce in pieno al coro di critiche e di preoccupazioni dell’associazionismo e degli altri organismi di volontariato. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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