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INFORM - N. 119 - 14 giugno 2002

Una intervista del Presidente nazionale delle ACLI Luigi Bobba al settimanale "Vita"

A "questo" movimento "no global" le Acli dicono di no

ROMA - A "questo" movimento "no global" che usa "questi" metodi, "questi" linguaggi e queste "parole" dice no. Un no secco, tondo. Lo afferma il Presidente nazionale delle ACLI Luigi Bobba in una intervista rilasciata al settimanale "Vita" e di cui riportiamo il testo.

L’ultimo corteo, quello contro la Fao, è stato un flop: la spinta no global si è esaurita?

La formula del corteo, quando viene assolutizzata al solo scopo di essere visibili, è sbagliata. Il che non vuol dire negare il diritto-dovere di scendere in piazza quando i motivi sono giusti e validi. Ma la piazza non può sostituire la proposta, il dialogo, la dimensione volontaria dell’agire politico. Inseguire, cercando di cavalcarli, temi fondamentali come quello ambientale o la fame nel mondo è un errore gigantesco, madornale.

Le liste "no global", alle recenti elezioni amministrative, hanno raccolto lo zerovirgola.

Cercare una trasformazione immediata di un movimento sociale in un movimento politico non solo non porta frutti immediati, ma produce conseguenze negative sul lungo termine. Senza dire della mancanza di una radicata cultura della istituzioni, dell’accentramento della leadership in poche figure e l’incapacità di offrire risposte praticabili ai bisogni concreti della gente hanno fatto il resto. Inoltre, va detto che alle elezioni in un sistema maggioritario come il nostro scatta giustamente la logica del "voto utile". Quello per le liste no global, comunque, sarebbe stato un voto inutile.

Un anno fa vi siete incontrati a Genova. E subito separati. Che possibilità di riannodare un dialogo?

Nel cosiddetto movimento "no global" vi è un eccesso di ideologismo, di logica e linguaggi retrò – rispetto ai problemi del presente – che non mi pare un buon viatico per riprendere il dialogo. La lettera del movimento scritta e spedita da Porto Alegre l’ho letta tutta: è astrusa, incomprensibile. Parlano ad uno stretto circuito di aficionados, ormai, i no global. E alcuni – di questi pochi aficionados – sono in mano a pochissimi leader che di questo movimento si sentono i padri-padroni. Per tornare a dialogare con noi – che ci definiamo "new global" – i no global dovrebbero fare scelte chiare e nette non su temi che diamo per scontati, come la non violenza, ma le forme e le pratiche della partecipazione, sui metodi e sui linguaggi. Chiediamo capacità di proposta più che di dialogo. (Inform)


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