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INFORM - N. 135 - 8 luglio 2002

"La brutta politica", editoriale del responsabile Ds per gli italiani nel mondo Gianni Pittella

ROMA - Il cittadino che legge i quotidiani in questi giorni non ha molte ragioni per essere confortato. A parte le cattive notizie che provengono dal Medio Oriente e da altri punti caldi del mondo, e l'andamento non propriamente edificante dei campionati di calcio svoltisi in Giappone, fanno specie davvero i fatti che campeggiano nelle prime pagine di questo inizio di estate.

Dopo tre mesi e più dalla morte di Marco Biagi, delle email vengono trasferite dai computer sguarniti del povero professore assassinato e in queste email inviate un anno fa al Presidente Casini e al dott. De Gennaro, Biagi denuncia l'inspiegabile rimozione della scorta a fronte delle reiterate minacce ricevute.

In una di queste email compare (chi può giurare che tale annotazione non sia stata apposta in modo postumo per finalità politiche?) il nome di Sergio Cofferati, responsabile dell'intossicazione del clima sociale, terreno di coltura del nuovo terrorismo.

E che succede? Succede che invece di dare il risalto drammatico alle inadempienze di chi avrebbe dovuto garantire la scorta e alle contraddizioni irresponsabili del Governo, si monta il caso Cofferati.

Come è noto io non sono tra coloro che, in sincerità o strumentalmente, avrebbero desiderato un appiattimento delle posizioni della sinistra politica sulla CGIL.

Un conto è il ruolo della politica e dei partiti, altro è la funzione del sindacato.

Ma ciò non ha nulla a che vedere con la vergognosa infamia che si è tentato di costruire nei confronti di milioni di iscritti e di migliaia di dirigenti e quadri della CGIL che hanno servito la causa democratica.

Quando accadono queste cose, quando chi governa inciampa in queste responsabilità e arriva persino ad umiliare, con frasi oltraggiose come quelle pronunciate dall'ormai ex Ministro Scajola, un uomo che ha pagato con la vita, non si getta discredito su questo o quel pezzo del sistema politico o sindacale, si ripone la politica intera in un cono d'ombra dal quale il cittadino rifugge, nauseato.

Preferisco tacere sulle dichiarazioni sconcertanti di un tal on.Caldaroli, della Lega Nord, che ha guadagnato le prime pagine dei quotidiani, con la richiesta di castrazione fisica per i pedofili.

Se a ciò aggiungiamo le cronache regionali con i balletti che si susseguono sulle piccole e grandi miserie che animano, in queste settimane, la politica nei paesi, abbiamo un quadro disarmante.
Siamo lontani dalla bella politica e dall'Italia normale che qualcuno ha cercato e continua a cercare di costruire dopo la stagione della lunga crisi.

Eppure dovrebbe crescere la consapevolezza che senza la politica, quella con la P maiuscola, siamo tutti più deboli, e il vento della globalizzazione rischia di travolgere i nostri diritti, soprattutto i diritti di chi è più esposto ai rischi di una competizione senza regole e senza governo.

Eppure dovrebbe essere acquisito un nuovo modo di interpretare la propria missione di esponente istituzionale e di rappresentante politico, ed il dovere di un più alto livello qualitativo, di un più stretto rapporto con il territorio, di una sobrietà nei linguaggi, nei costumi, nei comportamenti.

Le vicende di questi giorni non vanno in questa direzione ma l'impegno di tutti noi non deve abbandonarsi alla sterile rassegnazione. Ci sono anche uomini delle istituzioni dello Stato che muoiono onorando il proprio ruolo, come il Vice Questore di Milano. ci sono tanti politici, noti e meno noti, leaders e peones che dimostrano di meritare sul campo la fiducia accordatagli dagli elettori.

E c'è un grande capitale umano, di donne e uomini e ragazzi, che si affacciano all'impegno civile, malgrado la nausea di queste pagine di brutta politica. (Gianni Pittella, eurodeputato Ds/Pse)

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