* INFORM *

INFORM - N. 134 - 7 luglio 2002

L’editoriale di "Corrispondenza Italia"

Il cantiere del nuovo Inas-Cisl per gli italiani all’estero

ROMA - Di solito quanto si parla di italiani all’estero si parte, retoricamente, dai grandi numeri: 60 milioni di oriundi tra figli e nipoti. Poi ci sono i numeri della realtà amministrativa, anche questi per la verità generici e incerti a seconda delle amministrazioni che fanno i conteggi. Tra l’anagrafe consolare "Aire" e quelle comunali, i numeri ballano tra i 3 ed i 6 milioni. E se si pensa che su quelle basi, alle prossime elezioni, i cittadini con passaporto italiano sparsi nel mondo saranno chiamati ad esercitare finalmente e di fatto il loro diritto politico primario, non c’è da stare tranquilli sulla regolarità dell’evento!

Infine ci sono i piccoli (ma concreti) numeri del patronato. Prendiamone uno soltanto: le oltre 20 mila domande di pensione che l’Inas ha trattato nei suoi uffici in Italia e all’estero, a favore e per conto dei nostri vecchi emigranti (questo su un totale di 70.500 domande di pensioni all’estero, nel 2001).

Ecco dunque le nostre credenziali, nero su bianco. Credenziali di "globalismo solidale" se volessimo tenere un approccio alto. Credenziali di affidabilità umana e professionale, per tenere invece il registro che più si addice alla nostra organizzazione.

Accompagnare il cammino dei nostri vecchi lavoratori in emigrazione è un impegno che l’Inas onorerà con scrupolo: anche se le pensioni estere diminuiscono in rapporto al calo storico del fenomeno ormai in atto da un quarto di secolo, per gli italiani, Ci sono intanto ancora molte pensioni di reversibilità. Ma c’è, anche in questo campo un futuro nel quale l’Inas vuole dedicarsi: la nuova "emigrazione tecnologica" delle figure professionali alte; la gestione dei risvolti previdenziali e pensionistici della mobilità del lavoro dì tecnici e operai e quadri italiani nell’UE o nel mondo, Ci spenderemo su questi versanti con l’antica passione sociale, più l’affinamento delle capacità ed esperienze, Ma è tutto il sistema - Italia che deve tenere il passo. A cominciare dalla politica e dalle istituzioni, perennemente in affanno. Ci riferiamo, per esempio, alla legge di riforma dei patronati (la 152/2001) che rimane per aria in attesa dei decreti ministeriali attuativi: un aspetto non secondario della credibilità "dialogante" e negoziale del Governo in questa controversa stagione sindacale.

Si tratta cioè di essere attrezzati per una serie di fenomeni nuovi, talvolta imprevedibili: dalla crisi di Argentina e Venezuela (coli la spinta dell’emigrazione di ritorno) alla ripresa dei flussi di migrazione povera dal Mezzogiorno, alle ricongiunzioni familiari specie verso i Paesi europei, in primis la Germania, alla nuova difficoltà di inserimento ed integrazione delle famiglie lavoratrici italiane nei contesti di precarietà lavorativa e sociale accentuati dal la negativa congiuntura internazionale.

La nostra cultura di patronato della Cisl accetta tutte le sfide del cambiamento ma non la prospettiva dello smantellamento delle tutele e della rete minima della sicurezza. Lavoro, previdenza, standard di assistenza o sanità diventeremo elementi essenziali dì un’Europa senza frontiere interne e di un mondo aperto. E non si potranno accettare ridimensionamenti delle tutele e dei diritti né nei paesi "forti" né in quelli a economia debole.

Per tornare al ruolo del patronato, non possono bastare le nostre iniziative autonome come la "Card Inas" che progettiamo di offrire agli emigrati di ritorno, con le indicazioni utili del sindacato e i suoi servizi; o come "Card Cisl" per i cittadini in uscita con le indicazioni dei servizi e degli sportelli Inas all’estero; o come il rafforzamento dei nostri centri regionali di assistenza all’emigrazione.

Ma la risposta "di sistema" implica lo sviluppo di tutte le sinergie attivabili tramite la concertazione, la contrattazione, gli accordi e le convenzioni con le controparti e le istituzioni sia nazionali che locali; e la costituzione di strutture a corresponsabilità bilaterale. Come è possibile, ad esempio, procedere alla razionalizzazione (alias: potatura) della rete consolare italiana all’estero, senza sviluppare contestualmente adeguate convenzioni con la Farnesina per riconoscere al patronato quella attività sussidiaria che di fatto già svolge?

E’ questo il tipo di domande affrontate dal nostro recente convegno di Palermo, sul tema "La nuova emigrazione siciliana". Ed ecco, in estrema sintesi, le risposte che il seminario dei nostri coordinatori Inas all’estero si dà:

  1. migliorare la comunicazione con l’utenza tramite i patronati da parte degli enti previdenziali;
  2. il Ministero Affari Esteri deve dotarsi di un centro di riferimento per le convenzioni sulla sicurezza sociale;
  3. garantire, tramite i patronati, il diritto alla pensione (il cosiddetto "milione") agli emigrati;
  4. apprezzamento per la decisione di ricreare la Direzione INPS per le convenzioni estere e di articolarla con poli specializzati regionali;
  5. realizzare la convenzione (art. 11 legge 152) tra Ministero Esteri e patronati;
  6. realizzare la convenzione tra Ministero delle Finanze e i patronati per l’assistenza fiscale e la trasmissione dati degli emigrati.

Per quanto riguarda l’Inas:

  1. adeguare la nostra rete e riorganizzarla, verificandone le potenzialità;
  2. creare gli "Sportelli Italia" come punti di assistenza globale;
  3. puntare ad investimenti tecnologici ed informativi;
  4. valorizzare la Sede Centrale quale sede di eccellenza, con adeguamento della struttura operativa;
  5. attivare il progetto comune Federazione Pensionati (FNP) - INAS di tutela individuale e rappresentanza collettiva.

E’ un quadro di impegno molto forte per il quale confermiamo l’obiettivo generale: diventare il primo patronato in Italia e in tutti i paesi del mondo, come già siamo in molti stati.

In questi anni lo sforzo degli operatori è stato altissimo. L’Inas si è risanato e ora è in piena fase di rilancio e riforma. Noi per realizzare l’Inas nuovo confermiamo i valori di fondo: la solidarietà e il continuare ad essere gli avvocati dei poveri, dei vecchi e dei nuovi poveri. (Corrispondenza Italia/Inform)


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