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INFORM - N. 127 - 27 giugno 2002

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Né Cisl, né Inas rischiano un futuro "para-statale"

ROMA - Tra le tante polemiche più o meno stucchevoli che segnano la quotidianità della vita pubblica in Italia (ma forse gli amici connazionali all'estero potrebbero confortarci ricordando - chi sa? - che tutto il mondo è paese) c'è quella sui rischi che il sindacato possa diventare un ente para-statale. Ci sarebbe questo miraggio a sedurre e ad indurre in tentazione specialmente la Cisl. Lo sostiene il fondatore della "Repubblica", il giornale della sinistra radical-chic, Eugenio Scalfari, in un ponderoso editoriale di circa 10 mila metri quadrati di estensione.

Naturalmente la tifoseria degli estremisti da salotto è tutta per i "duri e puri" del sindacalismo, quelli che programmano scioperi una stagione per l'altra, quelli che, appena possibile, disertano negoziati e trattative, quelli che aborriscono la firma di un accordo coi padroni e tanto meno coi governi dei padroni: essi si salverebbero da quella malattia degenerativa! Le altre organizzazioni sindacali infatti, quelle che si sporcano le mani trattando e cercando le migliori soluzioni possibili per gli interessi della gente che rappresentano, precipiterebbero nel "collaborazionismo subalterno" per venire cooptate come organizzazioni sociali para-statali. Eccoci al punto!

Il Segretario della Cisl, Savino Pezzotta ha già respinto in modo secco e preciso queste subdole caricature ricordando che la Cisl fin dalle sue origini si definì come sindacato della contrattazione, della partecipazione, della concertazione, della politica dei redditi, della democrazia economica, della bilateralità tra le parti sociali. Usando anche gli strumenti del conflitto ma solo al fine di aprire o rafforzare il negoziato; mai come ginnastica agitatoria, fine a se stessa o collaterale a una contrapposizione di schieramenti politici, di maggioranza o di opposizione, di qualunque colore esse fossero.

Naturalmente noi come patronato dell'Inas stiamo pienamente dentro le logiche di un sindacalismo che è di rappresentanza degli interessi; ma anche servizio alle persone, al di là di ogni necessaria funzione dì conflitto, quando occorre, a giudizio della strutture più direttamente deputate alla contrattazione. E in questo ruolo non temiamo nessun rischio di subalternità para-statale né di essere coinvolti nella logica compartecipativa della bilateralità. Non temiamo di "perdere l'anima" se stipuliamo un contratto o una convenzione con una controparte imprenditoriale o con una istituzione pubblica, centrale o locale. E' quello che ha fatto da sempre il sindacalismo democratico, non solo quello "bianco" ma anche quello "rosso" che fin dal secolo scorso nacque coniugando le funzioni di mutuo soccorso solidale e servizio di segretariato sociale con quelle rivendicative: una tradizione che la Cgil di Giuseppe Di Vittorio rinnovò nel difficile dopoguerra, sviluppando l'organizzazione sindacale non solo nelle fabbriche ma soprattutto sul territorio, laddove il bisogno di tutela è più personale e delicato proprio perché manca quel "moltiplicatore di potenza" rappresentato dal luogo di lavoro di massa. Una situazione, a ben vedere, che ritorna attuale oggi, sotto mutate forme, con l'estendersi del lavoro nelle sue forme atipiche e decentrato.

Il patronato dell'Inas, come tutta la Cisl, non diventerà certo un'organizzazione neo-corporativa se accetterà la sfida di una gestione corresponsabile di nuove forme di "welfare state". L'importante è che tutto sia chiaramente contratto; che tutto avvenga nelle forme e con il controllo della democrazia sindacale; che tutto sia fatto con efficienza e professionalità, oltre che con il generoso solidarismo che tanti amici, in Italia e all'estero, hanno modo di verificare quando entrano in contatto con le nostre strutture operative. (Corrispondenza Italia/Inform)


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