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INFORM - N. 132 - 3 luglio 2002

"L'affresco": quando l'Italia era un Paese d'emigrazione

La scrittrice Jolanda Vecchietti racconta l'avvincente storia di una donna coraggiosa

ROMA - E' una storia semplice quella narrata da Jolanda Vecchietti nel volume "L'affresco". Un racconto d'emigrazione - ricostruito attraverso la paziente e certosina ricerca di documenti e testimonianze orali - che descrive con dovizia di particolari la coraggiosa avventura di Enrica Martinelli di Arnago, la nonna della scrittrice, e del suo consorte Costante Zanella di Magràs. Il libro - recentemente sintetizzato ed inserito dal Forum dell'Intercultura della Caritas in una specifica pubblicazione sulla realtà migratoria - deve il suo titolo al fatto che Costante Zanella, prima di morire, fece dipingere un affresco sulla via Crucis. Un'opera d'arte che oggi i discendenti della famiglia hanno restaurato, facendo inserire accanto al nome del marito anche quello della moglie Enrica.

La storia - che evidenzia l'importante ruolo della donna nel difficile contesto migratorio - ha inizio nel lontano 1886 ai tempi delle prime migrazioni di massa quando - a tre anni dalla celebrazione del matrimonio con Enrica - Costante Zanella lascia la famiglia e la valle natia per recarsi in Brasile alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Una prima avventura migratoria che si concluderà nel 1892 con il ritorno a casa dell'uomo a cui però - in considerazione dell'esiguo guadagno conseguito - fa subito seguito una nuova partenza per l'estero. Nel 1897 Costante torna nuovamente dalla sua famiglia con i risparmi acquisiti ma questa volta, dopo alcuni anni di riflessione, dovrà riconsiderare il suo progetto migratorio. Sarà infatti Enrica - stanca delle continue ed infruttuose assenze del marito - a pretendere la partenza per gli Stati Uniti di tutta la famiglia.

Una coraggiosa decisione che si concretizzerà in una giornata di fine agosto del 1899 quando - dopo aver venduto tutti i loro averi - i due coniugi fanno salire i loro 6 figli ( Natalia, Pia, Marcella, Afra, Matria e Fausto) su di un carro trainato da buoi che li conduce fino alla stazione di Mezzocorona. Da lì la coraggiosa famiglia - che (fatta eccezione per il padre) non aveva mai lasciato la valle d'origine - salirà sul treno che li porterà a Parigi.

Dopo una breve sosta nella città dalle mille luci i Zanella riprendono il loro viaggio e - una volta raggiunto il porto di Le Havre - si imbarcano sul "Guascogna". Una grande nave da carico - una volta adibita al trasporto di schiavi - che accoglie nelle sue anguste stive le vite e le speranze di tanti immigrati. Un'esperienza drammatica segnata da tempeste e difficili condizioni di vita - uomini e donne vengono separati e costretti ad alloggiare in letti fatiscenti e maleodoranti - che si concluse una settimana dopo con l'arrivo a New York e l'approdo sull'isolotto di Ellis Island dove - il difficile passaggio migratorio viene descritto dalla scrittrice con lucido realismo - hanno inizio le complesse operazioni di sbarco. Nei grandi palazzi dell'ufficio immigrazione la famiglia dovette sottostare ad attenti e controlli medici - tra cui il tanto temuto e doloroso esame dell'occhio - e al versamento di 32 dollari per la tassa di sbarco. In questo contesto Costante - oltre a dimostrare il possesso di una certa somma di denaro (circa 20 dollari a testa) per il primo mantenimento della famiglia - fu interrogato dagli esperti della dogana sulle motivazioni migratorie che avevano spinto il gruppo familiare a cercare asilo negli Stati Uniti.

Superato anche questo scoglio non vi furono altri problemi di transito e i Zanella trovarono immediata sistemazione nella città di Drifton in Pennsylvania dove Costante iniziò a lavorare in miniera. Una vita dura - in parte lenita dalla presenza di numerosi immigrati italiani, tedeschi, polacchi e irlandesi - che fu complicata dall'assenza nel Paese di una chiesa cattolica. Una limitazione religiosa che contrariò Enrica ma che in un certo senso - una volta che i ragazzi iniziarono a frequentare la locale chiesa episcopale - facilitò l'integrazione del nucleo familiare.

Dopo sei anni di duro lavoro a due dollari al giorno i Zanella tornarono in Patria e si stabilirono a Malè. Ma ancora una volta - al fine di procurarsi i mezzi per una definitiva sistemazione in Italia - la famiglia si reimbarcò per l'America dove rimase - presso un altro distretto minerario - per altri due anni. Questa volta però la stessa coesione familiare cominciò ad incrinarsi ed al momento dall'ennesimo e definitivo rimpatrio il capo famiglia apprese con dispiacere che, oltre alle due sorelle che nel frattempo si erano maritate - anche il figlio Fausto sarebbe rimasto negli Stati Uniti. E fu così che - a vent'anni di distanza dal primo viaggio - si concluse con il definitivo ritorno nella terra d'origine la lunga e sofferta epopea migratoria della famiglia Zanella. Una storia sepolta dal tempo - sinonimo di sacrificio e riscatto sociale - che solo i vividi ricordi e la paziente opera di ricerca dell'autrice Jolanda Vecchietti hanno riconsegnato alla memoria storica del nostro Paese. (Lorenzo Zita-Inform)


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