* INFORM *

INFORM - N. 123 - 20 giugno 2002

Su immigrazione e asilo lUE non cerchi un livellamento al basso

Dichiarazione della Caritas durante il Consiglio di Bellaria (17-20 giugno 2002)

ROMA - Il tema dell'immigrazione in Europa "non deve servire a creare nuovi muri e occasioni di conflittualità e scontri, ma ad accettare il cambiamento e attraversare insieme un passaggio culturale e storico importante". È il parere di don Giancarlo Perego, responsabile dell'area nazionale di Caritas Italiana, a proposito del mancato accordo tra i Ministri degli esteri dell'Unione Europea sul documento che definisce le linee politiche nei confronti dei Paesi di "origine e di transito" del fenomeno migratorio, che dovrà essere presentato al vertice di Siviglia dai capi di Stato e di governo dell'Unione (21-22 giugno). Francia, Svezia e Lussemburgo mantengono infatti riserve riguardo alle sanzioni da imporre a quei Paesi che non collaborano attivamente nel controllo dell'immigrazione clandestina. "La spaccatura - osserva don Perego - nasce sia da una situazione diversa rispetto all'immigrazione, con i Paesi del Mediterraneo attualmente più esposti agli sbarchi di clandestini, sia, soprattutto, per un diverso modo politico di leggere il fenomeno. Da una parte, ed è la posizione prevalente, non si vuole vedere il problema della mobilità in quanto tale ma si fa caso solo agli aspetti di conflittualità e scontro; dall'altra, ed è, a mio avviso, l'approccio più corretto, si cerca di interpretare il fenomeno in chiave europea, cercando di far fronte ai cambiamenti con un atteggiamento costruttivo".

Nel suo intervento al 28 Convegno nazionale delle Caritas diocesane in corso fino al 20 giugno a Bellaria (Rimini), don Perego ha ricordato che l'immigrazione "interpella le comunità cristiane a saper trovare risposte nuove, in collaborazione con le istituzioni, che da una parte non aumentino la crescente conflittualità sociale e dall'altra non assecondino semplicemente alcuni bisogni delle famiglie e delle aziende italiane". Sul territorio le Caritas devono quindi "aiutare le persone che si trovano illegalmente sul nostro territorio a far fronte ai bisogni immediati e essenziali ma sempre cercando di aiutare e accompagnare, nelle forme normate, ad uscire dall'illegalità". Il mondo dell'immigrazione richiede oggi, "oltre all'accoglienza fraterna", anche "nuove forme di tutela, di advocacy, che aiuti le persone ad essere riconosciuti come cittadini, soggetti di diritti". (Migranti press/Inform)


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