* INFORM *

INFORM - N. 115 - 10 giugno 2002

Dino Nardi (CGIE): Di rinvio in rinvio e tra umori contrastanti, finalmente in vigore gli accordi bilaterali tra Svizzera ed Unione Europea

ZURIGO - Dopo tre anni dalla loro firma ecco che finalmente, dal 1 giugno 2002, sono entrati in vigore gli Accordi Bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea che, come ormai noto, interessano: l’agricoltura, gli appalti pubblici, il commercio, la ricerca, il trasporto aereo e quello terrestre e, infine, la libera circolazione delle persone. Proprio quest’ultimo dossier è stato quello che ha fatto ritardare l’entrata in vigore degli Accordi Bilaterali. Infatti la libera circolazione delle persone è, tuttora, materia di competenza dei singoli Stati dell’Unione e non del Parlamento Europeo e quindi il relativo dossier l’hanno dovuto approvare, uno per uno, tutti i parlamenti dei quindici Paesi dell’Unione Europea. Pertanto un iter non semplice di per sé, oltretutto aggravato dalla crisi della Swissair che ha trascinato nel suo fallimento anche la Sabena, la compagnia di bandiera del Belgio, tanto da fare imbestialire le autorità belghe che, probabilmente, pure per questo motivo, hanno approvato buon ultime l’Accordo sulla libera circolazione delle persone. In ogni caso adesso è fatta ed il primo giugno 2002 si può ritenere oggi, e con ragione, una data storica per la Svizzera, come lo fu per lei il 1972 quando aderì all’Area europea di libero scambio (AELS). Storica perché, pur non trattandosi certamente di un’adesione all’Unione Europea, con questi Accordi Bilaterali la Confederazione ha sicuramente compiuto un primo ed importante passo verso quella direzione ed è stata una delle rarissime volte in cui si è aperta al mondo.

Ma questi Accordi Bilaterali come sono visti in Svizzera? Al di là del risultato referendario, del maggio 2000, con il quale il popolo elvetico approvò gli Accordi a grande maggioranza (due terzi di si, dopo che solo nel 1992 venne respinta l’adesione allo Spazio Economico Europeo), il giudizio varia a secondo delle regioni linguistiche: per la Svizzera di lingua tedesca, per esempio, vi è scetticismo e qualche preoccupazione mentre per quella romanda (francese) c’è più ottimismo. Invece nella Svizzera di lingua italiana vi è molta paura dovuta essenzialmente al timore che vi sia un’invasione da sud (Italia) di lavoratori ed aziende dei servizi che penalizzi le aziende locali ed infatti il Ticino è stato un Cantone dove i Bilaterali, in controtendenza con il resto della Confederazione, vennero respinti nel referendum popolare. Tutt’altro discorso va fatto per quella parte della comunità straniera in Svizzera, sia residente che frontaliera, composta da cittadini dell’Unione Europea, per la quale l’approccio con i Bilaterali è stato ed è favorevole. Una componente straniera ma, tuttavia, importante per la Svizzera. Infatti, su un totale di 1.443.000 stranieri (circa il 20% della popolazione), i cittadini dell’Unione ammontano a 835.000 e senza contare i 166.000 lavoratori frontalieri che, quotidianamente, entrano in Svizzera da tutti i Paesi confinanti per lavorarvi. Una componente della Svizzera nella quale la comunità italiana è quella più numerosa con 315.000 residenti, 5.000 stagionali e 38.000 frontalieri e senza dimenticare i tantissimi doppi cittadini che vengono stimati in oltre centomila. Discorso diverso, dicevamo, per i cittadini comunitari in Svizzera, e, in particolare, per la comunità italiana, poiché dai Bilaterali ne trarranno molti vantaggi, oltre che come cittadini dell’Unione Europea, anche alla stessa stregua dei cittadini elvetici in quanto residenti in Svizzera e quindi non possono non felicitarsi per l’entrata in vigore degli Accordi. Basti pensare, limitandoci al sociale, alle migliori possibilità che ci saranno, d’ora in poi, per i ricongiungimenti familiari in Svizzera (figli, coniuge e soprattutto genitori anziani); al riconoscimento reciproco dei diplomi e dei titoli di studio; alla possibilità di accedere alle prestazioni dell’assicurazione invalidità svizzera anche da parte degli ex emigrati italiani; al diritto all’esportabilità anche delle rendite di invalidità per un quarto; al fatto che per gli ex emigrati residenti in Italia, da questo mese, sarà sufficiente poter far valere un solo anno di assicurazione italiana (finora necessitavano ben dieci anni) per poter aver diritto all’integrazione al trattamento minimo sulla pensione italiana maturata in regime comunitario sempre che, naturalmente, si adempino anche i requisiti reddituali; alla possibilità, per i disoccupati, di cercarsi un lavoro anche negli altri Paesi dell’Unione Europea, per un periodo massimo di tre mesi, mantenendo il diritto alle prestazioni dell’assicurazione elvetica; alla cessazione di qualsiasi discriminazione, nel diritto agli assegni familiari, per i figli studenti che non risiedono nella Confederazione bensì in uno dei Paesi dell’Unione; alla copertura dell’assicurazione italiana contro le malattie, per i casi di urgenza, per coloro che transitano o risiedono temporaneamente in Svizzera.

Ovviamente, nella prima fase di applicazione degli Accordi, potranno esserci problemi di interpretazione delle norme e ritardi amministrativi per cui è bene che, in caso di dubbi e difficoltà, i lavoratori italiani in Svizzera si rivolgano immediatamente al sindacato o al patronato per essere consigliati e tutelati nei loro diritti. (Dino Nardi-Inform)


Vai a: