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INFORM - N. 120 - 17 giugno 2002

Fotografate dal Censis le sensazioni e le aspettative del mondo giovanile

"I giovani lasciati al presente"

ROMA - Vivono in famiglia e la considerano come un costante punto di riferimento (44,7%), vorrebbero un lavoro autonomo non controllato da altri (70%), cercano una dimensione spirituale (34%), dimostrano scarsa propensione per l'impegno politico (10%) ed aspirano ad una vita ricca di relazioni sociali (31,3%). E' questa in sintesi la fotografia delle nuove generazioni che emerge dalla ricerca del Censis "Giovani lasciati al presente". Un'accurata indagine che l'Istituto di ricerca ha compiuto su un rappresentativo campione di popolazione di età compresa tra i 15 ed i 30 anni. Un lungo arco di tempo, quello preso in considerazione dai ricercatori, che ha consentito di rappresentare tutte le fasi della cosiddetta "adolescenza allungata" e cioè del lento raggiungimento della maturità che caratterizza molte società post industriali.

La ricerca - che si prefigge di individuare i cambiamenti in atto nella cultura e nell'identità giovanile - è stata commissionata al Censis dall'Osservatorio Europeo sui Giovani (OEG). Un centro di studi e ricerche interamente dedicato al mondo giovanile - del Comitato scientifico presieduto da Giuseppe De Rita fanno parte nomi di spicco dello spettacolo e delle comunicazione di massa come Gigi Proietti e Carlo Rossella - che cerca d'interpretare le domande e le aspettative inespresse delle nuove generazioni. Dall'indagine, illustrata ai giornalisti dal direttore per la Ricerca del Censis Maria Pia Camusi, è inoltre emerso come 5 giovani su 10 abbiano interesse ad accrescere il proprio intelletto e siano pienamente consapevoli che il futuro dipenderà dalle loro capacità personali. La ricerca - effettuata su di un campione mirato di 1.500 ragazzi - evidenzia inoltre come la domanda di immediatezza delle nuove generazioni si rifletta anche sulla sfera affettiva. Se infatti da un lato i giovani dicono sì all'amore, dichiarandosi nel 67% dei casi appagati dalla propria condizione sentimentale, dall'altro dichiarano di non sentirsi ancora pronti a legami ufficiali e di lunga durata. Ma dallo studio emerge anche una pressante domanda di sicurezza - di fronte agli attentati dell'11 settembre il 52% degli intervistati esprimono stupore e smarrimento - e la tendenza dei giovani ad essere portatori di elementi positivi per la società: 4 su 10 mostrano un'identità "ben equilibrata".

Un variegato universo giovanile dunque che, contrariamente a quanto poteva essere ipotizzato, appare meno "seriale" e scarsamente omologato. In questo contesto, dai ricercatori del Censis, sono stati inoltre individuati anche gli attori sociali che potrebbero rendere più agevole la maturazione dei giovani italiani. In questa particolare graduatoria troviamo la famiglia (al nucleo familiare spetta il compito di superare la nostalgia per l'infanzia e di riconoscere i figli come persone autonome), il territorio (i responsabili delle politiche comunali e provinciali hanno lo specifico compito di ascoltare e rispondere alle esigenze giovanili) e i media. In questo settore, vista l'indiscussa influenza sul mondo giovanile dei mezzi d'informazione, sarebbe infatti auspicabile, oltre al superamento degli attuali modelli totalizzanti, lo sviluppo di una comunicazione fondata sul pluralismo, atta ad alimentare la capacità di scelta dei giovani fra diverse alternative.

Giuseppe De Rita - dopo un breve indirizzo di saluto del direttore dell'OEG Carlo Gregoretti volto a sottolineare la sistematica e capillare azione di monitoraggio svolta dall'Osservatorio e la necessità di esaltare la centralità dei giovani nella società moderna - ha evidenziato le sue preoccupazioni per i rischi connessi ad una gioventù che appare indistinta e priva di adeguato rilievo. Nuove generazioni troppo "presentiste" che sembrano prive di memoria e non stanno preparando il futuro. Quello che colpisce, secondo De Rita, è l'assenza in questo contesto dell'icona paterna. Di una figura cioè che, nell'ambito familiare e sociale, sappia trasmettere ai giovani il senso della memoria e riproporre nel futuro, dopo averlo reinterpretato, il peso del passato.

Gregoretti ha inoltre ricordato la pubblicazione del libro "La comunicazione interrotta". Un interessante volume - curato da dodici esperti italiani di psicologia dell'età evolutiva e delle scienze sociali - che ripercorrerà i dati emersi dalla ricerca del Censis per cercare di tracciare le linee guida di un ipotetico dialogo tra il mondo dei giovani e quello degli adulti. (Lorenzo Zita–Inform)


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