* INFORM *

INFORM - N. 116 - 11 giugno 2002

Un documento della Direzione Nazionale delle ACLI

Verso un nuovo codice dei diritti del lavoro

ROMA - L’art. 18, il riconoscimento dei diritti individuali di formazione, la preoccupazione pera la frattura tra le forze sindacali e una petizione popolare per la flessibilità sostenibile. Questi i punti chiave perché il negoziato tra le parti sociali conduca ad una riforma vera del mercato del lavoro. Le ACLI ritengono, altresì, che manchi un quinto tavolo di trattative, proprio quello sulla formazione. L’obiettivo è arrivare ad un "Codice dei diritti del lavoro", per ripensare e allargare le tutele, dare rappresentanza a chi oggi non ha voce ad alcun tavolo.

"La ripresa del negoziato tra governo e parti sociali presenta almeno due punti favorevoli per le organizzazioni dei lavoratori. Innanzitutto, indica che la mobilitazione attuata in difesa dell’art. 18 non è stata vana e che il Governo ha dovuto prendere atto che il sindacato è capace di promuovere i diritti e rappresentare domande diffuse di tutela e sicurezza per il lavoro e per la vita delle persone. In secondo luogo, il nuovo round negoziale avviene all’insegna di quella concertazione che parecchi esponenti del Governo davano per defunta". Comincia così un articolato documento che la Direzione Nazionale delle ACLI ha discusso ed approvato nella riunione tenutasi nel fine settimana ad Assisi, e nel quale viene esaminata la nuova situazione nata dopo la ripresa del dialogo tra l’esecutivo e le parti sociali.

"Riteniamo – continua il documento – che sia bene che i sindacati abbiano indotto il Governo a riaprire un tavolo negoziale globale per ricominciare a confrontarsi su fisco, mercato del lavoro, Sud e sommerso. Anzi, diciamo che è singolare che manchi un quinto tavolo: quello della formazione, perché siamo convinti che il riconoscimento dei diritti di formazione sia uno degli elementi essenziali di una moderna tutela del lavoro".

Riguardo alla riforma del mercato del lavoro, messo da parte per ora l’art. 18, le ACLI non cambiano posizione. "La discussione non può tralasciare due principi essenziali: sostenere il lavoratore, parte più debole nel rapporto di lavoro e tenere in considerazione i lavoratori che oggi non hanno alcuna tutela. Per questo valutiamo positivamente le proposte da poco presentate da Treu e Amato per introdurre soglie differenziate di tutela al fine di non lasciar senza protezione sociale nessun lavoratore; per riordinare il quadro, troppo disarticolato, delle forme della prestazione lavorativa; per offrire anche ai lavoratori atipici un quadro dignitoso di tutela e diritti previdenziali.

"Ripensare e allargare le tutele, dare rappresentanza a chi oggi non ha voce ad alcun tavolo negoziale e giungere alla scrittura di un nuovo "Codice dei diritti del lavoro", sono gli obiettivi cruciali della petizione popolare per la flessibilità sostenibile per la quale le ACLI intendono raccogliere, entro settembre, 100.000 firme da consegnare al Presidente della Camera. Una mobilitazione per affermare nuovi diritti e per spingere, oltre che il Governo, anche il sindacato a non limitarsi a tenere la pur giusta trincea dell’art. 18, ma ad avventurarsi in campo aperto, dimostrando coraggio e capacità di innovazione".

"A partire dal confronto sulla proposta di provvedimenti per rendere sostenibile la flessibilità – conclude il documento – le ACLI vogliono sperare e intendono operare perché la promozione dei nuovi diritti del lavoro possa essere la molla per ritrovare un sindacato più autonomo e più forte proprio perché più unito". (Inform)


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