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INFORM - N. 128- 28 giugno 2002

L'integrazione riuscita

L'ultimo libro di Luciano Trincia sugli italiani in Svizzera, presentato a Zurigo, riapre il dibattito sulle nuove migrazioni in Europa.

ZURIGO - L'integrazione degli italiani in Svizzera costituisce un esempio positivo anche per le nuove immigrazioni di altri gruppi etnici che si riversano oggi in Europa. E' questo il dato centrale emerso il 26 giugno a Zurigo nel corso della presentazione dell'ultimo libro dello storico delle migrazioni Luciano Trincia sugli italiani in Svizzera. Il volume, edito dalla LAS di Roma con il titolo "Per la fede, per la patria. I salesiani e l'emigrazione italiana in Svizzera fino alla prima guerra mondiale", è stato presentato dal direttore della Commissione dei vescovi svizzeri Migratio, Urs Köppel, dal direttore del CSERPE di Basilea, Graziano Tassello, e dal direttore dell'Istituto Storico Salesiano di Roma, Francesco Motto. Frutto di una lunga e accurata ricerca, questo libro analizza in una prospettiva comparata i primi flussi migratori italiani verso la Confederazione Elvetica, i meccanismi di integrazione, l'impatto avuto dal fenomeno sulla società di accoglienza, in termini economici, politici e sindacali, per focalizzare poi l'attenzione sull'azione dei missionari salesiani fra gli emigranti.

Come emerge dal volume di Trincia, la Svizzera risulta fra i primi paesi di insediamento degli italiani all'estero. Considerando il periodo dal 1876 al 1980, i paesi che hanno ricevuto più italiani sono infatti gli Stati Uniti (con 5,7 milioni), la Francia (con 4,4 milioni), la Svizzera (con 4 milioni), l'Argentina (con quasi 3 milioni), la Germania (con 2 milioni e mezzo), il Brasile (con 1 milione e mezzo). Terzo paese di destinazione della diaspora italiana nel mondo in termini globali, la Svizzera è al terzo posto, dopo Germania e Argentina, anche per il numero degli italiani attualmente residenti: i dati più recenti forniti dall'AIRE e dalle anagrafi consolari la pongono infatti al terzo posto nella graduatoria dei paesi di insediamento degli italiani attualmente residenti all'estero, con ben 525.383 presenze. Inoltre, in termini relativi, gli italiani in Svizzera costituirono già dalla fine dell'Ottocento il gruppo etnico più numeroso fra gli stranieri presenti nella Confederazione, primato che hanno mantenuto fino ad anni recentissimi.

Il lungo processo d'integrazione di queste collettività è stato favorito da una ricca rete di associazioni e cooperative, organizzate da movimenti politici e sindacali o dalla Chiesa cattolica. "Il modello di integrazione proposto nel lungo periodo dagli italiani in Svizzera - ha sottolineato Trincia nel corso della presentazione - è risultato sicuramente vincente, sia per l'impatto avuto dal fenomeno sulla società d'accoglienza, sia per il dinamismo e l'intraprendenza dimostrata dal gruppo immigrato sul terreno economico e produttivo".

Lo studio presentato a Zurigo offre un quadro globale e statisticamente ben documentato dell'emigrazione italiana in Svizzera fra Otto e Novecento. A lungo trascurata dalla ricerca storica, la presenza di lavoratori italiani emigrati fu invece essenziale nei processi di formazione industriale della Confederazione. Maggiore gruppo etnico immigrato, gli italiani contribuirono con il loro lavoro a creare molte delle infrastrutture che accompagnarono la rapida espansione economica della Svizzera di inizio Novecento, come i trafori del Gottardo e del Sempione o l'efficiente sistema di comunicazioni ferroviarie. Fu proprio in quegli anni, e non nel secondo dopoguerra come comunemente si crede, che la questione degli italiani entrò prepotentemente nel dibattito sull'impiego di manodopera straniera.

Numerosi, come hanno sottolineato Graziano Tassello e Urs Köppel, anche gli spunti di riflessione relativi alla realtà odierna. In primo luogo quelli concernenti i meccanismi di integrazione e di rigetto in un periodo in cui forti erano i pregiudizi e gli stereotipi nei confronti degli stranieri. I fatti più gravi si verificarono proprio a Zurigo, dove nel luglio 1896 furono assaltate le case e i luoghi di lavoro degli immigrati italiani in una vera e propria caccia all'uomo che durò tre giorni. Anche in campo sindacale, gli sforzi intrapresi in quegli anni dalle organizzazioni svizzere di concerto con alcune federazioni sindacali italiane si scontrarono contro un acceso nazionalismo, penetrato anche nelle organizzazioni del movimento operaio, che a una solidarietà di classe sostituì una solidarietà etnica fondata sull'origine e sulla propria identità culturale.

Un elemento di novità fornito dallo studio di Trincia è la possibilità di osservare il fenomeno dell'integrazione degli italiani in Svizzera con l'utilizzo di coordinate di lungo periodo. In oltre un secolo di storia, anche il codice cromosomico della collettività d'origine italiana in Svizzera è radicalmente cambiato. I risultati della ricerca presentata a Zurigo mettono in luce come oggi, negli anni di internet e della new economy, l'integrazione degli italiani in Svizzera può dirsi davvero riuscita. E anche l'immagine che gli svizzeri hanno dell'Italia e degli italiani è mutata sensibilmente. Si tratta di una rinnovata sintonia centrata attorno al Belpaese e alla sua tradizione culturale, fatta di letteratura e di arte, di musica e di cinema, di teatro e di archeologia. Ma anche altri elementi entrano in gioco. Si intravede così la trama di un tessuto culturale, forse meno tradizionale, ma sicuramente molto attraente, che fa riferimento all'Italia e che è composto da mille fili variegati, come la moda, le canzoni, il mangiar bene, il design, lo sport, i vini della penisola, il restauro, il turismo. Fra i componenti di quel codice cromosomico con il quale la cultura dell'Italia si presenta al di là delle Alpi rientrano senza dubbio anche l'eleganza ed il buon gusto, la dieta mediterranea e la gioia di vivere latina, il pensiero positivo e l'innato umorismo degli italiani. (Inform)


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