* INFORM *

INFORM - N. 133 - 4 luglio 2002

Da Migranti press

"Ricordati, italiano, che anche tu sei stato straniero"

Porta la firma di P. Beniamino Rossi, Coordinatore dei missionari per gli emigrati (scalabriniani) in Europa, l’articolo che apre il numero 26 (30 giugno) di Famiglia Cristiana, una specie di introduzione ad altri tre articoli sull’immigrazione contenuti nel medesimo numero del settimanale più diffuso in Italia. Il titolo dell’articolo: "Non basta fermarli, occorre inserirli" dice chiaro che si parla degli odierni flussi migratori; ma Padre Beniamino prende le mosse dal 1968, l’anno in cui, giovane missionario, egli era inviato in Svizzera tra gli italiani emigrati, proprio nel momento in cui l’ondata xenofoba prendeva corpo nel referendum "Schwarzenbach" contro "l’inforestimento" della Confederazione Elvetica. Tanti italiani di là delle Alpi o rientrati in Italia sono memoria storica non molto lontana di quei tempi duri; duri anche in Germania in quei decenni, quando a nessuno ancora passava per la mente di cambiare in "Mitbürger" (concittadino) l’appellativo allora classico del lavoratore straniero "Gastarbeiter".

Da un pulpito molto diverso il medesimo richiamo: la Repubblica del 27 giugno enuncia a caratteri vistosi in prima pagina: "La memoria: quando eravamo noi a emigrare", un lungo articolo che si prolunga all’interno per due paginoni densi di date e di episodi che risalgono anche a oltre un secolo fa. La tesi che viene svolta: "Abbiamo quasi dimenticato quel capitolo della nostra storia recente. Se c’insegue, lo adeguiamo alle nostre ambizioni. Diciamo che noi eravamo richiesti, che non eravamo clandestini, scordandoci le tragiche vicende del cammino della speranza, quello che attraverso le Alpi portava in Francia, sfuggendo alla sorveglianza delle guardie di frontiera".

Anche i banchi di scuola si fanno pulpito per questo richiamo alla memoria storica: è successo con le ultime classi del Liceo di Scienze Sociali "F. Fedele" di Agira in Sicilia. Gli alunni fino a tarda primavera hanno portato avanti una ricerca, denominata Anima migrante, "sui significati storici e sociali dell’emigrazione". Si tratta di una raccolta di testimonianze vive e di racconti biografici, di fotografie, cartoline, lettere, pagine di diari riguardanti cittadini disseminati in tutte le parti del mondo, in numero non inferiore agli attuali 8.000 abitanti della cittadina. Come si legge in un rapporto di Sicilia mondo del 29 giugno, la ricerca, che va dal 1911 al 1985, è stata condotta dagli studenti sotto lo stimolo e il coordinamento di alcuni insegnanti, "per comprendere meglio un fenomeno che ha segnato il tessuto sociale della loro città e coinvolto tanti concittadini per decenni fino ad oggi". L’oggi della Sicilia nonostante i suoi problemi occupazionali, è popolato da circa 50.000 immigrati regolari, con tutto il contorno, non quantificabile ma certamente notevole, di presenze irregolari. Fa piacere che siano proprio i giovani a rinfrescare questa memoria che negli adulti spesso rimane troppo sfumata o viene volutamente rimossa.

Si aggiunga che le tante dichiarazioni di intenti, enunciate in questi mesi a livello nazionale e regionale, di venire incontro, anche aprendo speciali programmi di ingresso in Italia, agli extracomunitari di origine italiana e in particolare agli argentini, si rifanno a questa memoria storica. In questa logica va vista con favore la disposizione della nuova legge sull’immigrazione che all’art. 21 prevede che nella programmazione annuale dei flussi possano essere "assegnate in via preferenziale quote riservate ai lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado di linea retta di ascendenza".

Si è parlato di pulpito: proprio domenica scorsa, 30 giugno, dai pulpiti delle nostre chiese è stata proclamata e commentata la parola del Vangelo: "Chi accoglie voi accoglie me". Una parola che ne richiama un’altra molto simile, densa di memoria non solo storica, ma pure escatologica: "Ero straniero e mi avete accolto". (Migranti press/Inform)


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