* INFORM *

INFORM - N. 134 - 7 luglio 2002

RASSEGNA STAMPA

L'Opinione, 5 luglio 2002

"La Cina è (più) vicina", di Magherita Boniver

ROMA - "La Cina è vicina" era il titolo intrigante di un film che circolava alla fine degli anni sessanta. Allora suonava come un prossimo rivolgimento dei nostri costumi sociali e politici: da noi era esplosa la contestazione studentesca e in Cina imperversavano le "guardie rosse". Entrambi i fenomeni socio-politici sono da tempo archiviati tanto in occidente che in oriente ma l'avvertimento resta dio grande attualità. La Cina, soprattutto quella delle grandi metropoli come Pechino o Shangai, non è mai stata nella usa storia plurimillenaria così vicina all'occidente, alla nostra economia. Mentre i cinesi, pur restando un paese a guida comunista, a passi da gigante imparano a gestire i vantaggi della globalizzazione, del capitalismo e perfino del liberismo noi italiani cosa facciamo per ritagliarci un posto di rilievo in quest'enorme mercato che ha ormai definitivamente dischiuso le sue porte? In realtà ci muoviamo troppo lentamente e la Cina resta decisamente lontana. Eppure tra cinesi e italiani le affinità sono molto elevate. I due popoli si capiscono e si piacciono non solo culturalmente, tanto che diverse nostre comunità d'affari ormai da anni si sono ben insediate in quel paese. La Cina, per molti aspetti, è il paese del futuro ed è favorevolmente aperto al modo di fare impresa italiano e al nostro modo di agire e pensare. Questa non è una semplice impressione ma una convinzione che ho maturato dopo la mia recente missione come sottosegretario agli Esteri in quel paese, gli incontri avuti con il ministro degli Esteri, Tang Jiaxuan, con alti funzionari del ministero del Commercio Estero e con le comunità d'affari italiane di Pechino e Shangai. Se in prospettiva la situazione è favorevolissima sarebbe un grave errore sorvolare su alcune realtà che devono essere assolutamente affrontate. Il nostro tessuto produttivo è formato da una miriade di piccole e medie aziende che proprio a causa delle loro dimensioni incontrano non poche difficoltà a penetrare in un mercato talmente vasto senza un solido supporto.

Il fatto che attualmente i rapporti italo-cinesi siano eccellenti non deve impedirci di vedere che alcune nostre lacune allontanano in nostri bravissimi piccoli imprenditori dalla Cina, in un momento tanto importante per lo sviluppo commerciale. L'informazione, in un mondo dove tutto si muove sempre più velocemente, è determinante ma la presenza di inviati della Rai e dei principali quotidiani è inesistente. Eppure un osservatorio approfondito e continuo sulle incalzanti nutazioni sociali ed economiche di quel paese sarebbe un utile strumento per solleticare la sensibilità e l'innegabile fiuto commerciale dei tantissimi nostri connazionali che mandano avanti proficuamente le migliaia di piccole medie aziende disseminate un po' dovunque lungo lo stivale. Eppoi non basta sapere, intuire, osare bisogna anche essere in grado di muoversi in modo rapido e comodo. Cosa non facile per chi produce rubinetti tanto per dire - nella sua fabbrica in una qualsiasi provincia italiana. Né da Roma né da Milano si può raggiungere con un volo diretto Pechino o Shangai, cuori pulsanti dell'economia cinese. Da quando l'Alitalia ha azzerato i collegamenti non esistono più collegamenti diretti tra l'Italia e la Cina. Una situazione decisamente in controtendenza con i tempi che viviamo. Due esempi delle lacune che complicano la vita ai nostri volenterosi esportatori; non le sole ovviamente ma quelle che saltano immediatamente agli occhi. Intralci che se non creano difficoltà ad aziende come Armani o Benetton certamente rendono più difficile la conquista di quel mercato al maglificio con appena un centinaio di dipendenti che tuttavia lavora quasi esclusivamente per l'export ed è da sempre interessato a diversificare i suoi mercati per fronteggiare più agevolmente crisi e recessioni. (Margherita Boniver, Sottosegretario agli Affari Esteri)

 


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