Le donne immigrate nel Trentino e i problemi dell'assistenza: un seminario fa il punto della situazione
TRENTO – E’ stato dedicato al rapporto fra donne immigrate e strutture socio-sanitarie del Trentino – ma le problematiche sono le stesse un po' in tutta Italia – il seminario organizzato a Palazzo Europa dalla Commissione pari opportunità della Provincia autonoma di Trento.
Un appuntamento – apertosi con i saluti dell'assessore provinciale Iva Berasi – che nasce da un bisogno reale, espresso soprattutto dalla categoria dei medici, che spesso hanno a che fare con pazienti stranieri senza però conoscere la loro lingua o la loro cultura.
Il problema, dunque, è innanzitutto di comunicazione. D'altro canto, e parlando soprattutto di condizione femminile, le difficoltà si registrano anche in senso contrario: sono cioè a volte le donne immigrate ad avere problemi nel rapportarsi con le strutture. Condizionamenti culturali e di altro genere le impediscono di esprimere liberamente bisogni e necessità. Fino ad arrivare talvolta alla situazione di donne che si rivolgono ai medici tramite i mariti o gli amici dei mariti, i quali " filtrano" le loro richieste.
"Io credo che la non conoscenza dell'altro – ha detto l'assessore Berasi – sia un grave ostacolo all'integrazione. Perciò è fondamentale sviluppare iniziative come questa, che consentano alle culture di venire in contatto e che mettano in gioco la sensibilità femminile".
Al seminario, coordinato dalla presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità Lucia Martinelli, sono intervenute esperte delle problematiche relative alle donne migranti e responsabili di strutture assistenziali: tra le altre Rita Bonzanin, direttore dell'Atas di Trento, Maria Licia Scantamburlo, medico psichiatra, Nora Leonardi, sociologa dello studio Res di Trento. (M. P.-Inform)