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INFORM - N. 132 - 3 luglio 2002

Il "caceroleo", in Uruguay è un modo di dire no

MONTEVIDEO - Negli ultimi tempi, nell’Uruguay si è incominciato a battere le pentole, un atto che viene chiamato "caceroleo". Si è fatto per la prima volta a Montevideo, nel 1983, in segno di protesta contro il governo militare, in tempi in cui si cercava un accordo per uscire dalla dittatura (Patto del Club Navale). Questo modo particolare di protesta, che si realizzava anche nel Cile contro Pinochet, è stata la maniera che la popolazione uruguayana, in modo naturale e con poca organizzazione, trovava per dire "no" alla dittatura. Sicuramente credendo che nessuno andasse in prigione per battere le pentole, anche se la realtà non è stata questa.

Oggi, dopo quasi 20 anni, il "caceroleo" si è incominciato a fare un’altra volta, però per protestare contro la politica economica del Governo. L’Uruguay è in una grave crisi economica e sociale, con un 50% di povertà infantile, una disoccupazione crescente. La fame e l’indigenza sono affari di tutti i giorni, così come la partenza di 300 uruguayani ogni giorno. La richiesta di cittadinanza italiana è cresciuta disperatamente, le code nel Consolato italiano sono lunghe durante tutta la notte. La gente se ne va senza sapere dove, ma se ne va. Questo è un disastro paragonabile ad un dopoguerra; invece la guerra non c’è stata, ma la distruzione della produzione e dell’industria è nota.

Un impiegato dello Stato italiano ha dichiarato ad un’agenzia di stampa che povertà vera e propria non ce n’era ancora. Sicuramente chi percepisce uno stipendio dello Stato italiano non subisce la fame; però se non hai lavoro, incominci a sapere cosa vuol dire la parola indigenza, in un paese dove non esistono politiche sociali di sostegno. Molti altri dicono che con il prestito delle Banche estere andrà tutto bene, ma chi vive di un lavoro e non della speculazione finanziaria continua ad andare male. Infatti sta partendo tutta una generazione. Ci domandiamo se gli italiani sono preparati per riceverci: siamo cittadini italiani anche noi, con pieni diritti.

Per avere un futuro in Uruguay si battono le pentole, per dire "no". (dott.ssa Laura Vera Righi*-Spazio Italia/Inform)

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* La dottoressa Laura Vera Righi è Vice Presidente del Comites dell’Uruguay e direttore responsabile di Spazio Italia


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