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INFORM - N. 119 - 14 giugno 2002

Presentato dall'Ires-Cgil il secondo rapporto sui lavoratori immigrati

Immigrazione: lo scenario inedito di un atipico mercato del lavoro

ROMA - E' stato presentato a Roma, presso la sede nazionale della Cgil, il "II Rapporto Ires sull'immigrazione: scenari, mercato del lavoro e contrattazione". Un'interessante ricerca - realizzata dall'Osservatorio Ires-Cgil - che apre uno squarcio di luce sul complesso e difficile contesto lavorativo degli immigrati. Secondo lo studio dell'Ires - che utilizza come fonte i dati forniti dall'Inps, dall'Osservatorio occupazionale dell'Inail e dal Rapporto Caritas 2001- sarebbero infatti oltre 110.000 i nuovi posti di lavoro acquisiti dagli immigrati negli ultimi due anni. Una dinamica realtà occupazionale - in Italia l'incidenza dei non nazionali sulla popolazione locale (2,6%) è di gran lunga inferiore a quella europea (5,1%) - che appare caratterizzata sia da un discreto numero di iscritti all'Inps (secondo gli ultimi dati sono quasi 230.000 gli immigrati registrati dall'ente previdenziale) sia da una massiccia presenza di lavoratori stranieri pienamente in regola con il permesso di soggiorno e con il versamento dei contributi previdenziali. Oltre 530.000 persone che provengono dai settori dell'agricoltura (61.919 unità), dell'industria (140.509) e dei servizi (244.742).

Dalla ricerca viene inoltre evidenziato come a tutt'oggi il 77% degli avviamenti al lavoro degli immigrati avvenga per le vie informali del passaparola, mentre solo una piccola parte delle assunzioni appare riconducibile agli uffici del collocamento (16%) e all'azione del sindacato (7%). In questo ambito lo strumento privilegiato dell'imprenditore per l'assunzione dello straniero rimane senza alcun dubbio il contratto a tempo determinato, anche se, a testimonianza del rapido consolidamento dei rapporti di lavoro, sono sempre più numerose le stipule di contratti a tempo indeterminato. Ma lo studio dell'Ires è stato caratterizzato anche da un'attenta ricerca, per quanto concerne la contrattazione collettiva, di chiari riferimenti alle problematiche lavorative degli immigrati. Nell'ambito della contrattazione nazionale, ad esempio, su 350 contratti stipulati solo 30 - pari all'8% del totale - riguardano più o meno direttamente gli immigrati. Una difficile situazione che non migliora certamente nell'ambito della contrattazione aziendale - solo l'1% di questi accordi trattano materie inerenti alla condizione lavorativa dell'immigrato - e che viene confermata anche nell'ambito della contrattazione territoriale. Su duecento accordi territoriali attualmente in vigore solo sedici infatti, pari all'8% del totale, trattano materie relative al lavoro dell'immigrato.

Dopo un dettagliato intervento del coordinatore scientifico del progetto Giovanni Mottura volto ad illustrare i contenuti e gli aspetti salienti della ricerca, il presidente dell'Ires Agostino Megale ha in primo luogo espresso la sua preoccupazione per i reiterati episodi di razzismo che si verificano in Italia e nel mondo ed ha espresso specifiche critiche nei confronti della nuova legge, attualmente all'esame del Senato, che regolamenterà l'immigrazione ed il diritto d'asilo. Un progetto legislativo che, per Megale, comporta dei provvedimenti del tutto inaccettabili, come ad esempio l'introduzione del vincolo tra il permesso di lavoro e quello di soggiorno, il restringimento dei ricongiungimenti familiari ed il prelievo delle impronte digitali.

Il Presidente dell'Ires, per quanto concerne il coinvolgimento degli immigrati nella contrattazione sindacale, ha inoltre auspicato una maggiore presenza degli stranieri nel sindacato ( sono 237.000 i non nazionali iscritti nelle tre Confederazioni), l'estensione a tutti i contratti nazionali di informazioni specifiche sull'inserimento degli immigrati per sesso, composizione ed evoluzione personale, inoltre la definizione di norme atte a garantire al non nazionale pari opportunità nell'accesso ai canali formativi e di qualificazione professionale. (Lorenzo Zita-Inform)


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