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INFORM - N. 111 - 4 giugno 2002

Stampa italiana all’estero, dal "Corriere d’Italia" di Francoforte"

Giornalisti discutono

FRANCOFORTE - Quale rapporto tra noi, le organizzazioni professionali italiane e tedesche, e quale informazione nel futuro dell’Europa? A qualche giorno dall’incontro di Francoforte tra giornalisti italiani e tedeschi, il "Corriere d’Italia" ne parla in un botta e risposta con Laura Capuzzo, del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Il 5, 6 e 7 giugno prossimi il MediaClub (l’organizzazione degli operatori italiani dell’informazione in Germania), l’Ordine Nazionale dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa si incontrano tra loro e con le due organizzazioni nazionali dei giornalisti tedeschi (Deutscher Journalisten Verband e Ver.Di Medien). L’importante convegno è organizzato a Francoforte sui temi della qualificazione professionale, della informazione di ritorno e - appunto - del contatto con le organizzazioni professionali tedesche. L’occasione è delle migliori per cominciare ad interrogarci sul ruolo che la stampa e l’informazione avranno nell’Italia, nella Germania e nell’Europa del futuro. Altro tema del convegno è la questione su quale ruolo avrà la informazione pensata per le minoranze, e quale ruolo avranno poi le minoranze linguistiche e culturali, come quella italiana in Germania. Ne parliamo intanto in un ‘botta e risposta’ con la responsabile del gruppo di lavoro apposito dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e membro del Consiglio Nazionale, Laura Capuzzo.

Cominciamo a spiegare il perché del progetto dal vostro punto di vista di Ordine Nazionale.

L’Ordine Nazionale dei Giornalisti ha ritenuto molto importante iniziare un rapporto con i giornalisti italiani in Germania. Desideriamo avere questo incontro con loro per iniziare un percorso di conoscenza della realtà della informazione italiana all’estero, e nella fattispecie in Germania. È la prima esperienza che noi facciamo, con l’intenzione poi di allargarla e ripetere incontri di questo tipo anche in altri Paesi, sia dell’Europa che di altri continenti. Il prossimo anno saremo in Brasile. Lo scopo è di avvicinare i giornalisti italiani all’estero agli organismi di categoria, mettendo loro a disposizione le strutture che abbiamo. Inoltre vogliamo discutere progetti sul come fare con loro informazione di ritorno, che contenuti dare e come arrivare in Italia con notizie sulla presenza italiana nel mondo. Infine vogliamo avviare, se possibile, delle borse di studio, per un interscambio di giornalisti tra le regioni italiane e i Paesi con consistente presenza italiana. C’è intenzione da parte nostra di venire incontro alle richieste di maggiore visibilità che ci vengono dalle comunità italiane in Germania e nel mondo. Lavorando con il MediaClub, vogliamo creare poi dei ponti con le organizzazioni professionali tedesche.

In questo senso, nell’ambito della visita a Francoforte, una posizione centrale hanno gli incontri con la stampa tedesca…

Esatto. Ci incontreremo con loro sia sui temi delle minoranze, sia sui temi della integrazione nella nuova Europa.

Nel corso (laborioso) della messa a punto del programma, al quale ha partecipato alla pari anche il MediaClub, è venuto fuori un tema che voi giornalisti italiani in Italia conoscevate relativamente poco: quello della visibilità delle minoranze. Il tema è poco conosciuto anche dai colleghi tedeschi, ed invece diventerà un tema fondamentale nella Europa di questo secolo, la quale sarà una Europa massicciamente investita dal fenomeno delle immigrazioni… Cosa vi aspettate di sentire su questa problematica e come è la vostra impostazione?

Il discorso delle minoranze è importantissimo anche per noi; è un discorso con il quale dobbiamo fare i conti quotidianamente. Non ci sono solo ormai le minoranze storiche, in Italia, ma c’è una forte immigrazione, negli ultimi anni, che ci pone di fronte a realtà impensate. Proprio lavorando sulla informazione e avendo un rapporto stretto con i colleghi che rappresentano l’emigrazione italiana all’estero, spero si possa meglio comprendere la tematica delle minoranze in Italia. L’incontro con i giornalisti italiani nel mondo è una occasione per una crescita comune in senso civile e sociale. È il discorso di una nuova Europa, basata su valori come appunto il rispetto delle minoranze, il rispetto dei diritti e delle persone; un discorso che comincia anche dall’informazione.

Vorrei rimanere sul tema della ‘cultura giornalistica’, così come si è sviluppata in Italia e in Germania negli ultimi cinquant’anni. Mi è capitato di leggere qualche giorno fa su un giornale italiano nazionale un titolo che mi ha scandalizzato. A proposito dei Mondiali di calcio e delle rispettive squadre, il titolista parlava dei ‘Panzer tedeschi’. Lo scandalo deriva dal fatto che il titolista non aveva nessuna idea di quanto sia stato doloroso per due generazioni di tedeschi il dibattito sul militarismo, sul nazionalsocialismo. Ci sono state rotture generazionali, lotte di giovani; c’è una letteratura che testimonia di quella frattura nelle coscienze (basti pensare a scrittori come Henrich Böll o Günther Grass). Di tutto ciò il titolista non sapeva nulla. Per lui la squadra di calcio tedesca è rimasta quella dei ‘Panzer’. Allo stesso modo nella stampa tedesca, quando si parla di italiani, si parla di mafiosi e poco altro. Riuscirà il convegno di Francoforte a mettere in testa a qualcuno il sospetto che è ora di cambiare registro? Ora, è permesso parlare ‘male’ degli altri, fino ad un certo punto almeno, ma non è costruttivo farlo a vanvera…

Noi crediamo fermamente che sia possibile superare preconcetti e chiusure mentali. Proprio questo tipo di operazioni mirano ad aprire, a sviluppare una cultura più ampia. L’informazione in quel senso è fondamentale. Noi vogliamo far sì che la realtà italiana all’estero ci permetta di comprendere meglio la situazione del Paese nel quale quella comunità si trova. Come Ordine Nazionale partiamo dal presupposto che - interagendo con i colleghi che vivono all’estero e valorizzando il loro ruolo - si inizi un cammino comune che porti ad una maggior cultura dell’altro. Questo significa anche fare la professione ad un livello più elevato.

In questo percorso comune l’Ordine e la Federazione hanno scoperto la realtà dei colleghi che vivono lavorano e fanno riferimento a gruppi di minoranza linguistica e culturale. Questa è realtà diversa da quella dei corrispondenti di media italiani, coi quali noi abbiamo infatti pochi rapporti, e comunque non sul piano istituzionale. Quali finestre apre o chiude in quel senso il convegno dal punto di vista dell’Ordine Nazionale?

Il fatto di avere aperto gli occhi in profondità sulla vostra realtà di giornalisti italiani in Germania è gigantesco. Se prima ci si ignorava o comunque non c’era un filo diretto di dialogo o di contatto, ora ci conosciamo e l’essere riusciti a conoscersi, ad avviare iniziative congiunte e progetti comuni, è una cosa enorme. E può portare solo benefici ad entrambi. Come la cosa si svilupperà, lo vedremo. Questo dipende però soprattutto da tutti noi, corrispondenti compresi

Noi abbiamo in questi ultimi mesi di preparazione discusso molto, parlato molto ed anche litigato, anche se sempre in maniera costruttiva. Lo facciamo anche con i colleghi tedeschi quando riusciamo ad incontrarli. Il nostro scopo è fare presente che esistiamo e che vogliamo essere presenti…

Questo dipende soprattutto da voi, dal vostro modo di farvi protagonisti come comunità italiane all’estero. La disponibilità da parte nostra a continuare il rapporto c’è ed è totale, ed è una disponibilità che viene anche da parte della Federazione Nazionale della Stampa. Il discorso è capire fino a che punto voi potete sostenere - e siete interessati a sostenere - un rapporto. (a cura di Mauro Montanari, direttore del "Corriere d’Italia")

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