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INFORM - N. 133 - 4 luglio 2002

Conferenza dei giovani italiani nel mondo

Le riflessioni del Presidente della Commissione Lingua e Cultura del CGIE Padre Graziano Tassello

ROMA - Mancano ormai pochi giorni all'Assemblea plenaria del CGIE. Tra i numerosi argomenti all'ordine del giorno, che verranno approfonditi nel corso dell'importante appuntamento congressuale, vi sarà anche la Prima Conferenza dei giovani italiani nel mondo. Un dibattito molto atteso che verrà arricchito dalla presentazione di alcune anticipazioni dell'indagine, commissionata dal Comitato di Presidenza del CGIE, sui giovani italiani all'estero. Un'accurata ricerca che cercherà di fotografare la realtà, troppo spesso trascurata, delle nuove generazioni. Dallo studio - oltre alle differenze e le similitudini tra giovani italiani in Patria e quelli all'estero - verranno analizzate le originalità delle "seconde generazioni", eventuali contatti privilegiati con il mondo italiano, la presenza dello stato e delle regioni, la percezione presso le nuove generazioni del concetto di italicità e il significato che i giovani danno ai principi della partecipazione solidale. Una situazione complessa, quella delle nuove generazioni, che, nel corso della Conferenza Continentale di Stoccolma, è stata approfondita dal Presidente della Commissione Lingua e Cultura del CGIE, Padre Graziano Tassello. Dopo aver ricordato la necessità comprendere e di instaurare un dialogo costruttivo con i giovani all'estero, Tassello ha sottolineato come, soltanto con la creazione in Europa di un'effettiva società multiculturale, le nuove generazioni potranno valorizzare la riscoperta delle proprie radici culturali. Una presenza alquanto diversificata, quella dei giovani italiani all'estero, che per Padre Tassello non va recuperata nella sua "originalità di partenza", ma aiutata nella sua capacità di relazionarsi e nell'approfondimento degli interrogativi sul significato dell'"italicità".

Nel corso degli ultimi decenni i giovani italiani all'estero sono stati spesso ignorati (dalla Prima Conferenza Nazionale dell’Emigrazione del febbraio 1975 non emerge alcun accenno sulle nuove generazioni), a volte temuti (a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 l'ingresso dei giovani italiani sul mercato del lavoro tedesco fu accompagnato da furiose polemiche), raramente valorizzati. Per trovare flebili segnali di interessamento per le nuove generazioni - in realtà questi giovani hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento al difficile contesto d'accoglienza - bisogna infatti attendere il documento finale stilato a conclusione dalla Seconda Conferenza Nazionale dell’Emigrazione nel dicembre del 1988. Anche negli anni ‘90 - mentre diventano sempre più numerosi i professionisti e gli studiosi italiani che si recano all'estero senza avere particolari legami con la collettività locali - le prime generazioni continuano ritardare la transizione e a detenere il primato della rappresentanza. Ancora oggi infatti nei Comites e nel CGIE solo una minima parte dei membri sono al di sotto dei 30 anni. Un difficile contesto, caratterizzato in alcuni Paesi anche dalla strisciante emergenza del lavoro sommerso che secondo l’esponente del CGIE, missionario scalabriniano, potrà essere superato solo attraverso il varo di una ricca proposta culturale, aperta e continua, che impedisca l'indebolimento e la definitiva rottura del legame, gelosamente conservato dalle prime generazioni, tra l'Italia e le nuove leve delle collettività all'estero.

Il Presidente della Commissione Cultura - dopo aver auspicato che la Conferenza sui Giovani divenga l'ultimo atto del CGIE uscente - ha inoltre ricordato come, l'approvazione della legge n. 64/01 sull'istituzione del Servizio civile volontario consenta di salvaguardare, dopo la scomparsa della leva obbligatoria, un vasto patrimonio di servizi alla persona, alla pace, alla difesa non violenta e alla cultura del Paese. In questo ambito, ad un anno dal varo della riforma, stanno inoltre per essere attivati nuovi servizi che porteranno ad un diretto coinvolgimento delle donne e consentiranno l'espletamento del servizio civile all'estero. Una possibilità, quest'ultima, che aprirà nuovi orizzonti per l'associazionismo migratorio. Prima dell'approvazione del decreto legislativo - che darà la possibilità di svolgere il servizio civile (in Italia, in ambito interregionale e all’estero) ai giovani italiani, e agli stranieri residenti nel nostro Paese da almeno da tre anni, per conto di associazioni e di enti iscritti in un apposito registro - dal CGIE dovranno infatti essere avanzate proposte concrete sull'impiego dei ragazzi (corsi, ricerca migratoria, patronati, animazione, gruppi terza età e il disagio giovanile) che presteranno servizio civile all'estero. (Lorenzo Zita-Inform)


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