* INFORM *

INFORM - N. 129 - 30 giugno 2002

Vertice a Siviglia sull’immigrazione nell’Unione Europea

BRUXELLES - Il vertice di Siviglia, che ha visto riuniti i leader dei 15 paesi dell’Unione Europea, aveva tra i suoi temi più importanti l’elaborazione di un piano comune per la politica migratoria ed in particolare per la lotta all’immigrazione clandestina. Durante l’incontro sono stati riconfermati gli obiettivi già individuati nel 1999 a Tampere, con la volontà, però, di velocizzare il processo di armonizzazione delle legislazioni in materia di immigrazione. Entro 18 mesi si dovrà raggiungere un accordo sul riconoscimento dello status di rifugiato, sui ricongiungimenti famigliari e sulle norme comuni per le procedure di asilo.

L’argomento più scottante era quello relativo ai rapporti con i paesi di partenza dei migranti clandestini. Alcuni capi di governo, tra cui Aznar, Blair e Berlusconi, avrebbero voluto introdurre la possibilità di imporre sanzioni a quegli stati che non intendono collaborare con l’Unione nel bloccare il traffico dell’emigrazione irregolare. Tutti sono ormai d’accordo nel sottolineare che quest’ultima può essere gestita solo attraverso delle intese con i paesi di partenza e di transito, ma le divergenze sono emerse per quanto riguarda i metodi. Francia e Svezia si sono opposte all’introduzione di sanzioni. Il loro veto ha reso quindi necessario un compromesso, in cui viene previsto che l’Unione cerchi in tutti modi la collaborazione dei paesi terzi per favorire il controllo dei movimenti migratori e dia il suo sostegno economico agli stati che si mostrano disponibili. Per quelle nazioni che non vorranno assolutamente cooperare, l’Unione prevede delle misure politiche, non meglio specificate, che dovranno essere votate all’unanimità dai paesi membri. Non si è ritenuto opportuno far dipendere l’aiuto allo sviluppo dalla collaborazione alla lotta contro l’emigrazione clandestina.

Nel documento finale si riconosce l’importanza dell’immigrazione controllata e regolare, mentre viene stabilito di procedere alla creazione di un corpo di polizia di frontiera comune e di elaborare una più uniforme regolamentazione nella concessione dei visti. (Luisa Deponti-CSERPE/Inform)


Vai a: