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INFORM - N. 126 - 26 giugno 2002

Petizione popolare per la flessibilità sostenibile - Bobba (ACLI): "maggiori risorse per la formazione, la famiglia e la tutela del lavoratore"

ROMA - Al fine di favorire l'adozione di un nuovo codice dei diritti del lavoro che preveda un sistema di norme orientato alla centralità della persona umana le ACLI sono scese in 100 piazze italiane per chiedere ai cittadini di sottoscrivere una specifica petizione sulla flessibilità sostenibile. Un'articolata proposta che - dopo la raccolta di almeno 100.000 firme - verrà consegnata in autunno al Presidente della Camera Pierferdinando Casini per l'adozione di opportuni provvedimenti di legge.

L'iniziativa - che ha già ricevuto il sostegno di numerosi esponenti del mondo politico, sindacale ed universitario (tra le adesioni di rilievo quelle del capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti e dell'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu) - è stata presentata alla Camera dei Deputati dal Presidente Nazionale delle ACLI Luigi Bobba. "Noi non possiamo ignorare - ha esordito Bobba - che nel prossimo futuro le differenziazioni del mercato del lavoro diventeranno sempre più profonde. Quindi con la nostra petizione noi vogliamo sollecitare la costruzione di un insieme di regole, di tutele e di forme di protezione del lavoro che prendano atto di queste differenze. Una forte individualità della posizione lavorativa, quella che emerge dall'odierno mercato del lavoro, che contiene però un'ambivalenza. Se da una parte infatti il contesto lavorativo è ricco di persone capaci di creare valore aggiunto e nuova ricchezza, dall'altra mai come oggi siamo di fronte ad uno scenario di incertezza e precarietà. Ecco perché vogliamo dire al Parlamento italiano che bisogna introdurre delle nuove regole ed idonee forme contrattuali atte a promuovere e proteggere il variegato mondo del lavoro".

Da Luigi Bobba sono state inoltre illustrate le specifiche aree di intervento della petizione. Da segnalare in questo ambito il riconoscimento dei diritti individuali di formazione. Un'importante forma di protezione del lavoratore - chi aggiorna con tempestività le proprie capacità professionali sarà sempre competitivo sul mercato del lavoro - che oggi non viene però né riconosciuta né tutelata dalle leggi vigenti. Per evitare che il costo della formazione rimanga a carico dei lavoratori sarebbe infatti necessario - a tutt'oggi circa l'80% delle aziende non fanno formazione - un adeguato investimento dell'esecutivo che consenta l'introduzione di specifiche agevolazioni e deduzioni fiscali per gli occupati e le imprese che intraprendono attività formativa. In questo contesto sarà inoltre necessaria l'introduzione di un'apposita certificazione delle competenze professionali del lavoratore. Una proposta che consentirà al cittadino in mobilità di portare nella nuova azienda il proprio bagaglio professionale. Dalla petizione viene inoltre evidenziata la necessità di unire in un'azione comune le politiche del lavoro con quelle per la famiglia e la cura della persona. Una realtà fin troppo penalizzata, quella della famiglia, sul quale si potrebbe agire - al fine di garantire alla donne la libertà di scelta tra il lavoro e la maternità - attraverso la leva fiscale e la reintroduzione dell'assegno familiare. Il terzo ed ultimo punto della petizione riguarda la necessità di estendere la tutela dell'occupato, fino ad oggi centrata sul luogo del lavoro, su tutto il mercato dell'occupazione. Se infatti la flessibilità dovrà estendersi alla maggioranza delle classi lavoratrici allora i servizi alla persona dovranno divenire più presenti e dinamici, capaci cioè di sostenere il lavoratore duranti il suo variegato e discontinuo viaggio nel mercato dell'occupazione.

Il Presidente delle ACLI - dopo aver ricordato che lo sciopero generale sull'articolo 18 non è stato vano visto che il Governo ha dovuto modificare le sue posizioni - ha infine auspicato che i rappresentanti della CISL e della UIL, prima di firmare il definitivo accordo con le istituzioni, recepiscano le istanze delle ACLI e chiedano al Governo più risorse per l'aumento dell'indennità di disoccupazione (4 milioni di euro in due anni), cospicue detrazioni fiscali per la formazione individuale e per i servizi alle famiglie ed il ripristino degli assegni familiari per incoraggiare ed incrementare lo sviluppo demografico. (Lorenzo Zita-Inform)


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