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INFORM - N. 111 - 4 giugno 2002

Montecitorio dice sì al disegno di legge Bossi- Fini. Immigrazione: si sposta al Senato lo scontro sulla riforma

ROMA - Con 279 sì, 203 no ed un solo astenuto la Camera dei Deputati ha approvato la nuova legge sull'immigrazione. In un clima arroventato dalle polemiche e dagli scambi di accuse l'Aula di Montecitorio ha infatti pronunciato il previsto sì ad un provvedimento che per divenire effettivo dovrà essere nuovamente approvato dal Senato. Un passaggio blindato - la maggioranza si è impegnata a non modificare con ulteriori emendamenti il testo in esame - che lascia però ancora qualche speranza all'opposizione per un'eventuale modifica dell'ultima ora. Una nuova legge, quella varata da Montecitorio, che cambia radicalmente il Testo Unico attualmente in vigore e che introdurrà alcuni punti fermi, come ad esempio la subordinazione del permesso di soggiorno alla stipula di un contratto di lavoro, l'uso delle navi da guerra per contrastare l'attività degli scafisti, l'acquisizione delle impronte digitali degli stranieri che chiedono o rinnovano il permesso di soggiorno e la regolarizzazione delle collaboratrici e delle badanti che lavorano in ambito familiare. Per quanto riguarda invece la prevista emersione degli stranieri che lavorano in nero presso le imprese italiane bisognerà però attendere - almeno secondo quanto stabilito dall'accordo raggiunto dalle forze di maggioranza - la definitiva entrata in vigore della riforma.

Un confronto parlamentare senza esclusione di colpi, quello delle ultime settimane, che, a testimonianza dell'importanza della legge, non si è affievolito nemmeno dopo il prevedibile sì dell'Aula. Dagli stridenti commenti e dalle dichiarazioni di voto dei politici emerge infatti chiaramente la durezza dello scontro. Ed è così che il medesimo disegno di legge viene al contempo definito da Luciano Violante "proibizionista e fautore di illegalità" e da Alessandro Cè della Lega "un grande risultato politico". Ma dal dibattito emergono anche definizioni fantasiose, come ad esempio quella del Verde Marco Boato "un manifesto ideologico da usare come arma impropria in campagna elettorale", e commenti più pacati come quelli del forzista Sandro Bondi "un provvedimento rigoroso che ci fa uscire dall'emergenza migratoria ed è in linea con le direttive europee".

Ma di rigore parla anche il vice presidente del Consiglio Fini in un'intervista televisiva rilasciata al TG1: "una legge rigorosa e solidale". Una normativa con regole certe per l'espulsione, ma al tempo stesso capace di favorire, attraverso l'introduzione del permesso di lavoro - l'integrazione dell'immigrato. Decisamente diverso il commento di Livia Turco, firmataria con Napolitano della precedente legge, che prevede, con l'entrata in vigore della norma, maggiori difficoltà per l'assunzione regolare dell'immigrato e quindi un conseguente aumento della clandestinità. Sullo stesso tono l'intervento dell'on. Castagnetti che si interroga - visto lo stretto legame tra lavoro e permesso di soggiorno - su come faranno le famiglie italiane e le aziende ad assumere uno straniero praticamente sconosciuto. (Lorenzo Zita-Inform)


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