* INFORM *

INFORM - N. 115 - 10 giugno 2002

Da "L’Eco d’Italia", Buenos Aires

Gaetano Cario intervista Massimo D’Alema in visita in Brasile

"Il governo Berlusconi ha deluso le aspettative della gente". Le opinioni del Presidente dei DS su crisi un Sud America, cittadinanza e assegno sociale

SAN PAOLO DEL BRASILE - Dall’intervista all’On. Massimo D’Alema, Presidente dei Democratici di Sinistra, concessa in esclusiva al nostro giornale, sono emersi aspetti pungenti e dichiarazioni senza parafrasi, che mettono in luce una visione politica dei temi trattati con particolare spirito critico e analisi dei problemi riguardanti la vita nazionale e della comunità italiana residente all’estero. Un "tridente" di argomenti che ha toccato la crisi economica in Sud America, la cittadinanza italiana per gli oriundi anche in prospettiva del voto all’estero dei cittadini italiani, la pensione sociale e le recenti elezioni amministrative che hanno dato un segnale d’inversione di tendenza rispetto al voto politico che ha portato Berlusconi al Governo.

D. On. D’Alema, qual è stato il motivo della sua visita in Brasile.

R. Sono stato invitato al Convegno Internazionale denominato "Urbis", che affronta i problemi dello sviluppo del potere degli enti e delle comunità locali nell’epoca della globalizzazione. Un evento di grande interesse, ma, allo stesso tempo, un’occasione per una serie d’incontri di carattere politico, con i candidati alla presidenza, Lula e Ciro Gomes, e con diverse personalità politiche della vita brasiliana. Naturalmente, una bella occasione per salutare i nostri connazionali emigrati. Ho incontrato le comunità italiane, sia a Rio de Janeiro, Porto Alegre, Caxias do Sul e San Paolo.

D. Come ha trovato queste comunità italiane in Brasile?

R. La presenza dei connazionali italiani e loro discendenti in Brasile è enorme. Gran parte dei nostri connazionali si sono integrati nel tessuto sociale brasiliano, ma ho trovato consistenti nuclei d’italiani, espressione delle comunità di più antico insediamento, che reclamano un rapporto più stretto con il nostro paese, sia dal punto di vista politico che culturale, ma anche sociale e che mi ha dato la certezza che il legame non si è mai spezzato. E’ stato anche un po’ commovente questo autentico rapporto umano.

D. Nella situazione di crisi economica dei paesi sudamericani e in particolare riferimento all’Argentina , di fatto, cosa sta facendo l’Italia?

R. Nel caso dell’Argentina, l’Italia qualcosa può fare, ma certamente non si può pensare che potrà risolvere da sola la crisi argentina. Abbiamo predisposto degli aiuti, soprattutto per i nostri connazionali e stiamo lavorando affinché il FMI decida di concedere un prestito all’Argentina. Considero che quello che possiamo fare è sviluppare le relazioni economiche e la cooperazione. In Brasile, ad esempio, è molto forte la presenza delle aziende italiane. Personalmente ho incontrato i dirigenti di tutte le maggiori imprese italiane presenti in Brasile e ho registrato una generale fiducia nel futuro di questo paese, una volontà di futuri investimenti da parte della Pirelli, della Fiat e degli imprenditori nel recupero della situazione economica. Possiamo incoraggiare questi investimenti, questi scambi, operare nelle sedi internazionali perché si trovino delle soluzioni con il Fmi. Possiamo spingere affinché si trovi presto una vasta intesa economica fra Unione Europea e Mercusur, che può essere vantaggiosa reciprocamente.

D. La crisi argentina sta trascinando e coinvolgendo altri paesi sudamericani, come l’Uruguay ad esempio, e potrebbe allargarsi nei suoi effetti negativi. Abbiamo dato sui nostri giornali certo risalto sulle attitudini del Governo italiano, pubblicando editoriali dal titolo: "Molto fumo e poco arrosto", alla prova dei fatti. Si parla del coordinamento regionale di aiuti, destinati ai nostri connazionali, con un fondo di circa 20 miliardi già stanziati, ma fino a questo momento non è arrivato praticamente nulla. Siamo indotti a pensare che, in definitiva, è tutta una propaganda, che mette in evidenza soltanto azioni di enunciato, senza niente in concreto. Cosa può dirci in merito?

R. So che questo fondo esiste, ma il motivo per cui non è ancora arrivato non lo conosco, perché non è mio compito occuparmene, comunque terrò conto della sua segnalazione. Sono al corrente che è stato creato un fondo con la partecipazione del governo nazionale e delle regioni, per aiutare questi nostri connazionali. Se n’è discusso nella Conferenza Stato-Regioni e rappresentanti degli italiani all’estero del CGIE ed è stato deciso di porlo in essere. Ma se tutto questo non è ancora operativo, questo non lo so. Mi posso - ripeto - impegnare a sollecitare tutto questo, certamente.

D. Onorevole, un tema scottante è la cittadinanza, il riconoscimento di questo diritto per i discendenti italiani. I consolati italiani sono strapieni di richieste già in corso. Da uno studio fatto emerge che sono più di 500 mila le pratiche di cittadinanza che sono state bloccate nei consolati del Sudamerica. Questo fatto è stato anche denunciato dal nostro vicesegretario al CGIE per l’America Latina, Antonio Macrì. La domanda è questa: c’è un reale e sentito interesse del governo italiano per avere tutti questi cittadini italiani o è solo una questione di facciata. Se l’interesse è reale è necessario adeguare le strutture consolari, per poter evadere tecnicamente queste richieste. Cito il caso di Buenos Aires, come emblematico, perchè da una parte sono stati contrattati 30 giovani per rafforzare l’organico del personale, ma contemporaneamente 25 impiegati di carriera sono rientrati in Italia e non sono più stati ancora sostituiti. Sembra tutta una presa in giro. Ecco perchè ci chiediamo se veramente esista questo interesse da parte dell’Italia a riconoscere questa cittadinanza, altrimenti bisogna parlare chiaro e modificare atteggiamento.

R. Naturalmente queste sono operazioni che vanno viste con attenzione, perché noi non possiamo assorbire per così dire, cento milioni di cittadini italiani in più provenienti dall’estero. Dobbiamo, come dire, fare una selezione oculata di queste richieste. Per tal motivo è stato proposto in Parlamento di assumere 350 giovani specificamente con il compito di verificare le domande, aggiornare le liste anagrafiche, anche perché abbiamo l’obiettivo di arrivare in regola alla scadenza dei tempi per il voto degli italiani all’estero. Date le differenze tra gli elenchi che si stanno completando e i dati che risultano dall’Aire, è necessario verificare ed aggiornare le cose, per avere una certezza dei diritti, altrimenti si rischia che arriveremo al momento - finalmente - di questo voto degli italiani all’estero e non sapremo bene chi dovrà votare.

D. Non crede, Onorevole, che sia arrivato il momento che l’Italia dovrà studiare una nuova legge per rivedere questo diritto alla cittadinanza?

R. Questo è un tema noto e che il Parlamento deve affrontare per aggiornare la legge sulla cittadinanza.

D. Tempo fa ho sollevato il problema che con il voto degli italiani all’estero si potrebbe verificare una presenza di parlamentari "italiani" che parlano spagnolo, portoghese o altra lingua che non sia l’italiano. Questo in virtù del fatto che essendo la comunità italiana in Sudamerica mediamente avanti con gli anni - parlando di cittadini nati in Italia - vuol dire che già siamo superati da nipoti e pronipoti. Lo spirito della legge doveva essere quello di garantire una partecipazione dei cittadini nati in Italia. Se così non fosse il voto perderebbe il suo vero significato di rappresentare in Parlamento gli italiani all’estero.

R. Credo che andranno a votare quelli che avranno un interesse effettivo, perché poi, nella pratica, non è che voteranno coloro che non sono spinti da questo interesse effettivo. Occorre ricordare che siamo arrivati, alla fine, ad una soluzione ragionevole, perché a lungo abbiamo inseguito modelli elettorali che erano assurdi e che abbiamo superato. Cito, ad esempio, addirittura il voto per corrispondenza nei collegi di provenienza, creando una situazione assurda, perché un deputato o senatore sarebbe stato eletto da lettere che sarebbero arrivate dall’Argentina, dal Brasile o qualsiasi altro paese del mondo. Poi è arrivata l’idea di dividere tutto il mondo in collegi elettorali del Parlamento italiano, in cui nelle liste elettorali avere accanto al deputato di Roma, il candidato delle isole del Pacifico o quello della Terra del Fuoco; sarebbe stata un’altra assurdità che, onestamente, è stata fortunatamente fermata. Adesso, mi pare abbiamo trovato una soluzione ragionevole, perché è un numero limitato. Una presenza che non sarà quella che deciderà il governo del nostro paese. Questo numero limitato di persone deve portare nel Parlamento voci e problemi di comunità che si sentono legate all’Italia e direi che il legame con queste comunità è anche un interesse dell’Italia, questo è il concetto. Quindi, io penso che il voto degli italiani all’estero non serve per portare la politica italiana in giro per il mondo, perché non avrebbe senso, quanto a portare, invece, nel Parlamento la voce di comunità italiane, di figli degli italiani che vogliono rimanere legati all’Italia e questo, ripeto, è un interesse anche dell’Italia avere questo legame. E’ un interesse politico, economico, culturale. In definitiva che ci siano 60 milioni di persone di origine italiana in tutto il mondo, nell’epoca della competizione globale è una ricchezza per l’Italia. Significa un mercato per i nostri prodotti, culturali, alimentari, per il nostro cinema, etc. Mantenere un legame con i figli e discendenti degli italiani, secondo me, è utile per l’Italia. Il voto ha assunto questo senso, non è quindi che si possa eleggere, ad esempio, il sindaco di Roma votando da San Paolo, da Buenos Aires, perchè ciò sarebbe un’assurdità.

D. Ma con le Circoscrizioni Estero, così come sono state concepite, si potrà verificare la stessa assurdità. Un candidato della circoscrizione Sud America, che vive in Brasile, di fatto, verrà eletto con i voti provenienti dagli elettori dell’Argentina, del Cile, etc.

R. Credo che, probabilmente, uno di San Paolo voterà per il candidato del Brasile e viceversa. Comunque, attualmente sono 3 milioni e 300 mila gli iscritti all’Aire, di cui un milione e 200 mila sono in America Latina, per cui circa un terzo di questa rappresentanza sarà eletta qui. Quindi, è ragionevole pensare che in Brasile saranno eletti due candidati. L’esito elettorale, comunque, dipende anche da voi. Avete le vostre associazioni, i vostri giornali, le vostre organizzazioni e, in ultima analisi, la conoscenza delle persone.

D. La possibilità che si possa concedere la pensione sociale agli italiani nativi, in condizione di indigenza o che non sono in condizioni economiche di vivere dignitosamente, non crede che sia una soluzione effettiva per risolvere questo annoso problema. Va ricordato che la nostra comunità italiana residente nei paesi sudamericani ha un’età media che supera i 70 anni, per cui…

R. Intanto c’è il problema dell’adeguamento delle pensioni minime, per quelli che ricevono già la pensione dall’Italia. So che non sono stati inclusi ancora i cittadini italiani che la percepiscono all’estero, ma che devono essere inclusi, perché è legge. Un adeguamento al minimo, che è stato promesso, non da me, ma da un signore che deve mantenere le sue promesse, o almeno si spera. Ci vorrà una gradualità, c’è un problema di valutazione dei tempi. Per il resto credo che dobbiamo costituire un fondo per gli interventi sociali. Non so se siamo in grado di dire "garantiamo la pensione agli indigenti", perché avremo qualche difficoltà a quantificare gli indigenti e se viene sancita una legge di questo tipo rischiamo veramente di essere sommersi da una domanda di cittadinanza italiana che sarebbe apocalittica.

D. On. Presidente, noi ci riferiamo soltanto agli italiani nati in Italia, non a tutti. La proposta che più volte abbiamo avanzato è dare un assegno sociale all’italiano indigente, almeno per colui che è nato in Italia. In Argentina, ad esempio, sono registrati in Consolato circa 10 mila italiani già dichiarati e riconosciuti indigenti, in Brasile sono circa 5 mila. In totale possiamo dire che in Sudamerica si stimano 30 mila indigenti, ai quali si può concedere questo assegno sociale.

R. Questa è un’idea più ragionevole. Ma prima di prendere una decisione in merito, occorre individuare gli italiani nati, che si trovano nello stato di indigenza, quantificare e fare anche la quadratura dei conti di spesa con il bilancio dello Stato. "Io non sono al governo, in questi casi difendo gli interessi di chi sta al governo, stando all’opposizione può essere facile dire: diamo tutto a tutti, ma, onestamente, i termini in cui lei prospetta la cosa mi pare siano una cosa ragionevole".

D. Venendo alla politica italiana, come giudica il risultato di queste ultime elezioni amministrative?

R. Finora bene, considerando anche i ballottaggi. C’è stato un chiaro segnale d’inversione di tendenza, rispetto al voto politico. E’ evidente che c’è un’area consistente dell’elettorato che è abbastanza delusa. In particolare, il partito che ha perso più voti è stato quello del Presidente del Consiglio. I numeri sono numeri. Naturalmente si tratta di un risultato che non ha sconvolto il panorama politico, però il segnale d’inversione di tendenza c’è stato, soprattutto al Nord, ed è stato molto netto. Nel Mezzogiorno è diverso, io che sono parlamentare del Salento, da meridionale so bene che il Mezzogiorno tende a votare per chi governa. Il risultato, di conseguenza, nel Mezzogiorno è stato un po’ più favorevole al governo ma, tuttavia, non c’è dubbio che nel voto si è riflesso quel malcontento diffuso che c’è in Italia, anche perché gran parte delle promesse elettorali che erano state fatte non sono state mantenute. La gente fa i conti con la realtà.

D. Può essere più specifico.

R. Quando uno vince le elezioni dicendo: adesso alzo la pensione a tutti, e non l’ha fatto; adesso abbasso le tasse a tutti e non l’ha fatto, la gente è delusa. La terza grande promessa, che è quella della sicurezza, anche quella non è stata mantenuta, anzi c’è stata una recrudescenza della criminalità.

D. Non crede di essere troppo severo, con questi giudizi?

R. Per ora il governo ha deluso e le elezioni amministrative lo dimostrano. Poi vedremo. Il tempo è lungo e saggio. (Gaetano Cario-L’Eco d’Italia Buenos Aires/Inform)


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